BUSTO ARSIZIO – «La decisione di andare avanti con la procedura è stata presa dall’amministrazione». E’ tornato in aula oggi, lunedì 10 novembre, il secondo filone processuale di Piazza Pulita l’inchiesta che, nel 2019, decapitò l’amministrazione di Legnano con l’arresto dell’allora sindaco Giambattista Fratus, del suo vice Maurizio Cozzi e dell’allora assessore alle Opere Pubbliche Chiara Lazzarini. I tre, condannati in primo grado, sono poi stati assolti definitivamente in Appello. La sentenza è infatti passata in giudicato.
Decise l’amministrazione
Oggi davanti al collegio del tribunale di Busto Arsizio presieduto dal giudice Giuseppe Fazio ha reso esame Enrico Peruzzi, per poche settimane dirigente dello Sviluppo Organizzativo del Comune di Legnano, che lasciò l’incarico il primo dicembre 2018. Al centro dell’istruttoria la genesi della scelta del suo successore, Enrico Barbarese, poi finita nelle indagini. Peruzzi ha spiegato in aula come era arrivato all’incarico legnanese: «La mia coordinatrice dell’epoca (siamo in Toscana dove ancora Peruzzi vive e lavora) aveva ricoperto in passato un ruolo apicale a Legnano. Mi chiese se potevo essere interessato al ruolo di dirigente dello Sviluppo Organizzativo: l’amministrazione legnanese stava facendo infatti facendo scouting». Un colloquio esplorativo, a selezione ancora chiusa, poi il via all’incarico dopo l’assegnazione: per quel posto concorsero in quattro e fu lui a spuntarla.
Il nuovo incarico
Poi la chiamata dal Maggio Musicale Fiorentino poco più di un mese dopo essere arrivato a Legnano, la scelta di tornare in Toscana e la richiesta della giunta di rimanere ancora qualche settimana per provare a far andare in porto le prime attività avviate, mentre la giunta cercava un sostituto. Fu Peruzzi a fare il nome di Barbarese come potenziale candidato: serviva un percorso veloce per individuare il suo successore perché «il bilancio comunale – ha spiegato Peruzzi – è fatto in modo tale che l’impegno di spesa per il mio contratto sarebbe stato valido per chi fosse subentrato entro l’esercizio, altrimenti sarebbe stato necessario aspettare l’approvazione del bilancio previsionale e l’amministrazione avrebbe perso sei mesi. La decisione di andare avanti con la procedura è stata presa dall’amministrazione».
La presenza in commissione
Il Pm Nadia Calcaterra, che ha coordinato l’inchiesta, ha chiesto conto di una serie di messaggi tra Peruzzi e Barbarese: «Mi sono solo assicurato che avesse visto che la procedura per l’assegnazione dell’incarico era stata pubblicata – ha spiegato – Per quel posto non c’erano persone che facevano a pugni. Fu il senso di colpa a spingermi a chiedere nella speranza che la procedura non andasse deserta. Io il primo dicembre me ne sarei comunque andato». E sulla sua presenza nella commissione individuata per valutare i candidati «succede nelle aziende che l’uscente possa valutare il successore per garantire continuità. Fu il sindaco Cozzi a chiedermi di far parte della commissione. Certo non fu elegante ma si trattò solo di una questione di inopportunità: io in quella commissione non aprii bocca».
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