Pucci, Epstein e l’insostenibile leggerezza dell’etere

sanemo pucci eco
Andrea Pucci e Carlo Conti

di Andrea Minchella

Ci vorrebbe Umberto Eco per capire meglio cosa è successo intorno al “caso Pucci”. Con la sua “Bustina di Minerva” (rubrica settimanale che l’intellettuale di Alessandria teneva sull’Espresso) non avrebbe certamente esitato a ricostruire la dinamica, le motivazioni e le conseguenze del polverone che in questi giorni sta tenendo banco insieme alle Olimpiadi, ai milioni di documenti sul fenomeno Epstein e alla guerra senza esclusioni di colpi tra Corona e il mondo intero. Il padre del best seller “Il Nome Della Rosa” non aveva certo paura di analizzare con attenzione e lucidità un tema “popolare” come è quello il cui protagonista è il comico milanese e il suo invito al festival della Canzone Italiana. Eco sapeva molto bene che i fenomeni di massa più popolari e futili erano, e sono, dei veri codici identificativi per meglio decifrare l’evoluzione (o l’involuzione) di una società. Eco, con una moderazione quasi imbarazzante, avrebbe ricostruito passo dopo passo i fatti senza commenti o opinioni che avrebbero potuto inquinare o indebolire un ragionamento. Come un antico demiurgo sarebbe andato all’origine del fatto per incominciare un affascinante e dettagliato viaggio della verità riguardo le tappe principali dell’intera vicenda. Amante delle parole e del significato “mobile” che esse possono avere in base al contesto in cui si usano, ci avrebbe spiegato che il giudizio affrettato (pro o contro) sulla presenza del comico ad un evento come il Festival di Sanremo avrebbe certamente rimpolpato una delle due fazioni che inevitabilmente si sono create attorno al tanto annoso problema.

E così ho cercato di capire da cosa tutto questo è scaturito. La vigilanza Rai, che è composta da persone frutto di un partito o di uno schieramento politico (e qui probabilmente incontro la prima anomalia) ha sollevato dubbi sulla presenza di Pucci come co conduttore di una delle serate del Festival. Questa legittima riflessione si è immediatamente trasformata (quasi non a torto) nella spada della censura più letale e violenta. Nel giro di poche ore i “social” (che sono oggi un gigantesco mezzo di informazione, veloce e capillare) hanno rimandato all’infinito la notizia (falsa) secondo cui Pucci non era il benvenuto al Festival, come se l’evento canoro della Rai fosse casa di qualcuno. Ovviamente la notizia, come ormai succede sempre per qualsiasi informazione circoli sulla rete (dall’imminente guerra tra Usa e Iran fino al colore dei capelli che Belen Rodriguez dovrebbe avere per meglio piacere ai suoi fans), ha fatto in modo che il popolo “dell’etere” si ridividesse nei soliti due ideologici e dormienti schieramenti pronti ad incominciare una nuova guerra a colpi di post, meme, frasi shock e insulti più o meno diretti.

La ciliegina sulla torta, come ormai accade troppo spesso in questi casi, è stato l’interessamento di cotanta rabbia “virtuale” da parte del Presidente del Senato La Russa e (niente popò di meno che) della Presidente del Consiglio Meloni. Ecco che la questione si trasforma in un attimo in un affare di Stato. Pucci sì, Pucci no. Chi decide se Pucci può andare a Sanremo? E chi può opporsi alla decisione legittima di un direttore artistico, Carlo Conti (altra anomalia che riscontro), che deve garantire ascolti alla Rai e rientri giganteschi (altra anomalia) agli sponsor? che non fanno distinzione se tra gli ospiti ci sia un Premio Nobel (lo ricordate Dulbecco?), o un’imprenditrice che basa tutta la sua vita sulla dolce menzogna dell’apparenza? Mentre la guerra ideologica aumentava la sua portata, polarizzando un paese intero sulla questione Pucci a Sanremo, lo stesso comico, inspiegabilmente, si ritirava dalla possibile ospitata.

Problema risolto? Non credo proprio. Ora che lo scontro ha prodotto il primo martire, finalmente la battaglia può diventare una questione di identità sociale, morale e religiosa (la religione c’entra sempre). E così, come in un paese appena uscito dalla guerra, regna sovrano un doloroso e imponente silenzio. Le macerie sono avvolte da una coltre di nebbia fredda e densa. Qualche voce lontana ci fa pensare che l’alleato è in arrivo. Noi siamo tutti stanchi, e il Festival non è nemmeno incominciato. La settimana della Canzone Italiana sarà lunga e intensa. Dobbiamo risparmiare forze ed energia per la maratona che, ancora dopo quasi ottant’anni, incolla al vecchio schermo della televisione milioni e milioni di Italiani. Anche perché prima della serata d’inizio, probabilmente, saremo chiamati a combattere qualche nuova guerra ideologica a colpi di meme o di insulti digitali.

Purtroppo per noi, però, anche la prossima guerra non potrà esserci spiegata da un gigante come è stato Umberto Eco.

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