Femminicidio Samarate, Gerardi: «Mi fermo solo se mi dite che Teresa è morta»

SAMARATE – «Non mi fermo sino a quando non mi dite che mia moglie è morta». E’ quanto ha ripetuto più volte Vincenzo Gerardi, il samaratese di 57 anni a processo per l’omicidio della moglie Teresa Stabile, uccisa a coltellate nel cortile del complesso residenziale dove entrambi vivevano in alloggi differenti, ai carabinieri che il 16 aprile scorso intervennero in via San Giovanni Bosco a Samarate, dove la mattanza di Teresa si era appena consumata.

E’ stato il marito

Ed è quanto oggi, venerdì 20 febbraio, gli stessi militari, chiamati dal pubblico ministero Ciro Caramore che ha coordinato le indagini, hanno testimoniato davanti alla Corte d’Assise presieduta da Giuseppe Fazio. Oggi, infatti, e’ stata ripercorsa quella sera di quasi un anno fa quando, secondo l’accusa, Gerardi, incapace di accettare che la moglie lo aveva lasciato chiedendo la separazione, l’aveva attesa armato di coltello aggredendola mentre la donna, tornata a casa, era ancora in macchina. Con Teresa seduta sull’auto, ancora assicurata dalla cintura e ferita mortalmente, i carabinieri si erano messi in cerca di Gerardi: «C’era una folla vicino alla vittima quando arrivammo, in tanti ci dissero “è stato il marito. E’ scappato”. Quindi iniziammo a cercarlo».

Ditemi che Teresa è morta

Lo avrebbero trovato poco dopo, con il coltello ancora in pugno «lo puntava sia verso se stesso sia verso di noi quando cercavamo di avvicinarci – hanno spiegato i carabinieri – Ripeteva che si sarebbe fermato solo quando gli avessimo detto che la moglie era morta». Una pervicacia nell’inseguire la conferma del decesso di Teresa che stride con quanto sempre sostenuto da Gerardi. L’accusa gli contesta, infatti, anche la premeditazione. Aggravante (da ergastolo) che l’uomo nega: Gerardi, infatti, in sede di interrogatorio, ha dichiarato di aver incontrato la moglie per caso, di aver discusso con lei, e di averla accoltellata a culmine della rabbia con un’arma che, sempre per caso, aveva in tasca. Un delitto d’impeto, quello raccontato dall’imputato, che però sembrerebbe cozzare con quell’affermazione: «Mi fermo solo quando mi dite che mia moglie è morta». Gerardi sarà poi bloccato e disarmato con l’utilizzo di un taser.

Gli atti persecutori

Altro punto introdotto oggi è il pregresso, ciò che è accaduto prima dell’omicidio. Quando, cioè, il marito, secondo l’accusa, perseguitava e terrorizzava la vittima in ogni modo. Qui l’avvocato Vito Di Graziano, codifensore di Gerardi con l’avvocatessa Roberta Bono, è riuscito ad evitare, almeno per il momento, che i messaggi ricavati dai cellulari di Stabile e dell’imputato entrassero nel processo. Gli avvocati di parte civile Manuela Scalia e Cesare Cicorella, che assistono i figli e i genitori di Teresa Stabile, hanno prodotto un verbale relativo a un intervento dei carabinieri a casa Stabile-Gerardi datato 2015. In quell’occasione la vittima «disse di essere stata minacciata dal marito». E ancora, nel corso dell’udienza, sono emersi episodi molto più recenti, come la chiamata ai famigliari datata gennaio 2025, con cui Gerardi annunciava di volersi uccidere – chiamata arrivata dopo che la moglie gli aveva comunicato di volersi separare andandosene di casa – salvo poi spiegare ai carabinieri di non avere alcuna intenzione di togliersi la vita e di aver fatto quella chiamata per creare un clima di paura.

Allarme sottovalutato?

Sul fatto c’è un’anomalia: il comandante della stazione di Samarate, dove Gerardi aveva delle conoscenze, registrò quell’intervento non a gennaio, quando avvenne, ma il 17 aprile, cioè il giorno dopo l’omicidio. I famigliari avevano già sollevato il tema: Teresa, almeno in un’occasione, andò in caserma per segnalare il suo vivere nel terrore del marito. Non presentò denuncia forse perché le sue paure vennero sottovalutate. A Gerardi, il Pm Caramore contesta anche lo stalking, gli atti persecutori – c’è, ad esempio, una denuncia per violenza privata a carico del padre presentata da uno dei figli – avvenuti prima dell’omicidio. Ed è possibile che su questo si concentreranno le testimonianze fissate per la prossima udienza: quelle dei figli e dei genitori di Teresa Stabile.

Femminicidio Samarate, via al processo: 5 parti civili. Gerardi vuole la perizia

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