Olimpiadi, il valore del capitale umano e le emozioni

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Francesca Lollobrigida intervistata mentre tiene il figlioletto in braccio. E c'è chi l'ha criticata

I cori a bordo pista, gli applausi accorati che scorrono il perimetro della pista di pattinaggio, lo scricchiolio della neve, il tempo che scorre veloce sul cronometro e quel “click” che inchioda un nome su o giù dal podio, le Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026 hanno regalato uno spettacolo senza precedenti, ma non è lo sport ad aver connotato questo evento celebrato in tutto il mondo, lo sono state le emozioni. Lacrime, cadute, occhi puntati al cielo, abbracci tra madre e figlio, pentimenti. Come note acute che non stonano, in un’orchestra bilanciata, le emozioni più pure dell’essere umano, sotto i caschi o in equilibrio sui pattini, sono ciò che ha ricoperto questa straordinaria competizione della più pura delle nevi: l’amore.

Pentimento, paura, nostalgia, il ghiaccio e la neve delle olimpiadi di Milano-Cortina sono divenute uno specchio dell’esperienza umana, riuscendo a cogliere esattamente quello che molti scelgono di non vedere: che dietro ogni prestazione c’è un’anima che trema, che sbaglia e che cerca un senso, ma anche che il bello è qui, ora, oggi, non un eterno domani da rincorrere. Le prime lacrime in mondovisione sono state quelle di  Sturla Holm Laegreid, campione norvegese di biathlon che, dopo essersi infilato la medaglia di bronzo al collo, ha chiesto scusa alla fidanzata per averla tradita. “Sei mesi fa ho incontrato l’amore della mia vita ma l’ho tradita. Gliel’ho detto una settimana fa ed è stata la settimana peggiore della mia vita. Vorrei solo poter condividere tutto questo con lei”.

Giusto, sbagliato, intelligente condividere una cosa del genere con il mondo, non sta a noi giudicarlo, ma la sua ammissione tra le lacrime ci ricorda qualcosa di molto preciso: senza una persona speciale accanto, nessuna vittoria ha senso, che ottenere qualcosa di materialmente grande, se hai perso qualcosa di prezioso, non ti rende felice, e che senza condivisione, anche una medaglia olimpica resta un pezzo di metallo freddo, poggiato sul petto.

Se c’è qualcuno che sa condividere con il mondo intero il suo sentire, è Ilia Malinin, l’etereo pattinatore statunitense, che avremmo immaginato di vedere sorridere con la medaglia iridata al collo, quando invece si è ritrovato faccia a faccia con il ghiaccio e con la delusione del padre allenatore. Le sue lacrime sono valse titoli e commenti sulla fragilità, sulla maturità, sulla capacità di saper accettare o meno la sconfitta. Ma la sua anima risuona ad ogni backflip, in ogni sguardo carico di emozione che trapassa il ghiaccio ben più della lama dei pattini. Essere libero di sentire, di sbagliare, di cadere, con la sua esibizione da ottavo posto, Ilia ci ha riportato al significato di essere figli che devono avere la possibilità di “essere” a prescindere dalle aspettative, e la cui meraviglia risiede in quanto riescono a dare al mondo, a prescindere da quanto siano alti i risultati che portano e decisamente slegato dall’immaginario di chi li ha preparati alla vita.

E il significato delle medaglie e di quanto sia stata grande la performance di sua mamma, lo ha reso molto chiaramente Tommaso, figlio della a pattinatrice italiana Francesca Lollobrigida, che ha festeggiato il suo oro nei 3000 metri di velocità tenendolo in braccio. Ammirata e criticata per aver risposto alle domande dei giornalisti mentre il suo bambino “protestava” toccandole la bocca per richiamare la sua attenzione, Lollobrigida ha portato in diretta un essere mamma che non chiede il permesso, che se ne frega del pensiero comune, un ruolo cucito addosso come lei lo vede. Un messaggio di cui abbiamo bisogno, in un mondo dove essere madre, ancora oggi, si porta dietro tutta una serie di limitazioni e rinunce date per scontate. Lei ha dimostrato che l’oro si conquista anche quando hai un piccolo da crescere, che non toglie spazio ai desideri (anche perché ha un padre su cui poter contare), e che non è meno amato se la mamma sfreccia a tutta velocità sui pattini, si allena, compete per il suo posto nel mondo, anzi. Lui fa parte del gioco, di amore per lo sport, per la vita, per la carriera, che è il più importante insegnamento che una madre possa dare: l’amore non soffoca, accompagna, ti lascia rincorrere i sogni. Quando è sostanza ti lascia mettere le ali che desideri.

Infine un sole giallo, nel centro del casco, uno sguardo rivolto al cielo, con l’argento che brilla tra le mani, mentre gli occhi si velano di lacrime. Federico Tomasoni, quando ha conquistato il podio nello ski cross, lo ha fatto indossando un casco con il simbolo scelto per ricordare la fidanzata Matilde Lorenzi, la 19enne sciatrice morta in un incidente in Val Senales nel 2024, e che è anche quello della fondazione dedicata alla giovane atleta, fondata dalla sua famiglia. Federico sfreccia sulla neve, per un soffio di vento non ha conquistato l’oro, ma quando si ferma, sospira, sorride. Bacia la medaglia che ha al collo e guarda il cielo, alla ricerca della sua Matilde, per onorare quell’amore potente che li ha uniti, nella vita e nello sport, e che proprio a Livigno si era iniziato a colorare di ricordi vividi, di gioia, di condivisione, di presenza. Il suo gesto parla di una vita che va vissuta, va celebrata, dando peso a ciò che di speciale abbiamo, perché non sappiamo quanto tempo il destino ci lascerà per poterlo vivere.

L’amore. Questo è il valore che ci hanno lasciato queste olimpiadi, per la vita, per le persone importanti e per lo sport, senza scudi, senza vergogna, senza scuse. Allenare l’anima. Il capitale umano di queste olimpiadi ci ha insegnato questo.

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