SOMMA LOMBARDO – Settantacinque anni. Che non rappresentano un traguardo, «sono una tappa». Lo dice Ivan Zingaro, segretario comunale e provinciale di Avis, oltre che consigliere regionale di Avis Lombardia. Parole pronunciate in occasione delle celebrazioni degli obiettivi raggiunti negli anni da questa importante realtà a Somma Lombardo. L’evento si è svolto domenica, 16 novembre, al Castello Visconti di San Vito. «Una giornata speciale», come ha sottolineato il presidente Marzio Mariani, che ha riunito istituzioni e donatori che sono stati premiati per il loro impegno.
La festa al Castello
Un presidio speciale, quello di Avis, a Somma. Con un centro trasfusionale nelle sale dell’ospedale Bellini che è diventato un vero e proprio punto di riferimento per i donatori, che ad oggi sono più di mille. Al Castello, in occasione dell’evento, era presente il sindaco sommese Stefano Bellaria. Ma anche il primo cittadino di Vergiate, Daniele Parrino, e di Arsago Seprio, Claudio Montagnoli. Per Regione Lombardia ha partecipato il consigliere Emanuele Monti. È stato, invece, l’avvocato Gaetano Galeoni a rappresentare la Fondazioni Visconti di San Vito. Autorità, tutte, che hanno ricordato l’importanza del ruolo centrale di Somma sul territorio. Con la necessità di guardare oltre i semplici numeri, verso l’importante realtà e il servizio che i donatori di sangue compiono sul territorio.
Coinvolgere i giovani
I 75 anni di Avis sono «una tappa di un percorso di solidarietà», ha ricordato Zingaro. «Dobbiamo guardare con orgoglio a quanto è stato fatto finora, ma è necessario anche guardare con spirito di intraprendenza ai prossimi 75 anni. Cercando di coinvolgere sempre di più i giovani per portare avanti la nostra associazione a salvaguardia delle persone malate, che hanno bisogno del sangue per sopravvivere». E ha aggiunto: «Questo lo spirito con cui tutti i donatori – e noi come consiglieri – dobbiamo portare avanti la mission di Avis».
Dal 1950. Sguardo al futuro
La sezione sommese venne fondata nel 1950 «grazie alla visione e al coraggio di uomini e donne che, nel difficile dopoguerra, seppero intuire la forza rivoluzionaria di un gesto semplice e al tempo stesso immenso: donare sangue per salvare vite», ha ricordato Mariani. «75 anni sono un testimone che passa di mano in mano, una storia collettiva fatta di impegno, valori, sacrifici e speranza». Ma anche di «di persone, di donatori, di volontari, che ogni giorno hanno reso possibile per molti malati la speranza di continuare a vivere». E ancora: «Oggi ogni chiamata è frutto di una pianificazione attenta: doniamo quando serve, come serve, per chi serve. Oggi viviamo un’epoca nuova: la donazione è un percorso di qualità, sicurezza, responsabilità scientifica e sociale». Lo sguardo è rivolto «a chi ci ha preceduto, a chi ha fondato, costruito e protetto questa associazione attraverso periodi di abbondanza e di difficoltà. Ma il nostro sguardo va anche avanti, verso le sfide di domani: l’invecchiamento della popolazione, la necessità di coinvolgere nuove generazioni, l’aumento della domanda di sangue e l’evoluzione continua della sanità». Parlando di volontariato, il ringraziamento è andato «ai miei compagni di avventura» del consiglio direttivo: Ivan Zingaro, Mauro Grossoni, Igor Fabris, Davide Prederi, Alice Visentin, Tiziano Visentin, Silvia Macchiella, Italo Mariani, Francesco Barbieri Eda Mattaini, Sergio Ginelli e Cesare Giardini. Fino a ricordate anche i consiglieri del passato, «coloro che, anche se non ci sono più fisicamente, con il loro esempio e la loro dedizione sono ancora vivi nei nostri cuori». Fra questi: Alessandro Perfetti, Augusto Loro, Gianluigi Zonca, Alessandro Piantanida Chiesa, Annita Carpenè, Rina Frigo.
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