Sesto, anche Caruso e Giorgetti all’apertura della collezione segreta di Sangregorio

Sesto calende Sangregorio collezione

SESTO CALENDE – E’ stata inaugurato oggi, 16 maggio, Spazio Luce, il nuovo ambiente espositivo della Fondazione Giancarlo Sangregorio, ricavato dal recupero del vecchio edificio rurale che fu casa e atelier dello scultore, immerso nel verde della collina del Cocquo. In esposizione con la mostra “Incontri” 34 opere, tutte provenienti dalla collezione personale che il noto scultore – scomparso tredici anni fa – ha composto grazie a oltre cento lavori donati da colleghi, amici, compagni di percorso nel corso di cinquant’anni di vita artistica. Da Fontana a Baj, da Rotella a Mondino: una vera perla segreta in un luogo magico ancora troppo poco conosciuto. 

L’inaugurazione 

Alla inaugurazione erano presenti, tra gli altri, il ministro Giancarlo Giorgetti, il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana e l’assessore alla Cultura Francesca Caruso. Che ha detto:  «Abbiamo aperto la nuova area espositiva della Fondazione Giancarlo Sangregorio, dando vita a un luogo che mette insieme la memoria dell’artista, il valore dell’arte contemporanea e il legame con il territorio di Varese.  E forse non poteva esserci nome più adatto di “Spazio Luce”. Perché qui la luce non illumina soltanto le opere. Illumina una storia fatta di arte, relazioni e di un territorio – il nostro – che continua a vedere nella cultura un elemento di crescita». Diverse le personalità intervenute, tra cui la scienziata Amalia Ercoli Finzi in qualità di madrina d’onore, il direttore della Pinacoteca di Brera Angelo Crespi e la direttrice del Maga Emma Zanella. 

Incontri 

La mostra temporanea, dal titolo “Incontri” è curata da Lorella Giudici. Ecco la sua presentazione:

Per conoscere a fondo un artista non basta analizzarne l’opera, occorre esplorare anche il contesto in cui si è mosso, gli incontri, le amicizie, le frequentazioni, insomma, “Dimmi con chi tratti e ti dirò chi sei”, scriveva Alessandro Manzoni in Fermo e Lucia, riprendendo la frase dal Don Chisciotte di Cervantes. Su questo, Giancarlo Sangregorio ci ha dato un vantaggio, ci ha lasciato una raccolta di opere (oltre cento) di artisti del suo tempo, ognuna delle quali è una conferma di stima, il segno di un’amicizia, la testimonianza di un incontro, uno scambio tra colleghi di tutto il mondo.
Una carrellata di opere che racconta i ricordi di una vita, ma anche il mondo dell’arte, in particolare degli anni cinquanta, sessanta e settanta, con la sua pluralità di linguaggi, l’affermazione di nuovi stili e la narrazione di un tempo che per taluni resta interiore e per altri ha invece necessità di guardare al simbolo e al sociale. Sono tutte opere che Giancarlo ha gelosamente custodito tra le mura della sua casa-studio e che hanno accompagnato le sue giornate, i momenti di lettura e di lavoro. Per la prima volta, molte di loro vengono svelate al pubblico, organizzate in una mostra che vuole essere una testimonianza e un racconto di relazioni e di arte, di idee e di dialoghi. Con molti di questi artisti, Sangregorio ha esposto in importanti collettive, che spesso sono state proprio l’occasione del primo incontro (Mimmo Rotella, Concetto Pozzati, Hsiao Chin, Emilio Scanavino, Aldo Mondino, Valentino Vago, Gianni Dova, Martin Schulz Kirchner, Tino Stefanoni, Enzo Esposito, solo per citarne alcuni); con altri i legami sono stati invece più profondi e duraturi, a cominciare da Maria Luisa de Romans, pittrice dalle pennellate energiche ed emotive, nonché prima compagna dell’artista; per continuare con il nucleo di artisti che erano suoi “vicini di casa”: Lucio Fontana, Enrico Baj, Silvio Monti, Kengiro Azuma e Vittore Frattini. Con altri ancora, Sangregorio ha vissuto esperienze creative, in particolare durante le trasferte ad Albissola Marina, dove l’amico Sergio Dangelo (presente in mostra con un’opera emblematica) aveva aperto un centro culturale, o con Pietro Pirelli, con il quale ha dato vita a un indimenticabile concerto di pietre. Oltre a queste, ci sono le opere che sono state scelte per “affetto”, come la bella testa in bronzo di Arturo Martini, intitolata Il vento; la scultura di Cristiano Brandolini (Dinamiche orizzontali, 2007) e la litografia di Massimo Campigli (Donne con la collana, 1951). Una collezione eterogenea, curiosa, inedita, che attraversa almeno cinque decenni del secolo scorso e che ci accompagna nel mondo di Sangregorio attraverso gli occhi e la memoria di tanti amici che lo hanno conosciuto, incontrato, amato.

“Spazio Luce”, uno scrigno d’arte nella casa-atelier di Sangregorio a Sesto

Sesto calende Sangregorio collezione – MALPENSA24
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