La nuova perizia medica: Chiara Poggi ha lottato contro il suo assassino

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La nuova perizia sposta in avanti l'orario dell'omicidio di Chiara Poggi

GARLASCO – Chiara ha lottato per la sua vita, fino alla fine. Così è scritto nero su bianco nella consulenza dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo, depositata alla Procura di Pavia (anticipata dal Tg1 nelle scorse ore), che analizza la dinamica dell’omicidio di Chiara Poggi. La perizia stabilisce che la vittima ha tentato di difendersi attivamente, riportando lesioni compatibili con una colluttazione prolungata prima del decesso. Sul corpo della ragazza sono stati individuati segni di resistenza quali lividi, ecchimosi e abrasioni localizzate su braccia e gambe. Secondo i rilievi tecnici, l’aggressione si è svolta in fasi distinte tra il piano terra e le scale della villetta di Garlasco. La relazione evidenzia un particolare momento dell’azione in cui l’assassino si sarebbe fermato a osservare il corpo di Chiara Poggi sull’ultimo scalino della scala prima di colpirla nuovamente alla testa, probabilmente con l’ausilio di un martello.

Le indagini proseguono

Gli inquirenti hanno inoltre riesaminato i dati contenuti nel computer di Chiara Poggi e i tabulati telefonici dell’epoca, rilevando attività digitali che suggeriscono uno spostamento dell’orario del delitto rispetto alle ricostruzioni processuali iniziali. Parallelamente, sono stati condotti nuovi rilievi tecnici sull’impronta palmare numero 33 trovata lungo la parete della scala, incrociandola con le mappature antropometriche per verificare la compatibilità della postura dell’aggressore durante le fasi della colluttazione descritte dall’anatomopatologa.

La richiesta di revisione di Stasi

Alberto Stasi sta scontando la condanna definitiva a sedici anni di reclusione nel carcere di Bollate e beneficia attualmente del regime di semilibertà per motivi lavorativi. La sua difesa ha annunciato l’intenzione di presentare un’istanza di revisione del processo, sostenendo che la durata della resistenza opposta dalla vittima e la complessità della dinamica descritta dalla dottoressa Cristina Cattaneo siano incompatibili con la finestra temporale di ventitré minuti che era stata posta alla base della sua condanna. La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Pavia prosegue intanto le verifiche sui dispositivi informatici sequestrati per incrociare i tempi di accesso ai programmi con le nuove evidenze emerse dall’autopsia e stabilire se vi sia stata la presenza di più persone sulla scena del crimine.

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