GALLARATE – Una comunità «di persone splendide», capace di integrarsi senza rinunciare alle proprie tradizioni e di contribuire ogni giorno alla vita della città. È il ritratto che il vicesindaco Belinda Simeoni ha tracciato della comunità straniera del Bangladesh – la quinta per numero di abitanti a Gallarate -in occasione delle celebrazioni del Capodanno bengalese che si sono svolte oggi, 3o maggio, con la partenza del corteo da piazza Giovanni XXIII.
Tradizioni e integrazione
Presente in rappresentanza dell’amministrazione comunale, Simeoni ha voluto sottolineare il valore di una comunità ormai radicata da anni sul territorio gallaratese. «E’ integrata da tanto tempo a Gallarate, vive con noi e tra di noi. È giusto che anche noi partecipiamo alle loro tradizioni e che possano festeggiarle qui in Italia come se fossero nel loro Paese». Per il vicesindaco, iniziative come quella odierna rappresentano molto più di una semplice festa etnica. Sono occasioni concrete di conoscenza reciproca e di costruzione di legami tra cittadini di origini diverse. «Invito gli italiani a partecipare alle manifestazioni organizzate da queste comunità perché sono davvero belle, esattamente come le nostre». Guarda il video:
Dialogo e conoscenza
Il centrodestra, al governo della città, ha da lungo tempo instaurato un dialogo con la comunità bengalese. Per anni ha fatto da ponte il compianto leader cittadino di Fratelli d’Italia Giuseppe De Bernardi Martignoni (non a caso stamattina ha voluto portare i suoi saluti il fratello Vittorio, attivo politicamente nel medesimo partito), grazie anche a un rapporto consolidato con il presidente dell’Associazione Bangladesh della provincia di Varese, Noor Mohammad. «Lo conosco da anni – dice ora il vicesindaco – una persona squisita che non perde occasione per partecipare alla vita della città e per sollecitare i suoi connazionali a integrarsi». Secondo Simeoni, la comunità bengalese rappresenta uno degli esempi più positivi di integrazione presenti sul territorio. «È una comunità che lavora, che si impegna e che vuole costruire qui il proprio futuro. Certo, possono esserci difficoltà linguistiche o differenze nelle abitudini, ma sarebbe lo stesso per noi se dovessimo trasferirci a vivere in Bangladesh. Per questo dobbiamo essere noi i primi a tendere una mano e a favorire il dialogo».
L’Italia il nostro futuro
Un concetto condiviso anche da Noor Mohammad, che ha ricordato come il Capodanno bengalese sia una festa legata alle antiche tradizioni agricole del Bangladesh, ma oggi rappresenti soprattutto un’occasione di incontro con la società italiana. «Questa festa non è solo per noi bengalesi», ha spiegato. «I nostri figli crescono in Italia, il loro futuro è qui. È importante che i cittadini italiani conoscano la nostra cultura e che ci sia la possibilità di incontrarsi e conoscersi».
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