VARESE – Varese Basketball sempre più “fabbrica” di giocatori. All’inizio fu Matteo Librizzi, poi Elisèe Assui, quindi Mauro Villa e Marco Bergamin. Tutti cresciuti nel vivaio biancorosso e arrivati in prima squadra. E in futuro? Ne parliamo con Giovanni Todisco, responsabile tecnico del contenitore giovanile di Pallacanestro Varese e Robur et Fides.
Todisco, come alimentate le squadre del settore giovanile?
Ci sono quattro macro filoni. Le nostre fasce basse, a partire dal minibasket. Poi il reclutamento su base territoriale. E poi lo scounting su base nazionale. E quello internazionale.
Per allargare la base del reclutamento è fondamentale la foresteria
Esatto. Oramai tutti in Italia sanno che abbiamo la foresteria migliore sul territorio. Questo è uno snodo fondamentale per essere sempre più attrattivi. Dobbiamo ringraziare la società e Luis Scola per averci messo a disposizione uno strumento fondamentale per attirare nuovi talenti. Al momento sono 17 i ragazzi ospitati in una location molto bella e moderna.
Come avviene il contatto tra Varese e i ragazzi?
Noi scegliamo sempre di contattare prima le società d’origine, poi parliamo con i ragazzi e le famiglie. Preferiamo essere corretti e avere l’autorizzazione per i colloqui. Noi stessi riceviamo telefonate di allenatori e presidenti che pensano a Varese come posto ideale per far crescere i loro giocatori. Ad un livello più alto c’è la rete degli osservatori. E poi, lo sappiamo, adesso ci sono gli agenti che seguono questi talentini sin da giovanissimi.
Varese ha incominciato relativamente da poco: a che punto è il progetto?
Ci sono realtà come Milano, Trento, Bassano e Tortona che hanno iniziato prima questo tipo di lavoro. A ruota c’è Varese. Ma naturalmente vogliamo crescere. Poi ognuno ha le proprie caratteristiche.
E Varese quale progetto di sviluppo propone?
Potrei parlarne per ore. Cito due esempi che secondo me sono il punto forte di Varese Basketball. Il primo: il lavoro individuale di ogni singolo giocatore. Ciascuno ha la propria tabella atletica e tecnica e segue un percorso di crescita personalizzato. Il secondo: avere due squadre in ciascuna categoria d’Eccellenza (Under 15, Under 17 e Under 19). Qualcuno, anche tra i ragazzi che avevamo avvicinato in passato, ci ha contestato questa scelta pensando a vecchi luoghi comuni, del tipo: avete una squadra A e una squadra B. Oppure. Perché non mettete insieme le formazioni per puntare alle Finali Nazionali o per vincere uno scudettino giovanile? Osservazioni che ci possono stare. Ma il nostro focus è differente. Vogliamo far crescere il giocatore facendogli giocare più minuti possibili e dandogli sempre più responsabilità. Posso aggiungere una cosa?
Prego
E’ assurdo pensare che dei due gruppi Pallacanestro Varese e Robur et Fides ci sia una squadra A e una squadra B. Ci alleniamo insieme e cerchiamo di mischiare i giocatori per dare a ogni formazione un proprio equilibrio e, soprattutto, per garantire più spazio ai ragazzi. Anche a costo di perdere qualche partita in più. Che poi non è detto. Perché la crescita di un talento può trascinare la squadra a raggiungere risultati anche nell’immediato. La nostra è stata una scelta all’apparenza controcorrente. Adesso è invidiata in tutta Italia.
Oggi Varese ha quattro suoi giocatori tesserati con la Serie A
Matteo Librizzi è cresciuto da noi, ha fatto tutta la trafila, si è affermato come giocatore di Serie A e di interessa nazionale ed è diventato il capitano. Un percorso perfetto, da sogno. Poi Elisèe Assui: un ragazzo per certi aspetti unico nel suo mix di fisicità e voglia di emergere. Siamo solo contenti che l’anno prossimo vada in NCAA: per noi è uno spot di come siamo riusciti a tirare fuori il suo talento. Mauro Villa e Marco Bergamin fanno parte a pieno titolo dei 12 a disposizione di coach Kastritis e lavorano forte per crescere come giocatori e come uomini. Sono 4 nostri ragazzi su 6 italiani. Aggiungo che ogni giorno si allenano con il gruppo della Serie A altri nostri talenti.
Varese ha già in casa il Librizzi o l’Assui del futuro?
Nell’immediato no, ma sono molto ottimista. Faccio qualche esempio. A gennaio 2027 Ivan Prato completerà il percorso dei quattro anni di formazione italiana e sarà pronto per la Serie A. Robert Kangur terminerà il cammino tra due anni. E c’è Lautaro Basualdo, che sta facendo un grande lavoro individuale. Se lo riterremo potremo sempre aggiungere qualche altro giovane attraverso il reclutamento. Se Prato, Kangur e Basualdo fossero stati già “italiani” sarebbero già in rampa di lancio.
Kangur e Basualdo: stiamo parlando di due ragazzi di 16 anni
Robert l’avevamo sperimentato in un torneo di Pasqua a Ferrara. Su di lui non ho mai avuto dubbi, sin dal primo momento. Forse come mai nessun altro nella mia lunga carriera. Appena l’ho visto ho capito che aveva la testa e le caratteristiche per diventare un giocatore professionista. Lautaro è un talento unico. Non a caso è già nei pre ranking delle future scelte NBA. Deve ancora lavorare tanto per crescere, per esempio sul tiro, ma le sue potenzialità sono assolute. Entrambi sono ragazzi di 16 anni (Kangur classe 2009, Basualdo del 2010) che, non a caso, abbiamo voluto giocassero solo con la Under 19 e la Serie B.
Il discorso college però incombe sul futuro dei migliori talenti
E’ un aspetto che non possiamo controllare. Dico però che se i ragazzi che crescono da noi poi vengono scelti dai top college americani, per Varese questo è uno spot in termini di credibilità. E rappresenta un credito nei confronti del mondo esterno. Che poi noi dovremo essere bravi a tradurre in nuovi ragazzi da reclutare per alimentare sempre il progetto Varese Basketball.
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