di Ivanoe Pellerin
Cari amici vicini e lontani, credo che molti di noi abbiano creduto convintamente che, dopo la caduta del muro e la fine della Guerra Fredda, il mondo potesse godere di un lungo periodo di pace. Molto lungo. Nulla è più facile di credere a quello che il nostro animo anela anche se la storia ci ha spesso dà degli spunti di riflessione tutti orientati nell’opposta direzione, anche se la realtà ci fornisce spesso indicazione totalmente differenti. Allora era tale il desiderio di credere che l’affermazione della nostra cultura e del nostro modello politico fosse cosa fatta che abbiamo davvero creduto che la Pace Mondiale fosse a portata di mano. Non è stato così e non è così da tanto tempo.
Ricordo come qualcuno, di fronte alla politica muscolare di Donald Trump, abbia parlato di “Dottrina Monroe” ricordando il discorso che il presidente James Monroe fece al Congresso il 2 dicembre 1823, con il suo celebre slogan “l’America agli americani”. Questa allocuzione fu preceduta nel tempo da affermazioni simili da parte dei primi presidenti americani come George Washington nel 1796, come Thomas Jefferson nel1801 che mettevano in guardia contro i pericoli di un entanglement (coinvolgimento) negli affari europei. Acqua passata. Già agli inizi del Novecento Theodore Roosevelt con la sua politica del ”Nodoso Bastone” affacciò l’America nel mondo globale di allora. L’applicazione più nota della dottrina fu il sostegno degli Stati Uniti alla secessione di Panama dalla Colombia per garantire la costruzione e il controllo del Canale di Panama, strategicamente vitale per il commercio americano. A parte l’invio di truppe a Cuba per sedare un’insurrezione nel 1906, nel 1916 gli Stati Uniti si fecero coinvolgere nella Grande Guerra. Eravamo solo agli inizi dei numerosi interventi nel mondo.
Il Patto Briand-Kellogg, firmato a Parigi il 27 agosto 1928 sulla scia del pensiero del presidente Wilson che approvava il trattato di Versailles (che emetteva in ginocchio la Germania alla fine della Grande Guerra) fu un importante trattato multilaterale che mirava a mettere al bando la guerra come strumento di politica internazionale, proponendo la risoluzione pacifica delle controversie. Mancando di sanzioni e di meccanismi di applicazione, la dichiarazione era evidentemente inefficace anche se poi fu utilizzata per il processo di Norimberga. La storia non si fa attendere. Dopo l’invasione della Polonia il 1° settembre 1939 da parte delle truppe naziste, l’attacco a sorpresa sferrato dall’aviazione imperiale giapponese la mattina del 7 dicembre 1941 contro la base navale statunitense di Pearl Harbor nelle Hawaii, provocò l’entrata ufficiale degli Stati Uniti nella Seconda Guerra Mondiale.
A parte gli interventi americani, vi è una lunga scia di conflitti piccoli e grandi che si sviluppa nel tempo che conosciamo. La divisione tra India e Pakistan, avvenuta nel 1947 alla fine del dominio britannico, creò due nazioni separate con l’India a maggioranza indù e il Pakistan a maggioranza musulmana e provocò migrazioni di massa, violenze e conflitti, specialmente nel Kashmir, con milioni di sfollati, molte vittime e con una divisione territoriale evidentemente arbitraria. Ricordo la dichiarazione del ministro degli Esteri Arthur James Balfour del 2 novembre 1917 che esprimeva il sostegno ad un focolare nazionale ebraico in Palestina che pose le basi per il coinvolgimento britannico nella regione e poi, dopo la nascita dello Stato di Israele nel 1948, ad una serie di guerre drammatiche culminate con la strage del 7 ottobre e la successiva guerra a Gaza.
Ma a ben vedere, il mondo si è incendiato molte volte e molte volte ha suscitato l’entusiasmo di alcune parti del mondo … che poi hanno dovuto ricredersi. Ricordate le primavere arabe? Molti credevano all’affermazione della democrazia ma sappiamo bene che tale prodotto politico non si inventa e non si esporta. Proprio a seguito della “rivoluzione” in Egitto vi fu la destituzione del presidente Hosni Mubarak favorita dal presidente americano Nobel per la pace Obama l’11 febbraio 2011. Ancora nel 2011 vi fu l’aggressione da parte della Francia e quindi di Sarkozy alla Libia (operazione Harmattan) e al suo dittatore Gheddafi che ha lasciato il paese in una drammatica situazione di instabilità. Ricordate l’operazione approvata dall’ONU chiamata “Iraq Freedom” iniziata il 20 marzo 2003 con l’invasione dell’Iraq da parte di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti d’America sotto la presidenza Bush e terminata il 18 dicembre 2011 col passaggio definitivo di tutti i poteri alle autorità irachene insediate dall’esercito degli Stati Uniti su delega governativa statunitense? Non mi pare abbia portato ad un gran risultato.
L’invasione e l’annessione della Crimea nel 2014 da parte della Russia, iniziata il 20 febbraio 2014 con l’apparizione di “omini verdi” (militari senza insegne), fu una risposta agli eventi di Euromaidan (un movimento di protesta in Ucraina, iniziato nel novembre 2013, contro la decisione del presidente Viktor Janukovič di rifiutare un accordo di associazione con l’Unione Europea, preferendo legami più stretti con la Russia) in Ucraina, culminata nell’occupazione di edifici chiave, l’indizione di un referendum illegale il 16 marzo e la firma del trattato di annessione alla Russia il 18 marzo, consolidando il controllo russo sulla penisola e la sua base navale a Sebastopoli. L’azione è stata considerata illegale dalla comunità internazionale ma ha segnato di fatto l’inizio del conflitto russo-ucraino.
Come scrive l’ottimo Giulio Sapelli “Oggi chi fa la guerra la dispiega sotto i nostri occhi con un realismo brutale…. Il presidente americano non è solo: sotto i panni del clown nasconde l’armatura di una filosofia del combattimento che sfida le ideologie oggi prevalenti…” All’interpretazione del clown si accordano coloro che ricordano le tesi del filosofo Leo Strauss (che influenzò la politica estera americana nei tempi tormentati delle persecuzioni antisemite) e quelle dell’imprenditore filosofo Peter Thiel che ha cercato di analizzare la necessità di un potere forte per frenare le forze distruttive. Thiel è sostenitore di una visione libertaria-conservatrice che critica le ideologie progressiste e questa visione oggi influenza molte figure politiche della destra americana.
La filosofia di Thiel mescola capitalismo, tecnologia e una profonda critica dello Stato e riesce ad influenzare la Silicon Valley. Le sue idee si ispirano all’anarco-capitalismo di Murray Rothbard e David D. Friedman.
Cari amici vicini e lontani, solo comprendendo il ritorno della storia con tutte le sue complessità e l’emersione del principio di realtà, per quanto terribile e drammatico possa apparire con la coorte di limiti e compromessi, possiamo tentare di recuperare le difficili condizioni della pace che difficilmente potrà mai essere perpetua.
