Quando rubare è un lavoro

lonate rubare nomadi
Negli insediamenti rom si vive una vita parallela

“Per noi è un lavoro”. Un lavoro rubare nelle case? Lo dice in Tv, come fosse la cosa più normale di questo mondo, un rom del campo torinese di corso Unione Sovietica. Da qui proveniva Adamo Massa, 37enne rimasto ucciso nella villetta di via Montello a Lonate Pozzolo per mano di Jonathan Rivolta, che l’ha sorpreso durante il tentativo di furto. Dramma che ha fatto il giro di tutte le televisioni e di tutti i giornali d’Italia, suscitando le reiterate discussioni attorno a casi del genere.

“Legittima difesa” è la tesi che anche la Procura di Busto Arsizio, che coordina le indagini, sembra sostenere a favore di Rivolta, aggredito nella sua abitazione e che, durante una colluttazione, ha accoltellato mortalmente il suo assalitore. Con lui c’è la gran parte dell’opinione pubblica, schierata senza se e senza ma a favore di norme più rigide per garantire la sicurezza della collettività. Proprio nei giorni precedenti il fatto di Lonate, il Viminale ha predisposto il cosiddetto “pacchetto sicurezza” che sarà discusso dal governo. Si tratta di una sessantina di articoli che affrontano le principali emergenze che affliggono le città italiane, con alcune correzioni anche alla Legge Cartabia che, invece, aveva allargato le maglie di alcuni provvedimenti.

Tra le proposte delle nuove regole c’è la tolleranza zero sui coltelli, altri fondi per aumentare la scurezza nelle stazioni, il fermo preventivo fino a 12 ore per manifestanti con volto coperto, casco o armi nelle strade, zone rosse istituite dai prefetti, scudo giudiziario per le forze dell’ordine, espulsioni più facili. Un problema, quest’ultimo, che  pone serie difficoltà operative: gli stranieri che delinquono o che sono clandestini nel nostro Paese ricevono l’ordine di allontanamento, ma inutilmente: il decreto prefettizio finisce spesso per rivelarsi carta straccia.

E per i nomadi? I campi in cui risiedono sono focolai di illegalità. Adamo Massa aveva alle spalle numerosi precedenti, facile pensare che anche i due compari che mercoledì l’hanno accompagnato nella trasferta di Lonate Pozzolo non abbiano la fedina giudiziaria immacolata. I carabinieri li stanno cercando e, manco a dirlo, in corso del’Unione Sovietica a Torino nessuno rivela la loro identità: sconosciuti da tutti. A complicare la faccenda c’è la nazionalità italiana di molte di queste persone: non possono essere espulse, evidentemente. Ma non lavorano, non hanno una normale occupazione, cioè  vivono di espedienti e, più facilmente, commettono reati. Recuperabili? Il dato è anche culturale per una comunità che vive una vita parallela.

Alcuni anni fa aveva provato Andrea Cassani, sindaco di Gallarate, a far mettere i sigilli a un insediamento abusivo di sinti. Nacque un polverone politico, giudiziario e mediatico. Roulottes e camper furono sgomberati, ma il problema finì per trasferirsi da un’altra parte e con sbocchi confusi. Cassani ebbe coraggio e, a rigor di legalità, mille ragioni: nessuno, in quell’accampamento, pagava le utenze né, a quanto risulta, mandava i figli a scuola. Un disastro. Anche allora qualcuno di quei signori, alla domanda: “Che lavoro fa?” rispose “Mi occupo di commerciare il rame”. Non c’è bisogno di spiegare che cosa fosse nel concreto quell’occupazione.

I furti sono un preoccupante e diffuso fenomeno. I loro autori appartengono nella maggioranza dei casi ad etnie ben individuate. Accanto a loro agiscono anche balordi autoctoni, disperati che cercano di provvedere alla “dose” quotidiana, ma i colpi più importanti hanno una matrice chiara e precisa. Vengono messi a segno di notte come di giorno, oramai senza più nessuna cautela per non essere scoperti, come a Lonate Pozzolo. Con sfrontatezza, cattiveria, arroganza, come se i criminali non avessero nulla da perdere. In effetti cos’hanno da perdere  anche se venissero arrestati? Salvo poi incappare nell’imprevisto che non avevano messo in conto e, nonostante l’esito funesto, ritrovare la disapprovazione della gente per bene, esasperata da tanta protervia delinquenziale.

Ladro ucciso a Lonate, il sindaco incontra la famiglia: «Temono ritorsioni»

lonate rubare nomadi – MALPENSA24

 

 

Visited 2.006 times, 1 visit(s) today