Egregio direttore,
ho letto con attenzione il suo editoriale sull’ospedale unico ribattezzato prima nuovo e poi della grande Malpensa e, come noto, abbiamo opinioni profondamente diverse sull’argomento. Da persone civili le argomentiamo e sosteniamo con educazione ed è per questo che le scrivo. Il tutto naturalmente dopo aver disertato la passerella (benchè non invitato) che, su questo concorderà, ha proposto l’ennesimo (definitivo ?) rendering dell’ospedale unico che chiuderà, fino a prova contraria, quelli di Busto Arsizio e soprattutto quello di Gallarate che a me sta molto a cuore.
Parto dal fondo. Dal nome affibiato a questa creatura dal costo preventivato di 440 milioni di euro dei contribuenti lombardi.
Quando la Provincia di Varese licenziò sul finire degli anni 90 (ovvero oltre 25 anni fa) il piano d’area Malpensa, tra le funzioni urbanistiche previste dallo sviluppo dell’aeroporto intercontinentale era presente anche un ospedale di eccellenza che avrebbe dovuto supportare i due esistenti di Busto e Gallarate in virtù dell’incremento di traffico passeggeri, oggi stabilmente vicino ai 30 milioni l’anno, e soprattutto dell’espansione delle due città e dei comuni vicini, cosa anch’essa avvenuta.
Di quella previsione oggi resta solo l’ospedale di eccellenza che, lo ricordo, in virtù di spazi limitati e con notevoli difficoltà di accesso è progettato con oltre 400 posti ordinari in meno dei due attuali, mentre ahinoi spariranno i due esistenti. Il saldo dell’offerta sanitaria pubblica della zona, per quanto efficiente e performante la nuova struttura potrà essere (se mai sarà davvero….), sarà quindi senza dubbio alcuno negativo in termini quantitativi.
Concordo, ma lo ho sempre fatto, sulla ragionevole valutazione che una struttura moderna potrà agire con migliore qualità. E ci mancherebbe accadesse il contrario. Ma da qui a dire che bisogna mandare in pensione due ospedali datati ce ne passa perchè altrimenti, anche tutti gli altri della nostra provincia dovrebbero fare la stessa fine per analogia. A mero titolo statistico ricordo che l’ospedale di circolo di Varese è datato 1173, con strutture aggiunte dal 1929 e solo da alcuni anni con padiglioni nuovi; l’ospedale di Luino è del 1827; quello di Saronno del 1893; quello di Cittiglio del 1832 con aggiunte nel 1963; quello di Angera nel 1889 ed ha subito successivi ammodernamenti etc etc….Questo per dire che tutte le strutture ospedaliere sono nate molti anni fa ed hanno subito aggiunte e migliorie per il possibile, ma tutte sono significativamente datate. Li chiudiamo tutti?
La questione principiale comunque è essenzialmente una sola: l’ospedale di eccellenza che sarà unico, non si occuperà solo di acuzie perchè, almeno per quanto riguarda il S.Antonio Abate di Gallarate, di reparti per cronici non ne resteranno e non resteranno nemmeno i servizi sanitari essenziali visto che per una lastra (ad esempio) bisognerà recarsi a Busto A.
E questo ultimo aspetto evidenzia il vero lato oscuro di tutta questa storia visto dalla prospettiva gallaratese che, lo ricordo, sino a prova contraria pur restando le terza città della provincia per abitanti è tristemente destinata a diventare un paesotto.
Quale destino avrà il San Antonio Abate fiaccato dai ridimensionamenti degli ultimi anni? Buio perchè una cosa è certa: come da ultima delibera consigliare dei 59.000 mq di superficie totale meno di un quarto resterà a destinazione sanitaria pubblica con annessa dismissione del pronto soccorso in ristrutturazione (ma se poi chiudono perchè spenderci soldi?) ed anche il Trotti-Maino seguirà la stessa sorte. Nei pochi metri quadri che resteranno, come noto a tutti non potranno mai starci i servizi sanitari essenziali di cui Gallarate necessita e che oltre 13.000 cittadini hanno invano domandato alla Regione, senza strumentalizzazione alcuna, ormai oltre due anni fa attraverso la nota petizione regionale.
Con tutta Obiettivo Comune Gallarate ho sempre sostenuto che una così delicata operazione di sanità pubblica non poteva nascere bene se non con il sostegno trasversale, convinto e condiviso della gente, anche se non soprattutto delle sciure “Maria e Mario”. Perchè se si fa per la gente, come si racconta, questo sostegno doveva essere l’obiettivo minimo da raggiungere attraverso la costruzione di un progetto che presentasse molte luci e pochissime ombre. Perchè un ospedale non è di dx o sx o peggio territorio di confronto politico, resta il luogo di cura per chi soffre e come tale deve essere percepito. Questo era, e resta, il vero messaggio totalmente inascoltato della petizione. Che lascia a molti la sensazione che invece di un’opera per la gente sia stata o meglio sarà l’ennesima operazione di palazzo…..Lombardia. Lo dico con rammarico da gallaratese e da lombardo, perchè resterà una grande occasione mancata sia per il presente che per il futuro.
Massimo Gnocchi
consigliere OCG Gallarate
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Egregio Massimo Gnocchi,
non ho molto da aggiungere alla sua civile quanto straripante arringa ospedaliera. La risposta se la dà lei quando scrive: “Concordo, ma l’ ho sempre fatto, sulla ragionevole valutazione che una struttura moderna potrà agire con migliore qualità”. Per questo mi riesce difficile comprendere che cosa vada cercando di più. (Vincenzo Coronetti)
A Busto decolla il Grande Ospedale della Malpensa. «Svolta epocale»
