VARESE – Diciamolo subito: Magrini continuerà a essere presidente della Provincia fino a fine mandato. Ma chi sostiene che questa sera in consiglio non sia successo nulla ed è convinto che da qui in avanti si procederà con il “volemose bene” – se i consiglieri non hanno bluffato – si sbaglia. A Villa Recalcati, dopo un fine settimana di profondi mal di pancia in maggioranza, qualche sberlone (in senso figurato) dentro la maggioranza è volato. In sintesi: “Presidente avvisato mezzo salvato”.
Il primo ceffone l’ha mollato Marco Colombo di Fratelli d’Italia: «Il problema è che il presidente è andato al pranzo dell’Udc o che a quel pranzo c’era Nino Caianiello? Qua qualcuno deve dire come stanno le cose». Ma chi affonda il colpo è il moderato Mattia Premazzi: «Ci sono troppe frizioni e un po’ di cose che non funzionano più. Presidente, serve una verifica di maggioranza e per questo rimetto le mie deleghe nelle sue mani in attesa di capire come si procederà».
«Nino va dove vuole. Anche da Noi Moderati»
E il presidente? Ecco, Marco Magrini, anche in questo caso, ha fatto “il Marco Magrini”: ha attaccato. Il presidente è partito mettendo sul tavolo quanto ha fatto l’amministrazione provinciale (e l’elenco è lungo) e ha difeso le scelte fatte dall’amministrazione. Quando poi ha spostato il discorso sul piano politico, ha spiazzato e attaccato. «Io sono civico e continuo a essere civico», dice. E poi rivolgendosi al Fratello Colombo ha restituito lo sganassone a Premazzi: «Vedi Marco Colombo, Nino Caianiello è un uomo libero che va dove vuole. Infatti, Mattia Premazzi, ti voglio ricordare che Caianiello è venuto anche qui in Provincia a un evento del tuo partito, Noi Moderati e in tanti sono andati lì a salutarlo. A quel pranzo (quello del Volo a Vela ndr) mi hanno invitato degli amici e io ho deciso di passare a salutarli. Il resto sono solo polemiche strumentali».
Non nominare il nome di Nino invano
Incredibile. Nino Caianiello, sia che sia sia che non sia, da quando è riapparso sulla scena politica, è tornato al centro di ogni discorso. Anche in Provincia, durante il consiglio provinciale di questa sera (martedì 24 febbraio), l’ex plenipotenziario di Forza Italia è riuscito a rubare la scena senza essere presente.
Il primo a tirare in ballo il mullah, con nome e cognome, è stato il gallaratese Marco Colombo. Poi ci ha pensato Magrini rivendicando la sua partecipazione al pranzo del Volo a Vela e rinfacciando la presenza dell’ex forzista a un evento di Noi Moderati. Persino Stefano Bellaria, senza però fare nome e cognome, ha ribadito il suo disappunto per la presenza di Magrini al Volo a Vela. E, infine, Mattia Premazzi, senza mai fare nome e cognome di Nino Caianiello, ha puntualizzato che «quella persona era presente in Provincia a un evento sui moderati e non a un’iniziativa del partito Noi Moderati». Insomma, in politica c’è chi evita di nominare il nome di Nino invano (manco fosse il demonio), ma la politica, di nuovo, torna a dividersi sulla figura del mullah. Da non credere, ma è così.
Verifica sì, ma perimetro chiaro
La richiesta di verifica che è stata avanzata da Mattia Premazzi di Noi Moderati, seppur con sfumature differenti, è stata accolta anche da Forza Italia per voce del capogruppo Matteo Marchesi (deleghe non consegnate, ma congelate) e dal Partito Democratico che con il capogruppo Fabio Passera che ha ribadito: «Il sostegno a Marco Magrini non viene meno e il perimetro politico a noi del PD pare molto chiaro». In altre parole, i dem hanno blindato il confine della maggioranza, chiudendo di fatto all’apertura fatta da Premazzi quando ha detto di coinvolgere anche le minoranze.
FdI difende Magrini e attacca la maggioranza
Marco Colombo nel suo intervento di apertura ha subito premesso di voler difendere Magrini, perché la questione non è dove vada il presidente, ma questa maggioranza che a seconda di cosa fa il presidente manifesta mal di pancia. «Il problema è che il presidente è andato al pranzo dell’Udc o che a quel pranzo c’era Nino Caianiello? Chi sostiene politicamente il presidente Magrini è ora che dica come stanno davvero le cose, senza nascondersi dietro al senso di responsabilità. Vedo consiglieri del PD che si arrabbiano se interviene il vicepresidente sul Cuv. E ancora, leggo della segretaria del Partito Democratico che riprende Magrini per la sua partecipazione alla rinascita dell’Udc. Poi ci sono altri che si sono arrabbiati quando il presidente ha sfilato con il gay pride. Ecco, io non mi rivolgo a Marco Magrini. Il presidente è sempre stato coerente nel suo atteggiamento. Forse è la maggioranza che lo sostiene che si deve porre delle domande e dare delle risposte».
Deleghe nelle mani del presidente
Lo strappetto. Mattia Premazzi, in sostanza, ha avvisato il macchinista: «C’è qualche frizione. Bisogna riprendere il filo di questa amministrazione. Si sono verificati fatti che meritano un chiarimento per togliere la maggioranza che lo sostiene dall’imbarazzo. Mi riferisco alla questione del Cuv, ma anche alla rinascita dell’Udc, forza che è non è presente in consiglio, ma alla quale Magrini ha ritenuto di rendere omaggio. Per non parlare del metodo usato sul tema rifiuti, o dell’interlocuzione in modo diretto e personale con tutti i leader politici del territorio. Il filo che unisce tutte queste cose è che si tratta di iniziative non condivise da tutta la maggioranza. Quindi, il presidente avvii una verifica di maggioranza affinché si possano condividere gli obiettivi e delimitare il perimetro della maggioranza. Non vogliamo indebolire il presidente, semmai rafforzare l’amministrazione provinciale per evitare che ogni iniziativa venga ricondotta ad azione personale. Chiedo ai consiglieri di rimettere le deleghe. Io lo faccio per primo, poiché credo che l’azzeramento delle deleghe possa essere il punto per ripartire e riportare al centro gli amministratori che in questo consiglio rappresentiamo».
Maggioranza unita nel chiedere la verifica
Matteo Marchesi di Forza Italia: «Accolgo l’intervento di Premazzi e del suo gruppo. L’accolgo perché pur essendo due gruppi distinti da qualche mese, abbiamo costruito un percorso condiviso, quello della Provincia al centro per intenderci. Quindi mi pare logico verificare i numeri della maggioranza senza voler attaccare il presidente. Una verifica che vogliamo fare insieme ai nostri alleati di maggioranza».
Fabio Passera del Partito Democratico: «Bene per la verifica. Per il PD il perimetro però è chiaro, come è chiaro che questa amministrazione sta lavorando bene. Noi continuiamo a garantire il sostegno a Magrini, ma credo sia giusto guardarci in faccia e chiarire, se ci sono, i problemi per portare a termine il mandato».
