Omicidio Ravasio, le difese chiedono assoluzione. Pereira: «Verità nascosta»

Nella foto Adilma Pereira Carneiro

BUSTO ARSIZIO – «Bisogna vedere se quelle dichiarazioni costituiscano davvero un mandato omicidiario oppure no». Con queste parole oggi, lunedì 15 giugno, l’avvocato Mattia Fontanesi ha chiesto alla Corte d’Assise di Busto Arsizio l’assoluzione di Adilma Pereira Carneiro, di cui è codifensore con la collega Denise Pedrali, imputata come presunta mandante dell’omicidio di Fabio Ravasio, il 52enne suo compagno, travolto e ucciso il 9 agosto 2024 a Parabiago in quello che inizialmente apparve come un incidente causato da un’auto pirata. I legali hanno contestato la definizione di «Mantide» come l’imputata è stata ribattezzata a livello nazionale.

Chiesta l’assoluzione

Per i legali le chiamate in correità degli altri imputati non sono sovrapponibili e non costituiscono dunque prova, al di là di ogni ragionevole duibbio, del coinvolgimento della 50enne di origine brasiliana nell’omicidio del 52enne. Secondo la Procura, che ha chiesto per lei l’ergastolo, Pereira avrebbe orchestrato il delitto per motivi economici insieme ad altri sette imputati. La difesa ha invece contestato l’impianto accusatorio, sostenendo che le dichiarazioni dei coimputati siano prive dei necessari riscontri e caratterizzate da numerose contraddizioni.

La verità è stata nascosta

Nel corso dell’udienza Pereira ha reso dichiarazioni spontanee. «Voglio che facciate luce su quello che è successo – ha affermato – Non c’era alcun motivo economico. Non avevo bisogno di far fuori Fabio». La donna ha inoltre sostenuto di essere stata vittima di stalking da parte di Massimo Ferretti, suo ex amante, e di aver scoperto che quest’ultimo cercava qualcuno per uccidere Ravasio dopo l’accaduto. «Ho rischiato anch’io – ha dichiarato, denunciando una presunta – manipolazione mediatica» della vicenda. Pereira ha inoltre lamentato la scomparsa di un telefono cellulare e il mancato recupero di elementi che, a suo dire, avrebbero potuto contribuire alla sua difesa. «La verità è stata nascosta. Ho diritto a essere tutelata», ha detto rivolgendosi ai giudici.

Attesa la sentenza

Al termine delle dichiarazioni dell’imputata, il presidente della Corte, Giuseppe Fazio, ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura affinché valuti l’eventuale sussistenza del reato di calunnia in relazione ad alcune accuse formulate dalla donna durante il processo. Conclusi gli interventi delle difese e le dichiarazioni spontanee dell’imputata, la Corte d’Assise si è ritirata in camera di consiglio per la decisione. La sentenza è attesa per oggi.

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