Novara, i vannacciani: «Cacciati perché diciamo la verità. Canelli ostaggio di Nastri»

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Gigantino, Ragno e Nieli con il generale Vannacci

NOVARA – Se qualcuno, nelle stanze di Palazzo Cabrino, pensava di aver liquidato la pratica dei “vannacciani” con un comunicato di benservito, ha fatto male i calcoli. La “cacciata” consumata poche ore fa della frangia più dura, pura ed effervescente del centrodestra novarese non promette affatto di risolversi in un addio silenzioso.

Anzi, si trasforma nel primo atto di una guerra di logoramento politico che rischia di far ballare più di una sedia in Consiglio comunale.

Il gruppo consiliare di Futuro Nazionale ha rotto gli indugi e, a stretto giro di posta dal siluramento, ha scaricato una sventagliata di siluri ad altezza uomo sulla Giunta.

La linea ufficiale della maggioranza evocava il “protagonismo” dei consiglieri ribelli? La replica dei vannacciani è un concentrato di fiele e retorica d’assalto: «Ci cacciano perché diciamo la verità: Novara non può essere ostaggio degli equilibri di partito». Insomma, nessun capriccio da prime donne, ma una questione di pura, nuda ed evidente coerenza amministrativa.

Il bersaglio grosso e il convitato di pietra

Il bersaglio grosso del comunicato è il sindaco Alessandro Canelli, ma il vero convitato di pietra di questa clamorosa rottura ha un nome e un cognome pesante: il senatore Gaetano Nastri, il dominus di Fratelli d’Italia all’ombra della Cupola di San Gaudenzio.

Per i dissidenti di Futuro Nazionale, il sindaco non sarebbe altro che l’esecutore materiale di spartizioni e diktat decisi altrove, un arbitro costretto a tutelare le segreterie politiche anziché i cittadini novaresi.

«È sempre apparso evidente il peso politico esercitato dal senatore Nastri nelle scelte che riguardano la città», mettono nero su bianco i fuoriusciti, certificando quella “distanza politica” che in fondo covava sotto le braci da mesi e che oggi diventa una faglia insanabile.

Il faldone dello sport e il caso “Piola”

Ma è sul terreno della gestione pratica  che i vannacciani promettono di far male. Il dossier più scottante è quello dello Sport, definito la punta dell’iceberg di un sistema inefficiente. Tra accessi agli atti e “fuoco amico” tra i banchi del Consiglio, Futuro Nazionale rivendica di aver scoperchiato un vaso di Pandora fatto di «lavori eseguiti male, interventi da rifare e spreco di risorse pubbliche».

La mina atomica è già pronta e riguarda il restyling dello stadio: «Sulla questione del rifacimento del manto erboso dello stadio Silvio Piola gli atti parlano chiaro. Le responsabilità politiche e amministrative emergono in modo inequivocabile. Il sindaco Canelli ne è perfettamente a conoscenza, eppure ha preferito difendere la maggioranza anziché tutelare l’interesse pubblico».

Un affondo diretto, che sposta l’asse dello scontro dalla filosofia politica alle carte bollate.

«Il vero tradimento sarebbe stato tacere»

La reazione della coalizione si scontra così con il piglio bellicoso della nuova opposizione di destra. I vannacciani ci tengono a precisare di non aver alcuna intenzione di «consegnare la città alla sinistra», rivendicando l’appartenenza a quei valori conservatori e patriottici che hanno decretato il successo del centrodestra.

Tuttavia, lanciano un avvertimento che suona come una minaccia per le prossime scadenze: «Appartenere a una coalizione non significa chiudere gli occhi. Chi ci accusa di aver tradito dimentica che gli elettori ci hanno chiesto di controllare. Il vero tradimento sarebbe stato restare in silenzio».

Da oggi a Palazzo Cabrino si apre una fase inedita e decisamente più frizzante. Liberi dai lacci e lacciuoli dei vertici romani o torinesi, i consiglieri di Futuro Nazionale promettono una guerriglia “provvedimento per provvedimento”.

«Non rispondiamo alle segreterie di partito, non rispondiamo ai potentati politici», concludono con un piglio populista che profuma già di campagna elettorale anticipata.

Canelli (e Nastri) sono avvisati: la governabilità, a Novara, d’ora in poi si suderà un voto alla volta.

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