Omicidio Rogoredo, Cinturrino: “Dispiaciuto per la fine di Mansouri e per la mia”

Nella foto Carmelo Cinturrino, assistente Capo della Polizia di Stato e il pusher Mansouri Abderrahim

MILANO – Si è aperto con una ferma autodifesa il secondo giorno di incidente probatorio al Tribunale di Milano per Carmelo Cinturrino, il poliziotto arrestato con l’accusa di aver ucciso il pusher Abderrahim Mansouri durante un intervento nei pressi del boschetto di Rogoredo lo scorso 26 gennaio. Davanti al giudice Domenico Santoro, l’agente ha respinto ogni addebito, sostenendo di aver sempre operato nel rispetto della legge e della propria funzione.

La difesa

«Sono sempre stato un poliziotto corretto, ho lavorato nell’interesse della giustizia e non ho mai usato violenza né sottratto droga o denaro», ha dichiarato Cinturrino, prendendo le distanze dalle accuse mosse da sei testimoni — tra pusher e tossicodipendenti — che lo indicano come responsabile di aggressioni, minacce e presunti episodi di spaccio. Una versione che, secondo i suoi legali Marco Bianucci e Davide Giugno, risulta «attendibile e riscontrabile», tanto che gli stessi testimoni sono stati denunciati per calunnia.

Enormente dispiaciuto

Nel corso delle dichiarazioni spontanee, il poliziotto ha espresso rammarico per l’accaduto: «Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per la fine che ho fatto io». Cinturrino ha ribadito di aver sparato per paura, spiegando che il gesto della vittima — chinatasi durante un controllo antidroga — gli sarebbe apparso sospetto, innescando la reazione fatale. Restano tuttavia senza chiarimenti le circostanze relative al presunto posizionamento di una pistola finta accanto al corpo di Mansouri.

Mai aggressioni o minacce

L’agente ha inoltre negato categoricamente di aver mai aggredito o minacciato qualcuno. In merito alle testimonianze che lo descrivono mentre utilizzava un martello come arma, la difesa ha precisato che lo strumento veniva impiegato esclusivamente per attività operative, come scavare alla ricerca di stupefacenti o evitare il contatto diretto con materiali potenzialmente infetti.

Cinturrino ha infine dichiarato di non aver mai avuto rapporti diretti con Mansouri, sostenendo di non conoscerlo personalmente e di averlo visto solo in fotografie segnaletiche legate a un’indagine precedente. Una versione che contrasta con quella fornita dai testimoni. Tra questi, un 29enne senza fissa dimora ha raccontato di essere stato schiaffeggiato all’interno del commissariato di via Mecenate, dove si era recato per adempiere all’obbligo di firma, dopo essere stato accusato di fuga nei giorni precedenti. L’uomo ha riferito di aver poi segnalato l’episodio al proprio legale, prima di essere rilasciato con una nuova denuncia per detenzione di sostanze stupefacenti.

Le indagini proseguono, mentre il quadro accusatorio e difensivo resta fortemente contrastato.

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