Il sindaco Davide Galimberti: «Abbiamo cambiato Varese. Ora continuità»

Davide Galimberti

VARESE – «Dopo Galimberti? Prima di tutto ci sono un progetto solido, una visione di città che ha cambiato Varese e una squadra amministrativa che in questi anni ha mostrato compattezza e non è mai andata sotto in una votazione». Il sindaco è al rush finale: non si potrà ricandidare (ha già fatto due mandati), ma non lascerà l’agone politico. Anzi, Davide Galimberti è già in pista e il primo appuntamento con vista sulle prossime elezioni è già fissato per il 22 gennaio. A chiamare a raccolta i partiti e le realtà civiche della coalizione, anche quelle non presenti nel consiglio comunale, è stato proprio il primo cittadino, il quale vuole giocare il match kingmaker facendo leva sulla squadra.

Sindaco Galimberti, partiamo dalla fine: l’udienza con Papa Leone XIV. Cosa le ha lasciato?
«Papa Leone mi ha fatto una grande impressione. Uomo di fede, pragmatico e con grande visione su ciò che sta accadendo. Ha parlato a noi amministratori, riconoscendoci il ruolo di essere punti di riferimento delle nostre comunità, ci ha spronato a essere ancora più attenti alle fragilità e alle disuguaglianze sociali e ha fatto intendere a tutti che l’impegno per il 2026 è quello di riportare la pace».

E nei pochi minuti di colloquio, lei cos’ha detto al Santo Padre?
«Gli ho parlato di luoghi simbolo della nostra città e delle fede cattolica: il Sacro Monte e il ruolo della Via Sacra nel sistema dei pellegrinaggi e del monastero delle Romite, che ha superato i 550 anni dalla sua fondazione».

Sindaco, veniamo alle cose più umane. Se guarda gli ultimi dodici mesi, che anno è stato il 2025 sotto il profilo amministrativo? 
«Direi che abbiamo rafforzato la credibilità della maggioranza che guida Varese ormai da quasi dieci anni. In un periodo economicamente complicato, siamo riusciti a rispettare tutti gli impegni assunti con i nostri concittadini sia in termini di servizi, sia come opere. Faccio qualche esempio. Abbiamo garantito il sostegno alle fragilità, incrementato i servizi educativi e culturali, anche sulla base delle necessità dei quartieri. Mentre tutte le grandi opere Pnrr verranno completate nei tempi nel 2026. Dalla nuova scuola di San Fermo, al polo 0-6 anni, alla palestra di arrampicata. Senza dimenticare Villa Baragiola e la bonifica dell’area dell’ex Macello. Ma non solo».

Che altro? 
«Il 2025 è stato l’anno che ha dimostrato il funzionamento viabilistico di Largo Flaiano. Mentre il 2026 sarà l’anno in cui faremo interventi di miglioria estetica sullo svincolo e completeremo il comparto con i lavori, già iniziati, di via Selene».

Grandi opere e progetti futuri. Primo appuntamento 5 gennaio 2026, quando si parlerà dell’albergo alle Ville Ponti, tema sul quale c’è grande dibattito e non solo. Ci sarà una svolta? 
«Credo che il quadro entro il quale ci si dovrà muovere sarà quello del Pgt, che andremo a chiudere e approvare nel primo semestre venturo. In sede di Conferenza di Vas si faranno tutta una serie di valutazioni e verrà sviscerato il tema del turismo a Varese, ragionando sul Colle di Biumo e su tutte le sue peculiarità. Senza dimenticare, sempre in ottica di turismo di qualità, il Lago e il Sacro Monte».

Detta così sindaco, sembra che sia tutto tranquillo sul fronte; in realtà nei giorni scorsi non sono mancate le tensioni tra i vertici di Camera di Commercio e Palazzo Estense. Sarà possibile stemperare gli attriti e ragionare sul futuro del Colle di Biumo, delle Villa Ponti e di Varese nel suo complesso? 
«Il lavoro sulla Varese dei prossimi decenni è già iniziato da tempo e il Pgt sarà lo strumento cardine. Sul colle di Biumo il dialogo è aperto ed è stato voluto da tutte le forze rappresentate in consiglio, che hanno espresso valutazioni condivise in maniera unanime sui principi che caratterizzano il Piano di governo del territorio, dove il consumo zero di suolo è il punto di partenza che permetterà di mettere a punto un progetto di prospettiva in cui il Colle di Biumo, Ville Ponti comprese, avranno un ruolo importante con ricadute su tutto il territorio cittadino».

Veniamo alla politica. Per lei inizia il rush finale da sindaco, ma il prossimo 22 gennaio ha già fissato un incontro con vista elezioni 2027. Apre la campagna elettorale per il centrosinistra? 
«Per la campagna elettorale 2027 direi che è un po’ presto. È invece il tempo di avviare una riflessione che si svilupperà nel corso dei prossimi mesi insieme alle forze politiche e civiche che sostengono l’amministrazione, ma direi più in generale, sull progetto di cambiamento della città iniziato nel 2016».

A chi dice: “Senza Galimberti sarà dura fare il tris”, lei cosa risponde?
«Che questa è una lettura distorta fatta di chi non ha la vera percezione delle realtà. Mi spiego meglio. In questi anni è emersa a più riprese la solidità della nostra coalizione. Il mio è il volto in prima linea, ma la cosa su cui bisogna riflettere è la tenuta delle squadra: questa maggioranza non è mai andata sotto in nessuna votazione. Oggi posso dire che il centrosinistra a Varese è diventato una forza di governo e vuole continuare a esserlo valorizzando le differenti sensibilità che compongono la maggioranza».

Eppure nel corso della trattativa sui 2mila emendamenti della Lega, c’è chi ha ravvisato più di una scricchiolio tra i banchi della maggioranza. Ha fatto fatica a tenere a bada i suoi? 
Galimberti ride prima di rispondere. «Ma dai, non scherziamo. Anzi, direi che gli eventi di quei giorni e tutti gli incontri fatti hanno mostrato la capacità della maggioranza di dialogare anche con le forze di minoranza. Con tutte le forze di minoranza, per il bene della città. Altro che scricchiolii».

Quale sarà il suo ruolo nella campagna elettorale 2027?
«Giocherò per la riconferma della coalizione».

Sta lavorando per puntellare il campo largo o per allargarlo? Di quanto? 
«Credo che lo schema sarà quello che ci ha permesso di vincere due volte di seguito. Poi quanto sarà largo il campo lo deciderà l’intera coalizione, ma davanti a un progetto amministrativo per Varese e non su elucubrazioni prive di fondamenta. Detto questo, credo che nel 2027 non ci sarà un perimetro predefinito per gli elettori, che sono sempre meno avvezzi ai rigidi schemi. Per i partiti, invece, penso che il primo momento di riflessione sarà proprio il 22 gennaio prossimo».

Obiettivo per il 2026?
«Chiudere i cantieri come da programma e dare ai varesini la consapevolezza del cambiamento che la città ha fatto in questi anni».

Sindaco, ci stupisca sul finale e tracci l’identikit del suo successore.
«Mi spiace, niente effetti speciali e grande lavoro di squadra. Il mio successore? L’incontro di gennaio aprirà, anzi avvierà un percorso anche in questo senso».

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