Dal Paraguay a Varese: al Centro Gulliver formazione intensiva per 11 infermieri

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VARESE – Sono stati accolti dal Centro Gulliver di Varese (nella foto sopra) gli 11 infermieri laureati provenienti dal Paraguay atterrati nei giorni scorsi a Malpensa. A dargli il benvenuto c’era Guido Bonoldi, socio onorario del centro e ideatore del Progetto Magellano, che punta a rispondere alla carenza di personale sanitario in Lombardia. Gli infermieri sudamericani seguiranno ora un percorso di formazione presso la Cascina Tagliata prima di prendere servizio nell’area della salute mentale nel Centro Sacro Cuore di Gesù di San Colombano al Lambro del Fatebenefratelli. 

Da sperimentazione a modello

Questa nuova esperienza sul campo nasce proprio dalla convenzione che il Gulliver ha sottoscritto nel 2025 con il Fatebenefratelli, una sinergia che vede l’ente religioso beneficiario del Progetto Magellano Professional. Ideato e promosso dal centro varesino d’intesa con Asst Sette Laghi, Progetto Magellano è nato a Varese nel 2023, proprio per trovare una risposta concreta alla cronica mancanza di infermieri sul territorio. Oggi, a fronte dei risultati positivi e del successo riscontrato in questi anni, il progetto è diventato un punto di riferimento e l’iniziativa si è allargata ad altre province lombarde, con l’Asst Pavia nel 2025, contribuendo in modo sempre più ampio a inserire personale qualificato nel servizio sanitario.

I nuovi arrivi

Dopo un lungo viaggio transoceanico gli 11 professionisti sono pronti per iniziare una nuova esperienza di vita e di lavoro, portando con sé competenze, entusiasmo e il desiderio di una vita migliore, mettendosi da subito a disposizione delle persone più fragili. «È un percorso che incarna perfettamente Sguardo Fuori, lo sguardo che cura, lo sguardo che libera, slogan che abbiamo scelto per la campagna del nostro 40° anniversario – commenta Emilio Curtò, presidente del Centro Gulliver – uno sguardo che sa andare oltre le distanze geografiche e culturali per mettere al centro la persona. Ogni viaggio comincia con un passo: quello di questi undici professionisti è iniziato a oltre diecimila chilometri di distanza e oggi prosegue qui, dove le competenze, l’accoglienza e l’umanità del Centro Gulliver si incontrano quotidianamente, con un obiettivo: prendersi cura delle persone». Aggiunge il coordinatore del progetto Stefano Marazzi: «Il Progetto Magellano coniuga la cultura della cura e dell’accoglienza proprie di Gulliver, con la competenza professionale e relazionale consolidate in 40 anni di vita del Centro, per realizzare un’esperienza di inclusione che si traduce in uno scambio e arricchimento reciproco, a favore di chi arriva nel nostro paese, ma anche di chi accoglie».

Un mese di formazione

Il programma di inserimento gestito dal Centro Gulliver si distingue per un percorso che inizia nel paese d’origine dei professionisti, che per sei mesi frequentano corsi di lingua italiana. Nei mesi di marzo e aprile hanno inoltre seguito un percorso formativo di 8 incontri online, realizzato in collaborazione con la Scuola di specializzazione in Psichiatria dell’Università dell’Insubria diretta da Camilla Callegari, con delle lezioni di approfondimento degli aspetti clinici e organizzativi dell’assistenza psichiatrica svolte da Marta Ielmini, ricercatrice universitaria. L’inserimento lavorativo è quindi preceduto e preparato da un mese di formazione intensiva a Varese, presso il Campus Cascina Tagliata nel verde del Parco del Campo dei Fiori. In questa sede un’équipe di professionisti del Gulliver cura un iter formativo che comprende il perfezionamento della lingua italiana, la conoscenza del sistema sanitario italiano con particolare riferimento all’ambito della psichiatria, gli aspetti istituzionali e giuridici, la normativa relativa ai cittadini stranieri e la responsabilità medica. La formazione teorica è integrata da giornate di affiancamento nelle équipe delle comunità psichiatriche del Gulliver a Cantello.

L’incontro a Varese

Un ringraziamento speciale da parte del Gulliver va alla pedagogista Stefania Curtò, che ha offerto con grande generosità il proprio contributo come volontaria accompagnando a distanza gli infermieri del Paraguay nella fase di preparazione, attraverso una serie di colloqui individuali. Al loro arrivo a Varese i professionisti sudamericani hanno potuto incontrare nella sede di via Albani proprio la dottoressa Curtò. Per ringraziarla del prezioso accompagnamento e della vicinanza dimostrata durante tutto il percorso di preparazione oltreoceano, le hanno donato un ventaglio artigianale realizzato in ñandutí (in lingua guaraní ragnatela), merletto tipico del Paraguay, simbolo delle relazioni intessute con cura e pazienza.

Cinque infermieri dal Perù accolti a Varese. Altri dodici in arrivo entro l’anno

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