LEGNANO – «I protagonisti di tutte le vicende hanno avviato delle “selezioni ombra” rispetto alle selezioni ufficiali, finalizzate ad individuare il prescelto che avrebbe dovuto essere nominato: si tratta di intese occulte che hanno alterato le procedure». Ieri, venerdì 19 gennaio, nell’ambito del processo Piazza Pulita bis è stato il giorno della requisitoria del pubblico ministero Nadia Calcaterra.
L’inchiesta nel 2019
Il procedimento nasce dall’inchiesta Piazza Pulita l’inchiesta che, nel 2019, decapitò l’amministrazione di Legnano con l’arresto dell’allora sindaco Giambattista Fratus, del suo vice Maurizio Cozzi e dell’allora assessore alle Opere Pubbliche Chiara Lazzarini. I tre, condannati in primo grado, sono poi stati assolti definitivamente in Appello. La sentenza è infatti passata in giudicato.
Fatti mai smentiti
I cinque odierni imputati sono invece accusati di aver collaborato a vario titolo con i tre ex amministratori alla manipolazione del conferimento di un incarico di consulenza in Euro.PA, della selezione del dirigente per lo sviluppo organizzativo di Palazzo Malinverni e della nomina del direttore generale di AMGA. Il Pm ha ripercorso le tappe dell’inchiesta nel maggio 2019 e che portò all’arresto di sindaco, vice e assessore parando di fatti «congelati dalla sentenza di condanna» in una ricostruzione che «non è stata smentita neanche dalla Corte d’Appello». Per l’accusa sono palesi delle «collusioni» in tutte le procedure contestate nei capi di imputazione.
Le richieste di condanna
Il Pm Calcaterra ha quindi chiesto Nove mesi di reclusione per l’ex dirigente per lo sviluppo organizzativo del Comune di Legnano Enrico Barbarese, otto per il suo predecessore Enrico Peruzzi, per l’ex presidente di Amga Catry Ostinelli e per l’ex direttore di Euro.PA Mirko Di Matteo e quattro per l’ex direttore generale di Amga Paolo Pagani. Tutti gli imputati hanno sempre rigettato le accuse. Il 12 gennaio parleranno le difese.
