Al festival Cortisonici pubblico da tutto esaurito, vince la Turchia con “Feridun”

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VARESE – «Grazie tutti per questo grande premio e per il vostro apprezzamento. Questo è il nostro primo riconoscimento internazionale e significa davvero molto per noi. Abbiamo realizzato questo film a casa mia con una troupe davvero molto piccola e il fatto che abbia viaggiato per centinaia di chilometri e toccato il cuore delle persone mi ricorda ancora una volta la magia del cinema e quanto sia potente».
Così il regista turco Utku Ali Güler si è rivolto ieri, sabato 9 maggio, al pubblico del festival Cortisonici in un Cinema Nuovo da tutto esaurito, dopo la vittoria del suo “Feridun”; ad attribuire il podio al filmato, che racconta come un uomo timoroso del mondo esterno instauri una relazione sentimentale scambiando messaggi attraverso una lavatrice, è stata la giuria degli esercenti Fice Lombardia, presente con Silvia Protti, Gianluca Brivio, Francesco Zucchetti ed Emiliano Treccani.

“Ciò che fa di un cortometraggio un buon cortometraggio”

Queste le motivazioni, lette da Protti: “In una competizione contrassegnata da un alto livello qualitativo ‘Feridun’ ha saputo imporsi alla nostra attenzione per il suo uso maturo della fotografia e del suono, per le funzionali scelte di regia e per una buona performance attoriale. Non solo: il suo autore ha dimostrato soprattutto di essere consapevole delle qualità e dei limiti propri del linguaggio del cortometraggio e ha dunque saputo proporre un’idea tanto originale quanto adeguata per una durata ridotta, sfruttandone le potenzialità espressive e narrative fino in fondo. E questo è ciò che innanzitutto fa di un cortometraggio un buon cortometraggio”. Assente il regista, che non è stato in grado di uscire dal Paese: «Non potete immaginare quanto desiderassi essere lì e festeggiare questo momento speciale con voi. Ma, nonostante tutti i miei sforzi, non sono riuscito a ottenere una risposta dal consolato italiano a Istanbul; in realtà sto ancora aspettando una risposta».
Menzione speciale dei giurati per “Norheimsud” di Ana A. Alpizar (Cuba), “un lavoro formalmente ineccepibile, in cui ogni elemento rivela una profonda consapevolezza autoriale: a emergere soprattutto sono una sceneggiatura rigorosa e matura, arricchita da un uso drammaturgico ed essenziale dei suoi simboli, e un utilizzo fortemente espressivo delle location. Un piccolo film che rivendica il grande schermo, un dramma sociale di intima denuncia senza che questa soffochi mai il gusto per il racconto nelle trappole della retorica”.

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Il sindaco Galimberti: «Festival protagonista»

Il premio del pubblico è andato a “I walked through the wall” di Pablo Larcuen, corto sulla fuga di una donna, moglie e madre, intrappolata in una vita dedicata a un marito e a un figlio oppressivi. Ad annunciarlo Davide Galimberti ed Enzo Laforgia, rispettivamente sindaco e assessore alla Cultura di Varese; mentre il secondo ha espresso il suo apprezzamento per “The one who floats” di Jasmin Gummerus, il primo ha dichiarato che «la cosa che mi è piaciuta di più della serata è stata il pubblico, nell’ambito di un protagonismo del festival che si è espanso nella città con giornate molto intense: questo è il frutto di un’esperienza di ventitré anni». Una partecipazione descritta poco prima dalle parole di Matteo Angaroni, conduttore insieme a Massimo Lazzaroni: «C’era gente seduta sui gradini: la sala non può essere più piena di così».

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La canzone di Johnny Bencomo

Nel corso dell’evento sono stato proiettati altri videomessaggi, come quello dalla California del regista Jonathan Picket per il premio conferito dalla Giuria Detenuti del progetto Sguardi Dentro al suo “Deep in my heart is a song”, sull’offerta ricevuta dal musicista country Johnny Bencomo di esibirsi per una donna in fin di vita: «siamo stati travolti e ricolmi di emozione. Ho chiamato personalmente Bencomo e sia io che lui ci siamo commossi al telefono. È difficile esprimere a parole come ci sentiamo riguardo a questo onore. Il nostro film ha viaggiato per il mondo e ha toccato vite ovunque». L’artista incontrato a Tombstone ha a sua volta ringraziato via videomessaggio con una canzone per aver colto il profondo messaggio del filmato: «Non è stata la prima volta, nella vita reale l’ho già fatto per tre persone diverse. E lo farò di nuovo».
Dalla Casa Circondariale menzione speciale per “Strong as a lion” di Nathan Villanneau (Francia), “per la capacità di raccontare con delicatezza la bellezza dell’amore fraterno, fatto di gesti quotidiani che nella loro semplicità diventano fondamentali: lavare, abbracciare, cucinare. In un contesto segnato dall’assenza dei genitori, il film riesce a dare voce a un racconto attuale e profondamente umano, capace di descrivere quelle paure quotidiane che appartengono a tutti noi, ma che trovano forza e coraggio nel prendersi cura l’uno dell’altro”.

“Identità, dignità e senso dell’esistenza non possono essere programmati”

Il premio della giuria formata dagli studenti del Collegio Cattaneo dell’Università dell’Insubria è andato all’inquietante e distopico “Update” di Luca Violante (Italia), in cui un’omonima IA nel 2039 ha sostituito l’intera forza lavoro umana, “per la sua capacità di trasformare uno scenario di un futuro prossimo in una riflessione profondamente umana sull’identità e sul senso dell’esistenza. In un mondo in cui l’intelligenza artificiale ha reso obsoleto il lavoro umano, un uomo brillante lotta per riconquistare la professione che un tempo amava. Attraverso questa potente premessa, il film esplora cosa significhi essere umani in una realtà che non attribuisce più valore al contributo dell’uomo.
Attuale e stimolante, ‘Update’ affronta temi urgenti del nostro presente – il senso della vita, l’identità, la disoccupazione e la salute mentale – offrendo una visione intensa e memorabile di un possibile futuro. Più che presentare un’idea, il film ci fa percepire le sue conseguenze, rivelando il costo emotivo di un mondo in cui ruoli e significati scompaiono. Ci invita a riflettere sulla nostra crescente dipendenza dall’intelligenza artificiale e sui rischi di riporre in essa un’eccessiva fiducia. Con chiarezza e misura, il film ci ricorda che identità, dignità e senso dell’esistenza non possono essere programmati, ma restano profondamente e irriducibilmente umani”.

Guerra e difesa: la manipolazione dell’informazione

Il regista Andrej Haring e il suo staff sono stati chiamati sul palco per “Dead air”, opera sulla mobilitazione dei soldati, nel 1991, in Austria in seguito allo scoppio della guerra nella vicina Jugoslavia, e sulle pressioni riguardo al suo annuncio alla radio pubblica. Lazzaroni, Angaroni e Tatiana Tascione hanno conferito loro il Premio Ronzinanti dell’associazione Cortisonici “per aver raccontato una vicenda ambientata nel passato riuscendo però a parlare con forza e lucidità al presente, mostrando quanto i temi della censura, della pressione politica e della manipolazione dell’informazione restino drammaticamente attuali soprattutto quando parliamo di guerra e difesa.
Per la capacità di costruire tensione attraverso una messa in scena asciutta, rigorosa ed essenziale, capace di rendere il silenzio e l’attesa elementi narrativi potenti quanto le parole. E infine, per aver incarnato perfettamente lo spirito di Cortisonici, fino al gesto più estremo e coraggioso: affidarsi tutti a un parrucchiere locale durante il festival per comparire belli e irresistibili sul nostro palco”.

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Cortisonici continua con i viaggi nel tempo

«Cortisonici è a tutti gli effetti una comunità trasversale e aperta a un pubblico sempre più ampio – così Lazzaroni, direttore artistico di Cortisonici – che comprende tutte le fasce d’età, dai giovanissimi in su, un evento che unisce per la passione verso il cinema e la voglia di vivere la città in un’atmosfera di festival, fatta di visioni, incontri, aperitivi e momenti più informali dove è possibile chiacchierare con autori che arrivano dall’altra parte del mondo, divertirsi e stare insieme».
«Il più grande ringraziamento va al gruppo di volontari – hanno aggiunto Angaroni e Alessandro Madronche ha visto le migliaia di film per portare le pellicole più belle sul grande schermo, curando nel corso dell’anno i tanti aspetti organizzativi che permettono di accogliere autori e pubblico in un evento dinamico e coinvolgente. Ringraziamo le diverse attività e realtà che quest’anno hanno preso parte attiva permettendo di contagiare la città in modo ancora più diffuso, oltre alle istituzioni che rendono l’iniziativa possibile grazie al supporto economico».
Cortisonici è stato realizzato grazie allo storico partenariato con il Comune di Varese, al sostegno dell’8×1000 della Chiesa Valdese e al contributo della Fondazione Comunitaria del Varesotto: “Grazie a quest’ultima è stato possibile sviluppare il progetto Sguardi Dentro, che ha coinvolto la Casa Circondariale di Varese con la partecipazione attiva della Giuria dei Detenuti, rafforzando il legame tra festival e territorio e ampliando il valore sociale dell’iniziativa. Preziosa la collaborazione con gli studenti e studentesse dell’Istituto Einaudi che hanno affiancato il festival con le loro riprese e interviste, dando un contributo a livello comunicativo”.
Cortisonici proseguirà giovedì 14 con l’evento a Materia Spazio Libero dedicato ai cortometraggi vincitori, quindi nelle mattinate di venerdì 15 e sabato 16 maggio con i due momenti di proiezione di Cortisonici Ragazzi e Cortisonici Academy, mentre la sera darà spazio al Focus “I’ll be back” sui viaggi nel tempo. Il programma completo è su cortisonici.org.

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