«Ho un selfie del mio cadavere»: Sestini incanta Busto per i 50 anni di Andreella

BUSTO ARSIZIO – «Ho un selfie del mio cadavere e sono sopravvissuto». Parola di Massimo Sestini, il celebre fotoreporter che è tornato a Busto Arsizio, per la prima volta dopo la terribile disavventura vissuta sotto il ghiaccio del lago di Lavarone, in occasione della festa per i 50 anni di attività di Andreella Photo ai Molini Marzoli. «Mi si era fermato il cuore ma la macchina fotografica continuava a scattare foto ogni 3 secondi – il racconto dell’esperienza choc dello scorso gennaio – mi tirano fuori dall’acqua ed ero morto, con la macchina che mi scatta il selfie del mio cadavere, ma dopo trenta massaggi mi hanno salvato».

La serata ai Molini Marzoli

“Light up your emotions” è il motto di Andreella Photo, che compie cinquant’anni di quello che Sarah Leoni, oggi il volto del negozio di via Porta, definisce «il sogno professionale di Lido e Patrizia Andreella», i suoi suoceri che continuano a condurre l’attività con il figlio Simone. «Cinque decenni di fotografia, cultura, storie e storia». L’assessore alla cultura Manuela Maffioli parla di «cinquant’anni di un’attività commerciale, ma anche culturale perché la fotografia è arte e grazie al loro lavoro è un racconto di bellezza e un racconto legato alla città. Su un doppio binario: la grande fotografia d’autore, arrivata a Busto anche grazie a loro con il festival Dia Sotto le Stelle, tra le tante voci che la interpretano in città, ma anche la fotografia amatoriale con il Busto Arsizio Photo Contest». Una sfida che si rinnova e che regala a Busto Arsizio il ritorno di un grande amico di Lido Andreella, il fotoreporter Massimo Sestini, suggellato da un commovente abbraccio.

Il ritorno di Sestini

 

Già più volte ospite a Dia Sotto le Stelle è protagonista di una coraggiosa monografica a Palazzo Marliani Cicogna nell’anno del Covid, il fotografo fiorentino si è svelato di fronte alla platea che ha gremito la Sala Tramogge. «La fotografia è la cosa più bella del mondo e non c’è niente di più bello di comprare una macchina fotografica in un negozio dove ti spiegano come funziona – il suo tributo ad Andreella Photo – io sono ancora un fotoamatore, ma fare il fotoreporter significa essere in prima linea sempre. Non pensi al rischio, pensi all’obiettivo». Come in quel sabato di gennaio a Lavarone, dove si era immerso nel lago ghiacciato alla ricerca dello scatto perfetto per il calendario della Guardia Costiera. «È un lago stagnante con visibilità zero, una sfida intrigante» rivela.

«Sono morto e risorto»

Il racconto del malore e del suo salvataggio lascia – è il caso di dirlo – senza fiato. Sotto il ghiaccio Sestini ha la sua macchina fotografica ma anche un’altra “360 gradi” che scatta foto in automatico ogni tre secondi. «Dopo 34 minuti di tentativi non mi arriva più l’aria – la descrizione del fotoreporter – cerco l’erogatore di riserva e non funziona, il sommozzatore vicino a me mi presta il suo e non funziona. Era la mia epiglottide in ipotermia che mi ha fermato il cuore. Nel frattempo la 360 cade in acqua e continua a scattare fotografie del mio corpo inerme: ho un selfie del mio cadavere e sono sopravvissuto. Sono stato salvato perché i soccorritori sono stati veramente bravi. Mi hanno chiesto se ho visto la luce ma io non ho visto né sentito niente e non mi sono accorto di niente». Altrettanto epico il racconto della genesi del suo scatto più iconico, “Mare Nostrum”, la foto dall’alto del barcone dei migranti che gli è valsa il World Press Photo. «Mi è costata anni di lavoro. Con l’elicottero sulla verticale di un barcone non era una bazzecola».

A Busto riaprono i musei, la cultura riparte con le fotografie di Sestini

busto arsizio massimo sestini – MALPENSA24
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