di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, non so voi ma, nonostante il periodo che stiamo attraversando appaia particolarmente difficile, io sento il profumo del muschio del presepe, immagino il Bambino nella culla, intravedo le lucine dell’albero e lontano lontano mi pare di udire i suoni familiari della zampogna. Forse la luce buona e calda del Natale può aiutare tutti quanti a essere più ottimisti, a guardare gli altri con simpatia e a credere fortemente che questa vita, unica e preziosa, vada accudita e coccolata e tenuta in grande conto. Sempre.
Prima di consegnarsi al Natale in famiglia, di abbandonarsi al tempo della speranza accesa dal Bimbo che nasce, di festeggiare l’Anno che Verrà con i veri amici del cuore, sono solito la mattina del 25 dicembre raggiungere per tempo la riva del lago e prendere un caffè forte e bollente. Una cosa rapida, veloce, che non turbi lo svolgersi degli eventi ma che a me pare di buon auspicio per il tempo che passa. Credo che già sappiate quanto io ami la nera e fumante bevanda e quanto io ami la motocicletta. Ebbene in riva al Ticino, dalla moto, mi ritrovo a guardare l’acqua che scorre e il tempo che avanza. Allora ricordo le parole di un grande poeta russo del XX secolo, Josif Brodskij: “Non si può capire l’acqua perché è come capire il tempo. L’una e l’altra non si afferrano, ma sono in noi. Siamo fatti d’acqua e di tempo …”.
È difficile spiegare l’emozione di cavalcare una motocicletta e, soprattutto, la speciale visione del mondo da questo punto di vista. Un punto di vista particolare e straordinario. Sulla moto sei nel mondo, non lo guardi attraverso uno schermo come dall’interno di una autovettura, percepisci i cambiamenti dell’ambiente e gli odori, i rumori e il caldo e il freddo e lo sguardo corre sempre in avanti, e il motociclista guarda lontano mentre il mondo scorre ai suoi occhi con una gradualità che non dipende dalla velocità ma dalla sua sensibilità sollecitata.
A questo punto mi è facile pensare ad un libro che amo molto: “Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert M. Pirsig. Pubblicato nel 1974, opera prima di un esordiente americano di 46 anni, divenne un successo straordinario negli Stati Uniti e poi in Europa, dai più considerato un vero e proprio classico da paragonare a Moby Dick o al Gabbiano Jonathan Livingstone; un libro che può davvero cambiare il modo di sentire o di considerare la vita. É un racconto di grandissimo fascino, è la storia di un uomo che, una mattina d’estate, sale sulla sua vecchia moto, il figlio Chris undicenne sul sellino posteriore, accanto a lui un’altra moto con due amici. É l’inizio di una vacanza, è l’inizio di un viaggio alla ricerca di sé stessi, nel magnifico e mutevole paesaggio dal Minnesota al Pacifico, con boschi, canyons, praterie che si intrecciano a pensieri, sentimenti ed emozioni.
Così l’inizio: “Se fai le vacanze in motocicletta le cose assumono un aspetto completamente diverso. In macchina sei sempre in un abitacolo; ci sei abituato e non ti rendi conto che tutto quello che vedi da quel finestrino non è che una dose supplementare di TV. Sei un osservatore passivo e il paesaggio ti scorre accanto noiosissimo dentro una cornice. In moto la cornice non c’è più. Hai un contatto completo con ogni cosa. Non sei più uno spettatore, sei nella scena, e la sensazione di presenza è travolgente. È incredibile quel cemento che sibila a dieci centimetri dal tuo piede, lo stesso su cui cammini, ed è proprio lì, così sfuocato eppure così vicino che col piede puoi toccarlo quando vuoi – un’esperienza che non si allontana mai dalla coscienza immediata.”
Qual è la differenza fra chi viaggia in moto sapendo come la moto funziona e chi non lo sa? In che misura ci si deve preoccupare della manutenzione della propria motocicletta? Mentre guarda prati blu di fiori di lino, nella mente del narratore si formula la risposta: “Il buddha, il Divino dimora nel circuito di un calcolatore o negli ingranaggi del cambio di una moto con lo stesso agio che in cima ad una montagna o nei petali di un fiore”, che è poi il sottotitolo del libro.
Questo pensiero è la minuscola leva che servirà a sollevare altre domande subito incombenti: cos’è la Qualità, quando e perché si staccò dalla ragione? Perché non possiamo vivere senza di essa? Perché il fantasma della razionalità ci angoscia? Dove, in quale vita, scienza e religione e umanesimo possono convivere, riconciliarsi e integrarsi? É davvero l’itinerario di una rinascita, l’impegno per un viaggio alla ricerca del sé, alla ricerca del senso. Una grande avventura a cavallo della motocicletta e della mente; ed anche una visione variegata dell’America “on the road”.
Per tornare all’inizio di “questo caffè” ancora un’annotazione: “In questo libro si parla molto del modo di vedere le cose proprio degli antichi greci, ma c’è un aspetto di cui non si dice nulla: la loro visione del tempo. I greci vedevano il futuro come qualcosa che ci arriva alle spalle, mentre il passato si allontana davanti a noi. A pensarci bene, è una metafora più esatta della nostra: come si può guardare al futuro? Si possono solo fare proiezioni dal passato, anche quando il passato dimostra che queste proiezioni sono spesso errate. E come si può veramente dimenticare il passato? Che cos’altro conosciamo? … Come sia il futuro che arriva alle mie spalle non lo so, ma il passato, davanti a me, domina tutto a perdita d’occhio.”
Cari amici vicini e lontani, se intraprendete questo viaggio, se accettate questa vicenda, appare evidente che la vera motocicletta a cui state lavorando è una moto che si chiama voi stessi. Buon Natale!
natale moto zen – MALPENSA24
