Teniamo accesi i riflettori sulla clamorosa vicenda politico/amministrativa di Busto Arsizio – il sindaco di Fratelli d’Italia ha defenestrato d’imperio un assessore leghista! – per il semplice fatto che oltrepassa il contesto locale. Cioè, è una questione destinata a ripercuotersi sulle future intese di centrodestra in provincia di Varese dove, tra un anno, andranno al voto le principali città. E il centrodestra ha assoluto bisogno di presentarsi unito per evitare sfracelli elettorali come, le ultime due volte, è già accaduto nel capoluogo.
Ora, la decisione di cambiare in corsa, senza nessun avviso né, tanto meno, un doveroso confronto con gli alleati leghisti, rappresenta un fatto che sovverte i normali rapporti tra i partiti. Più precisamente, li calpesta per accontentare la fame di poltrone dei meloniani locali, con la motivazione di riequilibrare i pesi all’interno dell’esecutivo di Palazzo Gilardoni. Tutto vero, se non fosse che la scure del primo cittadino è calata sulla testa del “povero” assessore al Bilancio senza che né lui né la Lega ne fossero messi al corrente. Insomma, un diktat. Che in altri tempi avrebbe causato sommovimenti immediati.
Invece, soltanto martedì prossimo, quasi una settimana dopo il fatto, i leghisti ne discuteranno tra loro e, finalmente, esprimeranno una posizione ufficiale su quanto accaduto: sinora nessuno dei vertici ha avuto la bontà, né ai piani alti né in quelli più bassi, di spendere una sola parola. Qui però dobbiamo ripeterci: la Lega non è più quella di una volta, e si vede e (non) si sente. Sappiamo che c’è chi, nella sede bustocca di via Culin, si pone come sfasciacarrozze: via la Lega dai posti di comando, in giunta e nelle partecipate, per assicurare al massimo un appoggio esterno a Antonelli. Di più, c’è chi chiede ad Andrea Cassani, che oltre a ricoprire il ruolo di segretario provinciale è anche sindaco di Gallarate, di agire con una ritorsione, licenziando dal suo esecutivo il rappresentante di Fratelli d’Italia. In altri termini, se così fosse, si innescherebbe un effetto domino destinato a minare il futuro delle alleanze in tutto il territorio, per di più alla vigilia del mini test elettorale di fine mese a Somma Lombardo, Luino e in altri comuni minori.
Mossa saggia ritirare gli assessori? Per Stefano Candiani, parlamentare salviniano, sarebbe un errore tremendo: “E’ necessario agire con buon senso”, avverte Candiani offrendo una strategia d’uscita dall’impasse che si è creata. Buon senso che, a questo punto, significa abbozzare, sottolineando l’inopportunità decisionale e l’insolenza politica di Antonelli, ma restando nei ranghi. “Non bisogna dimenticare – continua Candiani – che in ballo ci sono le candidature a sindaco per la Lega nel 2027: rompere oggi significherebbe aprire un contenzioso politico al buio”. Per dirla in un altro modo: prima il partito, poi tutto il resto.
Cosa ne pensano gli sfasciacarrozze in campo con le loro idee bellicose? Il problema è che qualcuno, soprattutto a Busto Arsizio, predilige la logica del “tanto peggio tanto meglio”, in ossequio a obiettivi interni alla sezione quanto sostenuti da rancori e frustrazioni personali. L’ha precisato il nostro Andrea Aliverti: “D’altra parte la sezione è divisa e, se ufficialmente nelle scorse settimane si era espressa per non mollare sui tre assessori, fino a pochi giorni fa proprio chi oggi invoca una reazione ferma “brigava” sotto banco per chiudere una volta per tutte la questione del rimpasto sacrificando l’assessorato di Manuela Maffioli (…) per fare posto all’esponente di Fratelli d’Italia”. Chi vuole capire, capisca.
