Il delitto di Garlasco entra in una fase potenzialmente dirompente che potrebbe riscrivere non solo la dinamica della morte di Chiara Poggi, ma l’intera verità giudiziaria che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. Il vertice odierno tra il Procuratore di Pavia e i magistrati milanesi si è reso necessario per gestire una svolta tecnica senza precedenti: i nuovi accertamenti scientifici e informatici sembrano collocare Stasi fuori dalla scena del crimine nell’orario esatto del delitto.
L’alibi digitale e il nuovo orario della morte
La riapertura del caso nasce da una serie di indizi o presunti tali, possibili prove, che sono state rianalizzate alla luce della strenua difesa operata dagli avvocati di Stasi, che si è sempre professato innocente. Da una revisione chirurgica dei tempi del delitto, a quanto emerso resa possibile da una nuova perizia informatica sui dispositivi della vittima e dell’imputato. Attraverso l’analisi dei “log” di sistema e dell’attività dei computer, gli inquirenti avrebbero individuato una finestra temporale in cui Chiara Poggi era certamente ancora in vita, mentre Alberto Stasi stava lavorando alla sua tesi sul proprio computer nella casa dei genitori. Questo incrocio di dati, finora mai analizzato con tale precisione millimetrica, creerebbe un vuoto temporale incompatibile con la possibilità che il giovane si sia spostato, abbia commesso l’omicidio e sia tornato alla propria postazione senza lasciare tracce digitali o temporali.
La pista dei due nuovi indagati
Il vertice a Milano serve soprattutto a coordinare l’attività investigativa su due nuovi nomi iscritti nel registro degli indagati. Si tratterebbe di due uomini, uno dei quali è Andrea Sempio, conoscenti della cerchia allargata della famiglia Poggi, le cui posizioni sono emerse a seguito di nuovi test genetici effettuati su reperti rimasti per anni nei magazzini giudiziari. In particolare, è stata isolata una traccia di Dna maschile su un frammento della bicicletta nera vista fuori dalla villetta quella mattina, una prova che non appartiene a Stasi e che combacerebbe con uno dei nuovi sospettati. La Procura di Pavia ha chiesto la collaborazione di quella milanese per procedere con prelievi coatti di campioni biologici e per incrociare i profili con i dati presenti nelle banche dati delle forze dell’ordine.
Il ruolo della bicicletta e le impronte inedite
Un altro punto cardine del vertice riguarda, appunto, la famosa bicicletta nera. Nuove testimonianze, raccolte dai carabinieri nelle ultime settimane, avrebbero confermato che quel giorno davanti alla casa di via Pascoli non c’era solo un mezzo, ma due. Oltre alla bicicletta già nota, gli investigatori stanno cercando riscontri su una seconda presenza, riconducibile proprio a uno dei due nuovi indagati. A questo si aggiunge la scoperta di un’impronta palmare parziale sulla porta di ingresso della villetta, rilevata con tecnologie a luce infrarossa, che per angolazione e pressione suggerirebbe un ingresso forzato o una fuga precipitosa, elementi che all’epoca furono scambiati per normali segni di passaggio.
Verso la revisione del processo
La portata di queste novità sta spingendo gli inquirenti a valutare seriamente l’ipotesi di una revisione del processo. Il coordinamento tra Pavia e Milano è il segnale che l’indagine non è più solo un atto dovuto, ma una ricerca attiva di una verità che scagioni definitivamente Stasi o che, quantomeno, individui i reali esecutori materiali del delitto. Il vertice di oggi fissa il cronoprogramma per i prossimi accertamenti tecnici irripetibili, che potrebbero essere la chiave per chiudere, dopo diciannove anni, uno dei gialli più intricati d’Italia.
