MALPENSA – Manca soltanto una firma. E invece il prossimo Natale sarà per gli ex lavoratori Livingston il 16esimo senza i loro soldi.
Il riparto finale
Era il 14 ottobre del 2010 quando la compagnia aerea rimase a terra, con gli aerei pieni (di passeggeri) e le casse vuote (di soldi), a tal punto da non riuscire nemmeno più a garantire il carburante per gli Airbus in flotta. Del clamoroso crack finanziario, che portò il vettore di Cardano al Campo a un passo dal fallimento, i più colpiti furono i fornitori e i dipendenti. Tra loro ci sono oggi circa 300 creditori privilegiati che ancora sperano di ottenere almeno una parte – si stima un terzo circa – degli ultimi stipendi mai corrisposti e della liquidazione. Da distribuire c’è circa 1,8 milioni di euro in base al Piano di riparto finale depositato lo scorso ottobre in tribunale a Busto Arsizio.
La vicenda
Il crack assunse però dimensioni nettamente superiori, accertate allora in quasi 10 milioni di euro. Secondo i magistrati che all’epoca fecero le indagini ci furono evidenti distrazioni di fondi dalle casse societarie, svuotate a tal punto da non avere più la liquidità necessaria a mettere in pista gli aerei. L’ipotesi di reato fu di bancarotta. Sei anni dopo il presidente Massimo Ferrero – che il grande pubblico ha conosciuto come il Viperetta, istrionico patron della Sampdoria calcio – patteggiò un anno e dieci mesi, mentre gli altri cinque imputati decisero di affrontare il dibattimento.
La fine di Livingston
Dopo un anno e mezzo di commissariamento, il vettore tornò a volare nel marzo del 2012 grazie all’imprenditore abruzzese Riccardo Toto che comprò ciò che rimase dell’azienda e si impegnò a riassumere entro cinque anni la quasi totalità degli ex dipendenti. Fu però un’operazione sfortunata, perché a causa delle contingenti difficoltà del mercato aereo di quel periodo la New Livingston chiuse le operazioni pochi anni dopo. Ma a differenza dei predecessori, la famiglia abruzzese si espose in prima persona e di tasca propria con un impegno finanziario notevole per onorare fino all’ultimo centesimo i debiti con i dipendenti richiamati in servizio.
Non fu così anni prima, tanto che tre lustri dopo piloti, assistenti di volo e personale di terra attendono ancora dalla gestione Ferrero quanto spetta loro.
