Maroni, i suoi Barbari e un sogno varesino

varese maroni elezioni
Roberto "Bobo" Maroni

di Massimo Lodi

Nessuno per ora lo dice, ma alcuni (molti?) lo pensano. L’associazione culturale “il Bobo”, nata in memoria dell’ex segretario leghista e pluriministro Maroni, oltre a voler contare nell’indirizzo d’un partito al quale obietta l’improduttivo iper-sovranismo aldilà della Meloni, vorrà dir la sua alle elezioni comunali di Varese del ’27.

Dunque, repilogando la strategia. 1) Azione politica nazionale allo scopo di modificare l’andazzo lento del salvinismo verso una deriva elettorale che lo retrocede ormai a terzo partner dell’alleanza di centrodestra, e comunque lo sta con evidenza spaccando a metà. I pragmatici del post-settentrionalismo di matrice bossiana -tipo Fontana, Zaia, Fedriga: giusto tre governatori regionali nordisti- da una parte, gl’infatuati della linea filovannacciana dall’altra. 2) Azione municipale in fieri, cauta pur se occhiuta, con traguardo Palazzo Estense dopo il decennio galimbertiano. Palazzo Estense non significa necessariamente puntare su un sindaco proprio, pur se nomi da indicare ai votanti non mancherebbero, ma significa scegliere un posizionamento ideologicamente indipendente, così da farvi seguire in libertà qualunque opzione. Chiamasi federalismo intellettuale.

Messi insieme i punti 1 e 2, ne origina il punto 3. E cioè: o il segretario dà retta a una fronda nient’affatto rivoluzionaria e invece innescata da intenti di fattivo collaborazionismo, o prende atto che rimuovere il problema gli può causare guai importanti. A Roma, of course. E non meno ovviamente, se capìss, a Varese, nella culla bossiana. Al punto che i più fantasiosi si spingono a congetturare -nel caso di mancato accoglimento delle istanze dei filo maroniani- l’eventuale allestimento d’una lista civica. Certo, piazzata nel fronte dove si collocherà la coalizione di centrodestra, però tenendosi le mani libere qualora lo status municipale -a urne chiuse dopo uno o due turni (no ballottaggio, sì ballottaggio) e a giunta da formare- richiedesse un apporto trasversale/riformistico.

Oggi fantasie, domani chissà. D’altra parte l’associazione s’ispira ai Barbari sognanti che a loro volta ispirarono Maroni al punto da suggerirgli di firmare così una rubrica settimanale di successo sul “Foglio” fondato da Ferrara e diretto da Cerasa. Ogni articolo terminava con l’avvertimento Stay tuned. Resta collegato. Tieni le antenne dritte. Conserva la lucidità per capire, muoverti, pesare. Pesare, ecco. I nuovi barbari sognanti, non birbe solitarie, ci tengono. Anzi, lo esigono. Ne fanno il punto centrale della cena-dibattito in programma il 16 novembre a Varese. Notate bene: nell’associazione, giusto per capirci, spiccano Bruno Galli, che la presiede, Giancarlo Giorgetti, Attilio Fontana, Stefano Candiani, Emanuele Monti, Andrea Cassani, Francesca Brianza, Aurora Lussana, Marco Bordonaro. Il programmone nel loro programmino: onorare un’icona di stile, sobrietà, dialogo, pragmatismo, ironia, contrasto a ogni radicalità quale fu “il Bobo”. Niente a che vedere col Salvini d’oggi, e tantomeno col Vannacci alleato di Salvini. Autonomia di pensiero, autonomia d’azione, autonomia di voto. Autonomia di spirito lombardo, benissimo e doverosamente esportabile altrove. Stay tuned.

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