ROMA – «Ci aspettiamo che Beko sia conseguente a tutti gli accordi presi, in considerazione del fatto che le istituzioni hanno fatto la loro parte»: lo ha detto il sottosegretario con delega alle crisi di impresa Fausta Bergamotto al termine del primo incontro di aggiornamento sulla vertenza Beko Europe che si è svolto ieri, lunedì 17 novembre, nella sede del Mimit. A gennaio ci sarà un nuovo confronto. E intanto i sindacati esprimono preoccupazione.
Aggiornamento al Ministero
A Palazzo Piacentini si sono incontrate le organizzazioni sindacali, i vertici dell’azienda, le strutture del Mimit e del Ministero del Lavoro, i rappresentanti di Invitalia, Regioni ed enti locali coinvolti nella produzione per verificare lo stato di attuazione dell’accordo quadro siglato lo scorso 14 aprile proprio al Ministero. Al centro del confronto, presieduto dal sottosegretario Bergamotto, lo stato produttivo degli impianti, i trend di mercato e il progresso del piano industriale previsto dall’intesa finalizzato a sostenere il rilancio e lo sviluppo degli stabilimenti di Cassinetta, Melano, Carinaro, Comunanza, Siena e Fabriano. «Prosegue incessante il lavoro per salvaguardare la produzione ed i livelli occupazionali degli stabilimenti Beko in Italia – ha detto Bergamotto – rileviamo che sono stati fatti passi avanti rispetto allo stato di attuazione dell’accordo, siamo consapevoli che c’è ancora tanto da fare».
49 milioni di investimenti entro l’anno
Durante l’incontro i vertici di Beko Europe hanno illustrato lo stato di avanzamento del Piano Italia 2025-2027 da 300 milioni di euro, precisando che gli investimenti complessivi raggiungeranno i 49 milioni di euro entro la fine del 2025, con l’obiettivo di rendere più efficiente la produzione, ammodernare gli impianti, introdurre nuovi prodotti e rafforzare le funzioni regionali. L’azienda ha anche confermato l’intenzione di realizzare tutti gli investimenti programmati, sottolineando che i principali nuovi prodotti sono già in produzione o prossimi al lancio. Sul fronte occupazionale oltre la metà degli esuberi ha accettato un’uscita incentivata secondo quanto concordato in sede ministeriale ad aprile, mentre circa 280 lavoratori stanno usufruendo degli ammortizzatori sociali. Per valutare l’avanzamento del piano il Governo ha convocato un nuovo incontro di aggiornamento per fine gennaio.
Il commento del sindaco di Biandronno
Presente al tavolo anche Massimo Porotti, sindaco di Biandronno, Comune sul cui territorio ha sede il sito di Cassinetta. «Il futuro della nostra comunità passa anche dalla tutela delle aziende che qui operano e garantiscono occupazione – è il commento che arriva dall’amministrazione – per questo il sindaco segue con la massima attenzione la situazione di Beko, realtà da cui dipendono molti lavoratori della zona e un indotto fatto di numerose piccole imprese locali». Quindi sull’incontro di Roma: «Un passaggio fondamentale per assicurare continuità, stabilità e prospettive concrete ai dipendenti e a tutto il nostro tessuto produttivo. L’Amministrazione comunale continuerà a vigilare, sostenere e dialogare con tutte le parti coinvolte, con un unico obiettivo: difendere il lavoro, le famiglie e il futuro del nostro territorio».
La nota dei sindacati
In merito all’incontro a Roma i sindacati hanno diffuso una nota nella mattinata di oggi, martedì 18 novembre. Le segreterie nazionali di Fim, Fiom, Uilm e Uglm sottolineano il ritardo negli investimenti ed esprimono preoccupazione sul rilancio industriale.
Ieri pomeriggio al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in un incontro terminato in serata, la Direzione di Beko ha illustrato la situazione generale di mercato, che è caratterizzata da una piccola ripresa dei volumi ma anche da una contrazione dei prezzi dovuta anche alla concorrenza asiatica, nonché quella aziendale che nel complesso sta subendo una contrazione dei ricavi e delle quote di mercato. Resta il fatto, per noi preoccupante di un andamento del gruppo negativo più di altri a livello europeo.
Beko ha dichiarato di aver speso 49 milioni di euro di investimenti in Italia nel 2025 (che riteniamo segni un pericoloso ritardo) e che intende confermare l’impegno complessivo assunto nell’accordo sindacale col piano industriale. Quanto alle uscite incentivate, su 1284 esuberi, compresi i 46 dipendenti, si sono avute 578 uscite; ben 264 persone purtroppo sono in contratto di solidarietà al 90% addetti alle funzioni di ricerca e sviluppo soppresse, nonché ad altre funzioni quali qualità, supply chain e staff. A Siena inoltre al momento sono usciti 64 lavoratori. Infine Beko ha sostenuto che la ricerca di un investitore per Siena è in corso; ci sono richieste di approfondimento da parte di 9 interessati.
Come sindacato però denunciamo il ritardo negli investimenti e il calo di volumi in tutte le fabbriche italiane, nonché la necessità di migliorare la rotazione e i processi di ricollocazione di chi è pesantemente in cassa. Al contempo abbiamo espresso necessità di accelerare il processo di reindustrializzazione di Siena.
Le risposte di Beko sono state in alcuni casi e in linea di principio positive, in particolare sulla volontà di lanciare nuovi prodotti e sulla necessità di avviare maggiore rotazione per il personale in cassa integrazione. Sulle strategie commerciali la Direzione di Beko ha ammesso le ricadute negative della integrazione delle reti di vendita ed ha annunciato una campagna di marketing nel 2026 per i marchi Whirlpool e Hotpoint.
In ogni caso si tratta di dichiarazioni tutte da verificare nel corso del 2026, che a detta di Beko sarà un anno decisivo. Resta il nostro timore che il calo dei volumi sia dovuto non solo a minor vendite, ma anche ad un disimpegno strategico. Solo un rilancio effettivo degli investimenti ed un rafforzamento della strategia commerciale può fugare questo timore. Analogamente a Siena occorre che si attirino investitori forti dei settori in maggiore sviluppo, poiché sarebbe sbagliato attenderne passivamente l’arrivo.
Sarà decisiva la verifica a gennaio per verificare la fondatezza degli impegni assunti da Beko per il 2026.
Beko, allarme sindacati: «Cassinetta, il rilancio non c’è. Gli operai se ne vanno»
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