Omicidio Rogoredo, verso l’azzeramento dei vertici del commissariato di Mecenate

MILANO – L’inchiesta sull’omicidio di Abderrahim Mansouri produce i primi effetti concreti: quattro poliziotti del commissariato di Mecenate, indagati per omissione di soccorso e favoreggiamento, sono stati trasferiti a mansioni interne, senza incarichi operativi né servizi su strada. La decisione arriva in attesa degli sviluppi dell’indagine coordinata dal pm Giovanni Tarzia e dal procuratore Marcello Viola.

Terremoto al commissariato di Mecenate

Ma il terremoto potrebbe non fermarsi qui. Secondo quanto riferito dal Corriere della Sera, sarebbe pronto un piano per azzerare la catena di comando del commissariato di via Quintiliano. Un progetto di riorganizzazione condiviso tra il capo della Polizia Vittorio Pisani e il questore di Milano Bruno Megale, con l’obiettivo di rifondare l’assetto gerarchico di un presidio finito al centro di un’indagine che ipotizza irregolarità tollerate o ignorate per anni.

Al centro del fascicolo resta Carmelo Cinturrino, arrestato con l’accusa di omicidio volontario per la morte del 28enne, ucciso nel boschetto di Rogoredo durante un’operazione antidroga. La seconda fase dell’inchiesta punta ora a verificare eventuali coperture o complicità interne: almeno due dei quattro agenti indagati avrebbero ammesso di essere a conoscenza di metodi “borderline”, mai segnalati ai superiori. Tra le ipotesi al vaglio, anche l’omessa denuncia.

Le indagini in corso

Gli investigatori stanno passando al setaccio verbali di arresto, accertamenti patrimoniali e testimonianze raccolte tra Rogoredo e Corvetto, dove circolano racconti di intimidazioni, presunte richieste di denaro o droga e interventi violenti. Dichiarazioni tutte da verificare, tra millanterie e anonimato.

Intanto, dal carcere, Cinturrino ha scritto una lettera di scuse, affidata al suo legale Piero Porciani: “Sono pentito”, ha dichiarato, chiedendo perdono ai colleghi e alla famiglia della vittima. Ma i familiari di Mansouri, assistiti dagli avvocati Debora Piazza e Marco Romagnoli, respingono le scuse e chiedono una confessione completa, parlando di un atto “orribile” e non di un errore.

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