A Buguggiate il Sacro Monte di Capelli in pittografie: la mostra “Attraverso il limite”

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BUGUGGIATE – Le Cappelle del Sacro Monte di Varese viste in una luce diversa grazie alla sensibilità artistica di Walter Capelli – pittografie su metallo contorto, quando la fotografia si fa scultorea – diventano il cuore di “Attraverso il limite, visioni di passione e silenzio”, esposizione che sarà ospitata nella sede di Buguggiate della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate da domani, lunedì 4 maggio, a venerdì 8.

Una mostra che non si limita a presentare immagini, ma invita il pubblico a riscoprire uno dei luoghi simbolo del territorio attraverso uno sguardo nuovo, intenso e contemporaneo. L’inaugurazione ufficiale è in programma mercoledì 7 alle 19 nella filiale di via Cavour 71 a Buguggiate, con rinfresco aperto al pubblico in apertura della festa patronale. L’iniziativa è promossa dalla Pro Loco con il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate e di Ccr Insieme Ets, braccio operativo della banca che si occupa anche della mutua di comunità dei soci dell’istituto di credito.

La luce divento uno strumento creativo

Protagoniste dell’esposizione sono le cappelle della Via Sacra del Sacro Monte di Varese, reinterpretate da Capelli dopo oltre tre anni di lavoro e ricerca. L’artista ha avuto la rara possibilità di entrare all’interno e fotografare una a una le sculture che animano le scene sacre. Un’esperienza intensa, vissuta a stretto contatto con opere cariche di spiritualità, storia e forza narrativa.

«Ho voluto reinterpretare nuovamente sia le scene sia le sculture stesse, soffermandomi sui loro sguardi, sulle espressioni, sui dettagli che spesso sfuggono a una visione veloce», ha spiegato Capelli. «Per farlo ho utilizzato le mie fonti di illuminazione, luci da fotografo pensate appositamente per creare una percezione diversa rispetto a quella che normalmente ha il pellegrino o il visitatore osservando dalle grate». Proprio la luce, elemento centrale del progetto, diventa strumento creativo capace di modellare volti, esaltare gesti e restituire profondità emotiva alle composizioni all’alba o verso sera, quando scolpisce.

Accompagnare il pubblico in una dimensione nuova

Il titolo “Attraverso il limite” richiama proprio questa volontà di andare oltre ciò che appare a un primo sguardo: oltre la distanza fisica imposta dagli spazi, oltre l’abitudine visiva, oltre una fruizione superficiale del patrimonio artistico. L’obiettivo dell’autore è accompagnare il pubblico dentro una dimensione nuova, in cui le cappelle del Sacro Monte rivelano particolari inattesi e una sorprendente contemporaneità.

Le immagini esposte non sono semplici fotografie, ma “pittografie”, termine che identifica una tecnica personale sviluppata dall’artista. «Sono opere uniche», ha spiegato. «Parto da immagini fotografiche che vengono trasformate in stampe artigianali realizzate in camera oscura su lastre di ferro. Successivamente intervengo graffiando, dipingendo e modificando il supporto, fino a ricreare le scene in una forma nuova». Le lastre vengono poi piegate e modellate, assumendo una dimensione quasi scultorea che supera il tradizionale concetto di fotografia.

Accanto a queste saranno presenti anche alcune pittografie su foglia d’oro, realizzate su tavole lignee preparate artigianalmente e rese sensibili attraverso procedimenti di emulsione fotografica. Un incontro tra materiali nobili, manualità e sperimentazione tecnica che dialoga idealmente con la sacralità dei soggetti rappresentati.

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Uno strumento di memoria, identità e promozione culturale

Non mancheranno inoltre vedute più classiche delle architetture esterne del Sacro Monte di Varese, a testimonianza di un lavoro ampio e approfondito dedicato all’intero complesso monumentale. Una selezione significativa di queste opere arriverà ora a Buguggiate, adattata agli spazi espositivi della filiale bancaria. L’iniziativa assume anche un valore simbolico importante: «Portare l’arte dentro una nostra filiale significa trasformare un luogo quotidiano in uno spazio di incontro e di cultura, aperto al territorio. È la dimostrazione concreta di come realtà diverse possano collaborare per creare occasioni di crescita condivisa», così Diego Trogher, vicepresidente della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate.

«L’arte ha la straordinaria capacità di valorizzare i monumenti, la storia e i luoghi simbolo del nostro territorio. Non è soltanto espressione estetica, ma anche uno strumento di memoria, identità e promozione culturale. Fa sentire le persone parte di un patrimonio condiviso. L’arte ha inoltre la straordinaria capacità di cambiare prospettiva: la mostra non si limita a esporre immagini, ma apre uno spazio di riflessione e di riscoperta collettiva, spingendo ciascuno a riconoscere il valore dei beni che appartengono alla storia del territorio. Valorizzare il patrimonio significa anche rafforzare l’identità di una comunità. Significa riconoscersi nelle proprie radici, custodire la memoria dei luoghi simbolo e trasmetterne il significato alle nuove generazioni. La bellezza, quando viene condivisa, diventa un elemento che unisce, crea appartenenza e alimenta orgoglio per il proprio territorio. Questa esposizione è un esempio concreto di come l’unione tra persone, associazioni, artisti e territorio possa generare valore per tutta la comunità e come Bcc noi siamo in prima linea».

Guardare con occhi nuovi il patrimonio storico e spirituale

«Si tratta di una mostra importante già esposta al Santuario di Santa Maria al Monte di Varese – ha dichiarato Marco Martignoni, il presidente della Pro Loco di Buguggiate – «ci teniamo a portare qualcosa di bello per il paese, anche grazie alla collaborazione con la Bcc. È un segno di come si possano creare connessioni tra luoghi, persone e iniziative. Quindi l’invito è semplice: venite a trovarci».

Per Maria Carla Ceriotti, presidente di Ccr Insieme Ets, «la mostra di Walter Capelli rappresenta non solo un evento artistico di grande rilievo, capace di offrire al pubblico opere di forte intensità espressiva e originale ricerca tecnica, ma anche un prezioso invito a guardare con occhi nuovi il patrimonio storico, culturale e spirituale che circonda la nostra comunità. Attraverso il suo lavoro, luoghi conosciuti e spesso osservati con abitudine quotidiana tornano a rivelarsi nella loro profondità, nei dettagli, nei significati e nelle emozioni che custodiscono. Attraverso il linguaggio universale dell’arte, capace di parlare a tutti senza distinzioni di età o provenienza, la sua mostra diventa così un ponte tra passato e presente, tra memoria e contemporaneità, tra cultura e comunità. Un’occasione concreta per riscoprire ciò che abbiamo vicino e comprenderne ancora di più il valore».

Le voci delle sculture

«Di per sé le sculture hanno già una loro forza, ma non potevo accontentarmi di fotografarle con la luce studiata dagli architetti che hanno progettato le Cappelle. Sono volutamente entrato con le mie luci per dare alle sculture un carattere e una veste completamente diversi, ancora più tridimensionali, forti ed espressivi o, perlomeno, con l’espressione che cercavo io». Il risultato finale è stato quello di aver ottenuto dei dettagli, dei dinamismi e delle espressività che hanno portato alla nascita di opere al di là del puramente fotografico, adorne di un filo che connette passato e presente attraverso un dialogo con gli artisti che hanno modellato per primi i soggetti. «Pur sapendo di non conoscere a quale artista fosse direttamente attribuita ogni singola scultura, avevo sempre l’impressione di essere accompagnato dagli artigiani che ci hanno lavorato nella ricerca della luce o nella corretta ripresa dei personaggi, spesso ritrovandomi a pensare a chi o a cosa ciascuno si fosse ispirato».

Aver avuto la possibilità di entrare fisicamente nelle Cappelle e aver potuto vivere la scena dall’interno ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel tessere tale rapporto: «È impressionante, pare di vivere la magia di entrare in un quadro, come un passaggio tra reale e surreale, un’esperienza straordinaria in cui lo spirito sembra tuffarsi in una dimensione in cui si respira serenità e in cui il lavoro si trasforma in pura espressione del mio io». E nel silenzio più totale, Capelli ha sentito le voci delle sculture, il rumore della scena. È stato allora che è riuscito a liberare le statue, a dar loro movimento, a far prendere loro vita.

La totale immersione gli ha permesso di riscoprire figure “insignificanti”, magari anche poco visibili dall’esterno, che hanno in realtà la forza di raccontare non tanto la scena nella quale sono intercalate, quanto l’animo dell’osservatore stesso; sono quei volti che si possono scorgere in mezzo alla folla, che partecipano degli eventi rappresentati come semplici spettatori, che incarnano la varietà dell’esperienza umana. «Ad esempio, durante la Crocifissione, possiamo vedere i carnefici, il pubblico che incita e poi c’è una donna, completamente indifferente, quasi messa lì per caso. Eppure, fotografandola e girandole attorno, ho pensato che forse rappresenta l’uomo comune che, di fronte ai problemi del mondo, spesso rimane inerte».

Nuova vita per le statue del Sacro Monte: le pittografie su metallo di Walter Capelli

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