GALLARATE – «Rimandare la morte o la sofferenza scaricando la guerra sulle spalle dei nostri figli sarebbe irresponsabile: noi questa guerra dobbiamo finirla, non passarla alle generazioni future. Arrendersi significherebbe solo rimandare una guerra che sarebbe forse ancora più crudele». Ha le idee chiare Padre Volodymyr Misterman – guida spirituale degli ucraini di Varese e Gallarate – quando gli si chiede quale sia il senso di continuare a combattere una guerra che si stima abbia macinato oltre 1 milione di perdite tra russi e ucraini. Dichiarazioni, quelle rilasciate alla rivista La Nuova Europa all’alba dei quattro anni dall’inizio del conflitto, che non lasciano spazio a interpretazioni. «Quando penso a Putin e al popolo russo vedo un mondo che si sente orfano e infelice, che cerca di raccontare agli altri che qualcuno gli deve qualcosa – dice -, bisogna sentirsi figli per vivere in pace».
Cadere e rialzarsi
Sono passati quattro anni da quel 24 febbraio 2022, data dell’invasione russa in territorio ucraino. Da allora, «sembra che ogni giorno vada peggio – racconta Padre Volodymyr – ma guardando gli occhi dei credenti, ogni giorno ci avvicina a quello desiderato, anche se non ci sembra». Ma come trovare la forza di andare avanti, se la situazione pare destinata a peggiorare? «Essere così profondamente feriti da questa ingiustizia ci fa male, l’unica cosa che ci sostiene è che difendiamo un valore supremo: la libertà. Si soffre, sì – racconta – ma è quello che ci sostiene e che spiega il segreto di un popolo che sta ancora in piedi. Tante volte cadiamo in ginocchio, ma ci rialziamo, perché vale la pena di vivere liberamente». «La guerra finirà e arriverà la pace giusta e duratura solo quando verrà convertito il cuore dei russi che hanno portato morte e sofferenza a casa nostra.», continua il sacerdote. E ancora: «Gli ucraini combattono anche per l’Europa e per la libertà della Russia stessa. È uno scandalo e una grande vergogna della comunità internazionale che in 4 anni non si sia riusciti di fermare l’aggressore».
I “Proiettili spirituali”
Nel frattempo, la guerra continua, e così la richiesta di aiuti. Proprio per questo, il sacerdote ucraino ha realizzato i “Proiettili spirituali”: candele pensate per essere accese nei momenti di preghiera, che Padre Volodymyr mira a distribuire con l’obiettivo di raccogliere fondi per portare in Italia, in estate, una trentina di ragazzi dal Donbass tra i 17 e i 23 anni. Al compimento dei 25 anni, i giovani rischierebbero infatti di non poter più lasciare il Paese, vendendo invece mandati al fronte a combattere. «Li porterò in un campus come messaggeri della pace per toglierli almeno una settimana dalla guerra, nel frattempo racconteranno ai giovani Italiani che vale la pena spendere la vita per difendere i valori e spiegheranno come si custodisce il cuore nell’epicetro della guerra», spiega il sacerdote.
Quella dei “proiettili” di cera è l’ennesima iniziativa solidale che lega il Varesotto all’Ucraina, basti pensare che, lo scorso anno, Padre Volodymyr fu uno tra i sedici cappellani ad aderire al progetto “Le ambulanze per l’Ucraina”, nato con l’obiettivo di inviare mezzi negli ospedali del Sud e dell’Est del Paese.
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