LUINO – Akuaduulza. Basterebbe ascoltare questa canzone di Davide Van de Sfross per sentire l’odore dell’acqua, per avere un’idea del fascino dei paesaggi di lago. Di acqua dolce, appunto. Com’è Luino con la sua lunga passeggiata che fiancheggia il Maggiore. Con i Castelli di Cannero, le leggende dei pirati Mazzarditi, che non hanno mai smesso di navigare nel tempo e le Alpi piemontesi a fare da cornice. Paesaggi da cartolina, che in certe giornate rapiscono e quasi nascondono il bello della città, dei suoi vicoli e delle sue dimore storiche, tra queste Villa Hussy con il suo secolare albero di canfora, oggi sede della biblioteca comunale.
Varese è più lontana della Svizzera
Qui, Varese è più lontana dalla Svizzera, dal Canton Ticino, che da sempre regola la vita economica del tessuto Luinese e delle valli del Nord del Varesotto. Terra di frontiera e di frontalieri. Ma anche di cultura. Una Luino che si è svelata durante la tappa del bus di Malpensa 24. Fatta di gente che ama la propria città, che si interroga sui veloci cambiamenti che anche qui stanno plasmando un presente sempre più lontano da ciò che era questa città fino a pochi anni fa. Terra di gente laboriosa legata all’acqua, ma anche alla terra e alle montagne. Legata al lavoro. Non più quello del tessile o della lavorazione della ceramica, ma sempre ancorato al commercio, che ha sempre avuto un ruolo importante (basti pensare che il mercato che si tiene ogni mercoledì, seppur cambiato, ha 500 anni di storia). Un commercio che è rimasto legato «alla bottega», come la chiama Fabio Venturelli, che gestisce una delle attività più longeve della città. E che resiste alle nuove e immense piazze commerciali moderne.
Un viaggio nelle botteghe di Luino
Cultura del lavoro e visione moderna del ruolo del commerciante: «I negozi devono stare aperti quando la gente è in giro. Quindi anche il sabato e la domenica», aggiungendo che «purtroppo oggi non è più così. Sempre più spesso, quando i turisti mi chiedono chi è aperto nei giorni di festa, mi sento a disagio perché sono quasi tutti chiusi. Il negozio non è solo incasso. È anche un servizio che dobbiamo dare ai cittadini e a chi viene a visitare Luino».
Per intuire cos’era un tempo la città di riferimento della sponda magra o sponda fiorita, basta camminare nel cuore dell’abitato. Magari dopo una visita a Palazzo Verbania e alla sua balconata che affaccia sul lago. Si parte dal porto e dal Caffè Clerici, rimasto intatto nella sua bellezza liberty, un tempo bar preferito da Piero Chiara, oggi sede di un fan club della Roma (il gestore è un tifosissimo giallorosso) per poi imboccare via Felice Cavallotti (riusciranno le amministrazioni farla diventare pedonale?) e sbirciare nei cortili dove ancora si possono vedere gli antichi pozzi o gli ingressi ai cunicoli che dalla città alta scendono al lago. Ma anche le foto, quelle esposte al Cantinone, tra le quali si può trovare un’immagine di Ugo Tognazzi in una scena del film “Venga a prendere un caffè da noi”.
Lavoro e gusto della battuta
Un passato in bianco e nero, mai sbiadito, e che Maria Ramon ricorda bene. La sua è una bottega centenaria, gestita da lei (prima con il marito, ora con il figlio) dal 1968 e riconosciuta come storica (l’anno scorso) da Regione Lombardia. Prosciutti appesi, funghi secchi e profumo di cibo: «Il mangiare di una volta preparato da noi. In negozio arrivo alla mattina prestissimo per cucinare per i miei clienti».
Un tocco di passato, gli arredi sono rimasti quelli di un tempo, e una visione moderna e scanzonata (Luino terra di geni della battuta comica) la si può trovare al Bar Mario. Dietro al bancone c’è il Cece, al secolo Cesare Badi e sul bancone quattro Campari col bianco pronti per i clienti- pescatori (di riva) mattinieri. Cece è come il filo che che annoda le radici e il presente: «Sono cresciuto in questo locale gestito da mio papà e da mia mamma, la Regina. E ho deciso di portarlo avanti nel rispetto di quello che mi ha insegnato. Qui è rimasto tutto uguale. È il circolino di una volta, punto di ritrovo, chiacchiere e partita a carte». Con Cece gli aneddoti si sprecano, ma tra una battuta e l’altra, quando parla della città e di come è cambiata si fa serio: «Il mercato? Non è più quello di una volta. Troppi stranieri dietro le bancarelle. Ma, dobbiamo dirlo, se non ci fosse il mercato per il commercio di Luino oggi sarebbe davvero dura». Acqua amara. Akuaduulza.
