Le mele marce e una riflessione

rogoredo mele marce

Gridare allo scandalo? Ma neanche, nonostante il fermo di Carmelo Cinturrino, l’assistente di polizia accusato di aver ucciso in modo proditorio un pusher a Rogoredo, sia un fatto spiazzante, che getta ombre sull’operato di un corpo dello Stato chiamato a garantire ordine e sicurezza pubblica e che, a causa di una mela marcia, rischia di vanificare il consenso dell’opinione pubblica.

Certo, una mela marcia non può mettere in discussione la fiducia verso tutta la polizia, ci mancherebbe. La stragrande maggioranza delle persone le rimane al fianco e non soltanto per i fotogrammi dell’agente preso a martellate a Torino, che sono la testimonianza di un impegno a favore della collettività esposta alla violenza e alle sue conseguenze. Polizia e forze dell’ordine che giustamente chiedono più tutele, al netto di chi, rispetto ai tanti che lavorano con onestà e responsabilità, commette reati da punire senza prevedere impunità. Così come hanno sottolineato in conferenza stampa il procuratore e il questore di Milano: “Siamo amareggiati, ma non faremo sconti a nessuno”.

La terribile vicenda di Rogoredo, la morte di Abderrahim Mansuri per mano (fino a prova contraria) di Cinturrino ci serve come lezione anche per un altro aspetto: prima di precipitarsi a emettere sentenze, prima di strumentalizzare politicamente i fatti, prima di aprire i microfoni alla propaganda dovremmo imparare a valutare. Tutti noi, tutti i politici. Un’abitudine non solo italiana, ma soprattutto italiana. Nel caso in questione stigmatizzata anche sui social, per un volta usati nel modo giusto, non per insultare qualcuno ma per riflettere. Come scrive la bustocca Cristina Brusadelli sulla sua pagina Facebook, dove è molto attiva. La sua breve analisi vale più di qualunque altro nostro commento. Per questo le diamo parola su Malpensa24, a chiosa di un episodio che ha scosso le coscienze e ha scatenato i più disparati commenti. Anche a sproposito.

Ci sono voluti pochissimi secondi perché molti si schierassero senza esitazione dalla parte del poliziotto di Rogoredo, me compresa . “Io sto col poliziotto”, dicevamo in tanti.

Poi emergono i fatti: FORSE il ragazzo ucciso era disarmato, l’agente coinvolto avrebbe chiesto denaro e droga, avrebbe tentato di coprire tutto inscenando una falsa prova e ritardando i soccorsi, sparando perché la vittima si rifiutava di pagare.

Certo una cosa allucinante se cosi fosse. …Forse bisognerebbe essere tutti piu’ prudenti nel prendere posizioni. IO PER PRIMA . Essere più prudenti PERO’ non significa voltare le spalle alle forze dell’ordine. Io resto dalla parte dei poliziotti onesti, di chi svolge il proprio lavoro con integrità e senso dello Stato.

Ma proprio per rispetto verso di loro, è giusto riconoscere che, come in ogni ambiente, può esserci qualche mela marcia. Gli errori o i crimini di un singolo non giustificano la condanna di un’intera categoria.

Serve equilibrio: sostegno convinto a chi opera correttamente, ma anche lucidità e spirito critico davanti ai fatti. Perché la riflessione non è debolezza, è responsabilità.

Omicidio Rogoredo: fermato il poliziotto Cinturrino. Il pusher non aveva un’arma

rogoredo mele marce – MALPENSA24

 

 

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