VARESE – Urgente e contemporaneo. Il Te Deum pronunciato da monsignor Gabriele Gioia, prevosto di Varese, oggi, mercoledì 31 dicembre, durante la celebrazione della Santa Messa di fine anno è questo e molto di più.
La parola di Papa Francesco
Molte presente è la parola di Papa Francesco con un forte richiamo alla sua “chiesa povera”: «A differenza della tentazione serpeggiante in alcuni, vorrei ribadire che il pontificato di Francesco non è stato una meteora, una parentesi chiusa da dimenticare, ma un dono per tutta la Chiesa, in particolare con il suo richiamo alla povertà, alla solidarietà che vince l’egoismo e l’individualismo, alla sinodalità come metodo per una Chiesa che vuole imparare a camminare insieme, alla valorizzazione del laicato e del posto delle donne nella Chiesa come superamento di ogni forma di clericalismo e, non ultimo, alla costruzione di una Chiesa che non crea “dogane” – è una sua immagine – ma sa accogliere tutti, proprio tutti, perché sacramento del Dio della misericordia», ha infatti detto monsignor Gioia.
Combattere la povertà, non i poveri
Monsignore è quindi tornato su temi di strettissima attualità parlando sia alla società che alla politica. «Gesù guardava in faccia le persone, non girava loro le spalle; Gesù sedeva a tavola, non stabiliva lontananze e separazioni sacrali… È questo il Gesù dei Vangeli che vogliamo seguire, al quale vogliamo conformare il nostro essere Chiesa tra la gente oggi», ha aggiunto il prevosto prima di proseguire tornando a Papa Francesco: «Un’ultima considerazione vorrei dedicarla al tema, tanto caro a papa Francesco, della Chiesa povera e per i poveri. L’11 dicembre scorso, alcuni quotidiani riportavano una notizia che non ha suscitato tanto clamore: a Modena, i senzatetto dormono nei loculi vuoti del cimitero per ripararsi dal freddo. “Giacigli creati con materassi e coperte nella città emiliana tra le più ricche d’Italia”, recitava un sottotitolo – ha proseguito monsignor Gioia – Non possiamo non notare questo accostamento tra grande ricchezza e povertà estrema. Dobbiamo rassegnarci? A volte ci lamentiamo per il disturbo e il degrado che i poveri arrecano, anche nella nostra Città. Ma, per il quieto vivere, per il decoro delle nostre città e paesi, dobbiamo considerare come già morti i poveri che vivono tra noi? Noi crediamo che il problema da affrontare non sono i poveri, ma è la povertà».
Varese non si rassegna all’indifferenza
«Certamente, la ricchezza di solidarietà e volontariato ancora presente in Varese sembra dire che non si rassegna all’indifferenza, ma la fatica che il nostro mondo occidentale sperimenta a pensare e attuare visioni e scelte politiche di equità, solidarismo, redistribuzione della ricchezza sembra indicare la rinuncia ad affrontare in modo sistemico il tema della povertà e dell’uguaglianza».
Una Chiesa che accoglie tutti
Il prevosto cita quindi l’appello accorato alla missione evangelizzatrice – «urge la missione» di Papa Leone XIV: «perché glielo chiede il suo Signore e l’amore per un mondo sempre più disgregato e sofferente, che non chiede giudizi di condanna, non ha bisogno soltanto di analisi sociologiche, ma di quella dedizione che sa chinarsi sulle ferite e farsi servizio. Quindi la prima indicazione che possiamo raccogliere è quella che l’attività pastorale delle nostre parrocchie deve perseverare in un atteggiamento non di condanna del mondo nel quale viviamo ma di accoglienza, di dedizione gratuita, di consolazione, di misericordia, di annuncio di un amore fedele che non abbandona ed è più grande del male».
Uno sguardo nuovo
«Nell’omelia per la messa di ordinazione dei sacerdoti in Roma il 31 maggio, Papa Leone diceva: “Gesù Risorto ci mostra le sue ferite e, nonostante siano segno del rifiuto da parte dell’umanità, ci perdona e ci invia… Egli soffia anche oggi su di noi e ci rende ministri di speranza. “Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana”: tutto ciò che ai nostri occhi si presenta infranto e perduto ci appare ora nel segno della riconciliazione”. È questo sguardo nuovo che anima tutti nel fare il bene, anche se con consapevolezza diversa. Non perdiamolo», ha concluso monsignor Gioia.
