BUSTO ARSIZIO – «Verde che sparisce e traffico che aumenta»: Beata Giuliana adesso dice “no” al nuovo cemento in fondo a via Meda. Dove un prato è stato messo all’asta per ricollocare “diritti edificatori” ottenuti risparmiando verde in altre zone della città.
«Non è un “no” aprioristico per opporsi indiscriminatamente a qualsiasi proposta di cambiamento – sottolinea Tito Olivato, presidente dell’associazione Riabitare, nata per la rinascita della Cascina dei Poveri – ai tempi delle case Ina era un rione a misura d’uomo con ampie strade e viali alberati». Oggi invece gli abitanti di Beata Giuliana si trovano ancora una volta «messi di fronte al fatto compiuto» a scoprire che un altro fazzoletto di campagna verrà «venduto, devastato e annientato» e che «altro traffico si riverserà sulle strade già congestionate». Ed è l’ennesimo degli «stravolgimenti che negli ultimi anni hanno squarciato il territorio e devastato il tessuto sociale».
La nota di Riabitare
Gli antichi hanno insegnato a migliaia di generazioni attraverso modelli educativi che miravano a creare cittadini armoniosi e completi, inseriti nella città stato, quella che si chiamava la paideia, cioè uno sviluppo etico, culturale e sociale al fine di rendere le persone cittadini completi.
Parlando di ambiente uno sguardo va ad Orazio per il quale il paesaggio era inteso come luogo di bellezza e di quiete (in verità anche locus horridus per asprezza) e, più indietro nei tempi, ad Epicuro il quale affermava che il “saggio deve amare la campagna”.
Con queste premesse tanto antiche, quanto moderne, il nostro sguardo si direziona a Beata Giuliana dove le modifiche del paesaggio, i cambiamenti dell’ambiente e a volte gli stravolgimenti negli ultimi anni hanno squarciato il territorio e devastato il tessuto sociale (vedi articolo Malpensa24 del 6 gennaio) senza badare troppo allo sviluppo etico, culturale e tanto meno sociale.
Beata Giuliana è un quartiere periferico e si sta trasformando in un polo cittadino senza che i quasi ottomila abitanti siano resi partecipi dei cambiamenti; sempre messi di fronte al fatto compiuto si trovano ad accettare supinamente ciò che accade, senza avere la possibilità di esprimere proprie considerazioni, anche se sono i principali interessati.
Ed ecco allora che da oltre un anno è un’impresa immettersi sulla statale del Sempione con code senza fine sotto gli occhi di tutti in molte ore del giorno. Se le rotonde da una parte hanno ridotto la velocità di scellerati che prendevano la strada come un autodromo, dall’altro hanno rallentato la mobilità a tal punto che in alcuni momenti la fila dei veicoli va dai cinque ponti di Busto Arsizio sino a via Milano a Gallarate. E ancora il sottopasso per Sant’Anna, utilissimo per raggiungere l’omonimo quartiere, vede più vetture che si immettono sul Sempione rispetto a quante lo imboccano decongestionando il traffico. È chiaro che ogni volta si costruisca qualcosa ai lati della statale del Sempione, inevitabile è l’aumento di automobili.
Ora si ritiene giunto il momento di mettere all’asta uno degli ultimi lotti di verde, ma ciò porterà altro traffico che si riverserà sulle strade adiacenti già congestionate dai tir che passano in via Quintino Sella, dalle macchine sul Sempione e su viale Stelvio letteralmente ingolfato al mattino con migliaia di alunni. La nostra Associazione Riabitare è favorevole? Contraria? Non si può ridurre tutta la questione a “pro o contro”, le sigle, infatti, non dicono niente di approfondito e il dibattito rimane solo in superficie, come troppo spesso le cronache degli ultimi anni ci hanno abituato. Piuttosto è giunto il momento di porsi delle questioni, ma anche cercare delle risposte ben strutturate per capire dove si sta andando e se la direzione intrapresa è quella corretta.
A tale proposito all’interno della nostra Associazione i soci e le socie hanno numerosi interrogativi sul verde che sparisce e sul traffico che aumenta, così pure i cittadini di Beata Giuliana (che costituiscono una parte non poco consistente del popolo di Busto Arsizio), nutrono non poche perplessità e i rumors sono quotidiani. Basta parlare con la gente, entrare nei bar, sentire gli studenti per capire che la direzione intrapresa non è condivisa. Nel quartiere serpeggia un certo malcontento anche perché la cementificazione avanza rapidamente, il verde si dissolve come neve al sole, la circolazione peggiora repentinamente e il rione sembra essere diventato l’ombelico del mondo.
Ultimamente tutto pare accentrarsi incredibilmente a Beata Giuliana: oltre alla presenza dell’HUPAC sempre più in espansione con un abbattimento di alberi devastante, e ancor alla proposta, a nostro avviso, improvvida di una stazione ferroviaria per il Nuovo Ospedale, si trovano sempre in quella zona Cinema, Supermercati, Pizzeria, Fast food, RSA (due), il Palaghiaccio (che sta per essere terminato, finalmente!) a cui fanno eco i lavori dietro I’ITE Tosi e poco avanti ai Vigili del fuoco con l’abbattimento di centinaia (forse migliaia) di alberi e spianate che lasciano presagire altre strade e pertanto altro traffico. È chiaro che l’Ospedale Nuovo si innesterà in uno spazio angusto a ridosso della Cascina dei Poveri, con le due direttrici già abbondantemente occupate sul piano viabilistico che sono via Quintino Sella e la statale del Sempione. Nel rendering dell’Ospedale è previsto poi anche un eliporto insolitamente avvolto da alberi ad alto fusto.
Come si può allora ancora pensare di vendere lotti per consentire di costruire edifici residenziali per 3365 metri quadrati di superficie a chi possiede “diritti edificatori”? Non è in gioco il verde per il verde o un “no” aprioristico per opporsi indiscriminatamente a qualsiasi proposta di cambiamento, qui c’è in gioco molto di più: il tessuto sociale, la qualità della vita, la stessa vita di un quartiere che aveva visto erigere le prime costruzioni in modo oculato e sostenibile con le case dell’INAIL che avevano la prerogativa di essere di tre piani nel rispetto di un rione a misura d’uomo con ampie strade e viali alberati.
La massima del filosofo Epicuro ci suggerisce che è sapienza amare la campagna e quindi che a venderla, devastarla, annientarla, anche alla luce del traffico laocoontico, vorrebbe dire stoltizia?
Tito Olivato, presidente Associazione Riabitare
Beata Giuliana, la via Gluck di Busto: un prato all’asta, arriva altro mattone
