Il Verbano sale di 1,40 metri. Le Regioni: «Scelta storica». I sindaci: «Danni al turismo»

Verbano acqua innalzamento limite
Accordo sui livelli delle acque del Verbano. Ma i sindaci della riviera piemontese non sono d'accordo

VERBANIA – La gestione delle acque del Verbano segna un punto di svolta radicale, ma non senza polemiche. Dopo oltre un decennio di test, la Conferenza Istituzionale Permanente ha deliberato l’innalzamento del livello massimo di regolazione del Lago Maggiore a 1,40 metri sullo zero idrometrico di Sesto Calende.

Se da un lato l’Autorità di Bacino e le Regioni Piemonte e Lombardia celebrano un accordo strategico per la riserva idrica, dall’altro i sindaci dei Comuni rivieraschi annunciano battaglia, denunciando danni al turismo e al territorio.

Una riserva da 30 milioni di metri cubi

La decisione, coordinata dall’Autorità di Bacino del Fiume Po in sinergia con Lombardia, Piemonte e il Consorzio del Ticino, punta a garantire lo stoccaggio di un quantitativo d’acqua aggiuntivo compreso tra 20 e 30 milioni di metri cubi.

Questa risorsa è considerata vitale per la resilienza del sistema agricolo di valle, in particolare per la risicoltura del Novarese, della Lomellina e del Pavese, e per la tutela ambientale del distretto padano fino al Delta.

Il Segretario Generale dell’Autorità, Alessandro Delpiano, ha definito il provvedimento come un adattamento necessario ai cambiamenti climatici, sottolineando che si è ottenuta una maggiore disponibilità idrica senza dover ricorrere a nuove infrastrutture, pur garantendo la sicurezza idraulica. Sulla stessa linea l’assessore lombardo Massimo Sertori, che ha ricordato come la Regione spinga per questa soluzione dal 2015 per supportare le eccellenze agricole della pianura.

L’opposizione dei sindaci: «Danni a spiagge e turismo»

Gli amministratori locali dei centri affacciati sul lago, in particolare quelli della sponda piemontese (Alessandro Monti, sindaco di Baveno, Giandomenico Albertella, sindaco di Verbania e GianMaria Minazzi sindaco di Cannobio) contestano la trasformazione della sperimentazione in norma definitiva. Dal 2015 a oggi, la soglia massima è salita progressivamente da 100 a 140 centimetri: un aumento che, secondo i sindaci, ha già prodotto effetti tangibili come la riduzione delle spiagge e maggiori difficoltà nella gestione delle sponde durante le piene.

Per i rappresentanti dei territori rivieraschi, 140 centimetri rappresentano una soglia eccessiva rispetto allo storico, capace di compromettere l’attrattività turistica del lago. Oltre al merito tecnico, i primi cittadini contestano duramente il metodo, descritto come un processo condotto esclusivamente a livello tecnico dall’Autorità di Bacino per assecondare le esigenze irrigue della pianura, senza un reale coinvolgimento delle amministrazioni locali.

Attriti politici e monitoraggio ambientale

La frattura è anche politica. I sindaci accusano la Regione Piemonte di non aver difeso con fermezza le istanze del territorio, lasciandolo di fatto escluso dalle sedi decisionali. Di contro, gli assessori piemontesi Matteo Marnati e Paolo Bongioanni si dicono soddisfatti della sintesi raggiunta, definendo lo stoccaggio uno strumento indispensabile per le colture d’eccellenza come il riso, pur assicurando che verrà mantenuto un «attento monitoraggio delle aree destinate alla balneazione» per preservare l’economia locale.

La tensione resta però alta. Mentre il Consorzio del Ticino guarda con favore ai nuovi limiti per contrastare la scarsità di neve in quota e i bassi livelli dei serbatoi idroelettrici, i Comuni del Verbano sono pronti a dare battaglia, promettendo di opporsi alla decisione definitiva attraverso ogni strumento giuridico e politico disponibile.

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