GALLARATE – Inizierà giovedì – 22 gennaio – il procedimento penale a carico delle 22 persone rinviate a giudizio per l’occupazione abusiva del cantiere di via Curtatone a Gallarate. Si tratta della vicenda che è stata al centro della cronaca agostana nel 2024, quando gruppi di ambientalisti e attivisti hanno provato a fermare l’abbattimento del bosco, area sulla quale sorgerà il nuovo polo scolastico di Cajello-Cascinetta.
Inizia il processo
Tra i 22 nomi indicati dalla procura sono presenti anche quello dell’ex assessore Cinzia Colombo e quello di Olivia Pastorelli del comitato Salviamo gli alberi di Gallarate, oltre a Maicol Ripani del gruppo anarchico Telos di Saronno. Ora, in vista dell’avvio del processo, è proprio l’Assemblea del bosco di via Curtatone a diffondere una nota. Chiedendo a «chiunque abbia seguito questa esperienza» e a «chiunque voglia difendere il pianeta dalla devastazione e dallo sfruttamento» di seguire lo svolgimento del procedimento penale. Un appello, di fatto, rivolto a coloro che hanno sostenuto la causa durante il presidio del cantiere nel 2024, dando appuntamento alle 11 davanti al tribunale di Busto Arsizio. Recita la nota diffusa dal gruppo ambientalista: «Tranquilli non siamo spaventati, ma sereni e forti dei rapporti di fiducia costruiti e coltivati dai mesi di resistenza sopra e sotto gli alberi. Affrontiamo questo processo insieme, imputati e solidali, portando con convinzione le giuste motivazioni che ci hanno spinto a lottare».
Il messaggio degli ambientalisti
Scrivono: «Se il bosco di via Curtatone è stato ormai inesorabilmente abbattuto, resta viva in noi la memoria di questo piccolo disastro ambientale che si aggiunge ai numerosi che abbiamo visto accadere negli anni nella nostra provincia e che ci restituiscono una visione di boschi erosi, habitat naturali devastati e paesi trasformati da opere inutili. Nel caso del polo scolastico di Cajello-Cascinetta non saremo sicuramente noi “ambientalisti” a pagare il prezzo della scelta scellerata del comune, ma le centinaia di bambini e bambine che si troveranno per otto anni della loro vita ammassati in una scuola costruita a ridosso di una ferrovia e di un’autostrada e le famiglie costrette a portare i propri figlie figlie in un istituto differente a causa della carenza di spazi adeguati». E ancora: «In questo percorso condiviso abbiamo imparato che di fronte a questo modo di agire delle istituzioni, che impongono fatti compiuti, scoraggiano e delegittimano ogni tentativo di partecipazione e dissenso, gli strumenti legali a disposizione della cittadinanza per contestare politiche ambientali predatorie sono insufficienti. Non inutili, ma da coordinare e rafforzare con azioni concrete che esprimano la reale forza con la quale ci poniamo a difesa dei territori che abitiamo». Concludono: «Se dai primi giorni di mobilitazione fino agli ultimi mesi il tentativo delle forze di polizia e del comune di Gallarate, che si dichiara parte offesa in questo processo, è stato quello di dividerci psicologicamente, provando a instaurare sospetti e diffidenza, e fisicamente con arresti e fogli di via, oggi, come nel giorno dello sgombero del bosco, possiamo affermare la nostra vittoria: la costruzione di una comunità eterogenea che non cede alla rassegnazione e alle difficoltà».
Occupazione di via Curtatone, il Comune di Gallarate chiede i danni ai 22 rinviati a giudizio
