Garlasco, nell’attesa della verità

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Non ci libereremo più del caso Garlasco. O forse sì, ma senza arrivare alla verità. Cioè, senza che si possa conoscere chi sia davvero l’assassino della povera Chiara Poggi. La pessima sensazione di restare a bocca asciutta sul delitto che più di altri appassiona gli italiani arriva dal sondaggio di Alessandra Ghisleri mandato in onda mercoledì sera, 20 maggio, nella trasmissione Realpolitik di Rete 4. Il 65 per cento delle persone intervistate è convinto, seppure con diverse motivazioni, che la vicenda rimarrà priva di sbocchi, un caso mediatico senza fine. Il 22 per cento sostiene che la nuova indagine a carico di Andrea Sempio ha portato elementi invece decisivi. Il rimanente “non sa, non risponde”. Commenta Ghisleri: “In effetti ogni dubbio porta un indizio, ogni indizio porta un dubbio”. Ergo, non c’è soluzione.

Probabilmente è proprio questa sorta di enigma nazionale che tiene accesa l’attenzione sull’omicidio, trasformandolo in un racconto collettivo dai contorni noir, prossimi al chiacchiericcio senza riguardo per la memoria di Chiara. Al di là di queste considerazioni è consequenziale il tirare in ballo l’affidabilità del sistema giudiziario. Non sarebbe nemmeno la prima volta che un simile affaire finisca con un nulla di fatto nei tribunali. Soltanto che, per quanto riguarda Garlasco, c’è una persona, Alberto Stasi, in carcere da una decina d’anni e sulla quale oggi aleggia la clamorosa possibilità che sia innocente. Come nulla si può affermare con certezza, “al di là di ogni ragionevole dubbio”, quali siano le eventuali responsabilità di Sempio. Insomma, indizi pari a tanti dubbi, ma fino a prova contraria nessuna verità.

Se così accadesse, quale giudizio meriterebbero investigatori, consulenti, magistrati e giudici che hanno svolto le indagini e emesso sentenze? Per Vittorio Feltri, a fronte della doppia assoluzione di Stasi in primo e secondo grado, e delle successive condanne nell’Appello bis e in Cassazione, “qui giochiamo tra cretini – sono sue parole – perché non è possibile che davanti a una doppia assoluzione si trovino poi errori così enormi da far annullare due processi e decidere per la condanna. O sono cretini i giudici di primo e secondo grado, o sono cretini quelli della Cassazione”. Feltri è tranchant, come sempre. Forse esagera, ma neanche tanto.

Vi ricordate l’omicidio delle piccola Matilda Borin,  appena 22 mesi? Fu uno dei casi più eclatanti della storia giudiziaria italiana.  Quando morì, a causa di un calcio alla schiena, si trovava in casa con la mamma, l’hostess di Busto Arsizio Elena Romani e con il compagno di quest’ultima, Antonio Cangialosi. Confermato che non ci fossero altri. Ebbene, dopo sedici anni di indagini e la bellezza di otto processi non si è arrivati al dunque: chi uccise la bambina? A carico della mamma e dell’uomo presente accanto a lei non sono state trovate prove sufficienti per una condanna. Incredibile? Incredibile ma possibile se nessuno ha prodotto o trovato prove definitive e inconfutabili.  Finirà così anche per Garlasco, al netto della condanna di Stasi, per il quale verrà probabilmente chiesta la revisione del processo? Domande, dubbi, sospetti, suggestioni. Ecco, suggestioni dicono in molti, primi fra tutti gli avvocati sia di Stasi sia di Sempio. E la verità ha invece bisogno di fatti, come sappiamo.

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