Quando nel 2023 lanciammo la raccolta firme per dire Stop all’ospedale unico tra Busto Arsizio e Gallarate eravamo coscienti che la battaglia sarebbe stata lunga e legata ad una battaglia più in generale di Ripubblicizzazione e potenziamento dei servizi sociosanitari locali, regionale e nazionali.
La gestione neoliberista della Sanità ha puntato sulla capacità dei meccanismi di mercato di produrre salute dando un valore di scambio a ciascuna attività sanitaria, a cominciare da quelle ospedaliere e affidando alle aziende la gestione del nostro Servizio Sanitario Nazionale.
Oltre 30 anni fa sono state approvate modifiche sostanziali, le Unità socio sanitarie locali sono state trasformate in aziende sanitarie, consentendo alle strutture private di accedere al “mercato sanitario”, il tutto per produrre “efficienza” e tagliare i costi della sanità.
I risultati sono sotto gli occhi di tutti, avendo il complesso di queste “trovate neoliberiste” del tutto ideologiche e truffaldine, corrotto e impoverito la funzionalità del nostro Servizio Sanitario Nazionale, per l’occasione rinominato “Sistema Sanitario nazionale”, in funzione delle conclamate virtù dell’integrazione tra privato e pubblico, quando in realtà si tratta di far metter le mani nelle tasche dei cittadini da parte di assicurazioni, gruppi finanziari, predatori senza scrupoli.
Nel nostro territorio la logica dello smantellamento degli ospedali – quelli pubblici naturalmente- è partita in contemporanea alla proposta di un ospedale unico. L’accelerazione rispetto alle scelte scellerate di regione Lombardia poi si sono concretizzate nella chiusura di interi reparti e nel lento deterioramento del servizio.
D’altronde i tentennamenti sulla collocazione, le osservazioni alla VAS, la ragionevole alternativa, ci hanno accompagnato sino qui, ad un punto di attesa di corsi e ricorsi nell’incertezza di un futuro per i due ospedali.
Nel mentre noi pazienti (a noi piace essere considerati tali) dove possiamo curarci viste le lunghe liste d’attesa? A meno che vi sia qualcuno che pensa che l’importante sia curarsi e che non importi se la sanità è pubblica o privata, evidentemente questo qualcuno non ha problemi a pagarsi le cure a differenza della maggioranza dei comuni cittadini.
Si è pensato, per ovviare anche a questo: è facile trovare ex medici ospedalieri che tornano in corsia da privati a gettone, lavorano meno e con un solo turno di guardia notturno portano a casa anche 1.200 euro. Oltretutto, ai medici conviene il lavoro autonomo: a parità di reddito lordo i dipendenti del servizio sanitario pagano un’aliquota maggiore di Irpef e quindi hanno un netto più basso, altra ragione per fuggire dal pubblico e depauperare la sanità.
Tutto chiaro, ora sì sappiamo dove ci stanno inesorabilmente portando. Le bugie del governo sugli investimenti alla sanità pubblica parlano da sole e la direzione è quella della scelta di finanziare ulteriormente il privato per abbattere le liste di attesa.
È necessario rivalutare, potenziare e riqualificare le strutture sanitarie esistenti, per dare un’assistenza pubblica efficiente e rispondente alle attuali esigenze sanitarie.
No alla sanità privata, dedita non alla salute ma al profitto.
La costituzione italiana all’articolo 32 sancisce la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti. Si all’assistenza pubblica, unica, di qualità e gratuita. Più stato, meno mercato.
Piero Osvaldo Bossi
Comitato Stop Ospedale Unico
Cosa resterà dell’ospedale di Gallarate? La proposta in Commissione Sanità
