Inchiesta Urbanistica: tutti assolti per il grattacielo torre Milano. Prima sentenza

MILANO – Tutti assolti perché il fatto non costituisce reato. Si chiude con una formula piena il primo verdetto del Tribunale di Milano sul fronte delle inchieste urbanistiche che hanno interessato lo sviluppo edilizio del capoluogo lombardo. Il giudice della settima sezione penale ha scagionato tutti gli otto imputati finiti a processo per la realizzazione di “Torre Milano”, il grattacielo residenziale di 24 piani e 86 metri di altezza situato al civico 22 di via Stresa, nella zona tra Maggiolina e l’asse di via Melchiorre Gioia. Alla lettura del dispositivo un applauso si è alzato in aula da parte di alcuni degli imputati presenti.

Le richieste della Procura

La sentenza demolisce l’impostazione della Procura di Milano, che aveva coordinato le indagini condotte dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza. L’accusa aveva invocato otto condanne e, come misura patrimoniale principale, aveva chiesto la confisca dell’intera torre residenziale. Il verdetto della settima sezione penale ha invece respinto le contestazioni di abuso edilizio e lottizzazione abusiva a carico dei costruttori, dei progettisti e dei funzionari tecnici comunali che avevano istruito le pratiche.

Il nodo del titolo edilizio

Al centro dello scontro giudiziario c’era il fulcro normativo comune a quasi tutti i filoni d’indagine aperti negli ultimi mesi a Palazzo Marino. Il progetto di via Stresa prevedeva la demolizione di un preesistente edificio di soli tre piani, utilizzato in precedenza come uffici e laboratori, per fare spazio al nuovo grattacielo da 24 piani destinato a ospitare circa un centinaio di appartamenti.

Gli operatori privati e gli uffici tecnici del Comune avevano autorizzato l’intervento attraverso una Scia (Segnalazione certificata di inizio attività), qualificando l’opera come una “ristrutturazione edilizia con demolizione e ricostruzione”, beneficiando degli incentivi volumetrici previsti dalle norme comunali e regionali sulla rigenerazione urbana.

Secondo l’ipotesi della Procura, invece, l’edificazione di una torre di tali proporzioni non avrebbe potuto essere considerata una ristrutturazione, bensì una “nuova costruzione”. I magistrati sostenevano che per un intervento di tale impatto sul tessuto cittadino fosse necessario un preventivo piano attuativo per ridisegnare i servizi del quartiere, accompagnato da una convenzione urbanistica e dal rilascio di un vero e proprio Permesso di costruire, oltre a un diverso calcolo degli oneri di urbanizzazione da versare al Comune. Una tesi che il tribunale ha ritenuto non configurabile come illecito penale.

Un precedente per i cantieri milanesi

Quella su Torre Milano è una pronuncia spartiacque, trattandosi della prima sentenza di merito sulle oltre quindici inchieste avviate dalla Procura milanese in materia urbanistica, che vedono indagati a vario titolo decine di dirigenti comunali, architetti, investitori e membri della commissione paesaggio. Il verdetto della settima sezione penale stabilisce un precedente giurisprudenziale di grandissimo rilievo per il settore immobiliare, validando l’interpretazione delle norme applicata negli ultimi anni a Milano per favorire la densificazione e il rinnovo del patrimonio edilizio senza ricorrere a lunghi iter di pianificazione attuativa.

torre milano tutti assolti – MALPENSA24

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