“Di me sapete tutto, mi interrogate su tutto: cosa vi devo dire di più?” Taglia corto Attilio Fontana, presidente della Lombardia, all’appuntamento con la stampa per il tradizionale scambio degli auguri, occasione per fare il punto sull’attività della giunta regionale e per tracciare le linee programmatiche per il nuovo anno nell’iconico 39esimo piano del grattacielo di via Melchiorre Gioia, a Milano.
In verità, di cose da dire ce ne sarebbero molte. Fontana ne accenna una: le Olimpiadi invernali che saranno inaugurate il 6 febbraio nello stadio di San Siro. Una data storica per Milano/Cortina e per la Regione, impegnata nell’organizzazione dell’evento mondiale. Basterebbe questa manifestazione per caratterizzare il 2026 che sta per arrivare, chiamando la Lombardia ad un pesante sforzo cominciato tempo fa con la realizzazione delle strutture necessarie per ospitare gare e atleti. Tra meno di due mesi si tireranno le somme. Il presidente è ottimista, invoca soltanto l’arrivo della neve per completare il quadro di riferimento olimpico.
Il resto della mattinata è dedicato ai brindisi, ma non prima di aver ricordato che la Regione chiude l’anno con la promozione del rating finanziario, che passa da Baa2 a Baa1, un punto più alto di quello dello Stato. Un altro segnale di come i conti godano di buona salute, a dispetto dei corvi del malaugurio che volteggiano sulla maggioranza di centrodestra. Argomento, la politica, che neanche viene sfiorato nell’incontro con i gornalisti nonostante abbia tenuto banco durante gli ultimi mesi e che è destinato a vivacizzare i prossimi. Non che l’esecutivo rischi sfracelli: fino a prova contraria non sono alle viste turbolenze tali da metterlo in discussione. Al massimo, il confronto è dentro i partiti, in primis nella Lega, tra chi vorrebbe più attenzione alla questione settentrionale (tra questi c’è proprio Attilio Fontana) e chi appoggia la linea nazionale di Matteo Salvini. Dibattito che prende in considerazione anche il ruolo della Lombardia (“locomotiva del Paese”) nei confronti di Roma, della stessa capitale che sembra disinteressarsi delle istanze che arrivano da Milano e da tutto il Nord. “Sappiamo fare anche da soli” ebbe a dire una decina di giorni fa il presidente in occasione della Prima della Scala, snobbata dalle istituzioni governative. Uno scatto d’orgoglio per tenere alta l’immagine della Rosa Camuna.
E’ un tema fondamentale, questo dei rapporti con Roma. Un altro è (sarà) quello relativo ai rapporti nel centrodestra. Il mandato di Fontana scadrà nel 2028, ma dopo le ultime elezioni in Veneto, dove la Lega ha stravinto in scia al consenso personale del “doge” Luca Zaia, i leghisti lombardi hanno già messo avanti le mani: il candidato presidente deve rimanere a loro. Un imperativo che, manco a dirlo, disturba i meloniani, interessati a subentrare, con un loro esponente, a Fontana. Si tratta di un tira e molla che, per ora, non avrà conseguenze se non a livello giornalistico. A meno che, il presidente decida, sulla scorta di preventivi accordi, di dimettersi in anticipo per mandare alle urne la Lombardia un anno prima, in concomitanza con le politiche.
Un’ ipotesi di cui si parla, destinata però, salvo colpi di scena, a rimanere tale anche per la secca smentita del diretto interessato, cioè Attilio Fontana. Al quale rimangono molte incombenze e altrettante grane da affrontare e, se possibile, risolvere. Una su tutte: la sanità regionale e i mille guai che la penalizzano. Non certo una passeggiata per il 2026, che i brindisi e i buoni auspici del 39esimo piano non sono sufficienti a mitigare.
