Domenica e lunedì prossimi si vota per le Regionali in Veneto, Puglia e Campania. Triplice appuntamento elettorale a cui è assegnato un valore politico nazionale, benché si tratti di un voto locale dal risultato più o meno acquisito dai sondaggi. In Campania si candidano presidente il pentastellato Roberto Fico per il centrosinistra e il viceministro degli Affari Esteri Edmondo Cirielli per il centrodestra. Cirielli è vicino a Giorgia Meloni e a Fratelli d’Italia, chiamato alla conta nella sua regione dopo il doppio mandato di Vincenzo De Luca, ‘o re, nel difficile tentativo di invertire la tendenza del locale elettorato che ha sinora preferito il centrosinistra e il Partito democratico, a cui appartiene De Luca. Un’impresa, anche se nelle ultime settimane il divario tra destra e sinistra pare si sia ridotto.
Così Cirielli e la sua compagine sperano nel colpaccio. A dargli sostegno è sceso dalle Prealpi varesine il saronnese Gianfranco Librandi, che si schiera nelle file di Forza Italia, il partito nel quale si è riaccasato dopo un valzer di qualche anno tra Pd, Popolo delle Libertà, Italia Viva, Scelta Civica, Unione Italiana, Italia c’è; e dopo contiguità varie a sostegno dei candidati sindaci di Milano, da Gabriele Albertini a Beppe Sala, con una tappa accanto a Giorgio Gori alle Regionali del 2018 con il gruppo Obiettivo Lombardia per le Autonomie, più una serie di “dentro e fuori” dei quali si finisce per perdere le tracce. Giusto rammentare che Librandi è stato parlamentare con i Civici e Innovatori, poi Pd, poi candidato in altre elezioni (anche con +Europa), tra cui le Europee, ma con scarsi esiti. Insomma, un funambolo della politica, forte di una passione senza paragoni e di una disponibilità finanziaria come imprenditore di successo che gli ha permesso, per esempio, di versare sostanziosi contributi alla Fondazione di Matteo Renzi. Per dirne una.
Per dirne due c’è da domandarsi che cosa ci faccia ora in Campania, lui saronnese a tutti gli effetti, benché di padre calabrese e madre emiliana. Già, che ci fa? Riprova a cimentarsi alle urne in una terra che, giratela come vi pare, non è la sua. L’obiettivo è l’elezione a Palazzo Santa Lucia, cosa se no? E poi? Poi la sua metamorfosi è anche identitaria: “… dobbiamo mettercela tutta per offrire delle soluzioni… perché non esiste che noi campani, noi napoletani dobbiamo vivere un’aspettativa di vita di quattro anni di meno perché l’ha deciso De Luca. Figuriamoci con questo Fico che cosa succederà…”. Epico, soprattutto per quel “noi campani, noi napoletani”: Librandi Gianfranco compaesano di Totò e di Giggino a’ purpetta, due napoletani doc entrati nell’immaginario collettivo per le loro imprese artistiche e politiche.
Con tutta probabilità il nostro eroe si è inchinato anche davanti al famoso murales di Maradona, per esternare appieno la sua napoletanità in campo calcistico. Né ci stupiremmo, conoscendolo, se provasse a imitare Achille Lauro, regalando ai suoi elettori dei Quartieri Spagnoli, di Spaccanapoli e della Sanità la scarpa sinistra prima del voto e la destra a risultato acquisito. Un’iperbole, dai. Ma, sotto sotto…
E la sua Saronno? Per il momento messa in stand by dopo un intenso lavorio politico alle ultime amministrative e una serie di gesti solidaristici a favore dell’ospedale. Chi più di lui riesce a sparigliare in televisione, spesso ospite alle trasmissioni dell’amico Paolo Del Debbio e nei faccia a faccia alle feste della Lega e finanche dell’Unità? Non c’è corsa, lo spettacolo cominci. Come ironizza il nostro editorialista Massimo Lodi citando Hemingway: Librandi, per chi suona la Campania.
Librandi (Italia c’è) nominato in Campania vice segretario. Di Forza Italia
