MILANO – Nel corso della sessione plenaria del Parlamento europeo, l’onorevole Mario Mantovani, Vicepresidente della Commissione Affari Giuridici (JURI) e membro del gruppo ECR per Fratelli d’Italia, è intervenuto nel dibattito sulle dichiarazioni del Consiglio e della Commissione in materia di semplificazione delle procedure di rilascio delle autorizzazioni per gli impianti energetici rinnovabili.
Le cause della dipendenza energetica europea
«In Europa occorrono fino a 11 anni per autorizzare un impianto eolico e dai 2 ai 4 anni per i grandi impianti solari a terra. Un percorso che impone almeno cinque procedure distinte — la valutazione d’impatto ambientale della direttiva EIA, la valutazione di incidenza della direttiva Habitat, la verifica della direttiva uccelli, le autorizzazioni urbanistiche e quelle di connessione alla rete — ognuna con i propri enti competenti, i propri termini e i propri ricorsi, tutto in sequenza e senza alcuna certezza di esito. Un investitore che entra in questo labirinto non sa quando ne uscirà — e spesso decide di non entrarci affatto», ha dichiarato Mantovani, sottolineando come questa disfunzione sia una delle cause strutturali della dipendenza energetica europea.
«La direttiva RED III sulle energie rinnovabili avrebbe dovuto accelerare le procedure ma, nei fatti, ha aggiunto un ulteriore livello normativo lasciando intatte le direttive precedenti. Leggi che si aggiungono ad altre leggi senza armonia né coordinamento. La risposta esiste, ed è quella che ha indicato Giorgia Meloni ai leader europei: termini massimi vincolanti e silenzio-assenso automatico. Se lo Stato non risponde entro i termini, il permesso è concesso. La burocrazia non è un dettaglio tecnico: è il prezzo che paghiamo in bolletta ogni mese»
Il modello statunitense
Mantovani ha, infine, richiamato il modello statunitense, dove le imprese sono lasciate libere di agire e «le leggi intervengono solo in caso di disfunzioni, in Europa, invece, creiamo disfunzioni per legge». L’intervento si è chiuso con un appello diretto al Commissario europeo: «la sicurezza energetica del continente si costruisce con gli impianti, non con i permessi. E quegli impianti, oggi, sono fermi in attesa di autorizzazioni che non arrivano».
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