Armageddon nel centrodestra a Novara: la maggioranza caccia i “vannacciani”

Novara vannacciani espulsi maggioranza
Mauro Gigantino, Michele Ragno e Maurizio Nieli

NOVARA – Fuori. Senza se e senza ma. L’epilogo del consiglio comunale più infuocato degli ultimi tempi a Palazzo Cabrino sta tutto in un foglio di carta che ridisegna la geografia politica del centrodestra novarese.

I tre consiglieri del gruppo Alleanza Novarese – Futuro Nazionale (i cosiddetti “vannacciani”) sono stati ufficialmente messi alla porta dalla coalizione. Michele Ragno, Maurizio Nieli e Mauro Gigantino da oggi non fanno più parte della maggioranza che sostiene il sindaco Alessandro Canelli.

Una mattinata ad alta tensione

Una cacciata arrivata al termine di una mattinata ad altissima tensione, tra urla di “vergogna!”, banchi abbandonati, scambi di accuse e aria pesante.

Se l’obiettivo dei tre dissidenti era alzare l’asticella dello scontro, la risposta dei capigruppo di Lega, Forza Italia, Forza Novara e Fratelli d’Italia è stata un siluro definitivo.

Questo è il testo della nota ufficiale con cui la maggioranza ha decretato l’espulsione:

«I Capigruppo di maggioranza in Consiglio Comunale di Novara condannano l’atteggiamento che da tempo caratterizza l’operato e il modo di porsi dei tre consiglieri del gruppo Alleanza Novarese.

Da tempo hanno assunto un atteggiamento ostile e fortemente livoroso nei confronti dell’Amministrazione, sfociato in mozioni di sfiducia, interrogazioni pretestuose e attacchi verbali continui anche sopra le righe, non ultimo quello accaduto stamattina in Consiglio comunale da parte del consigliere Nieli.

Riteniamo si debba uscire dall’ambiguità di chi da una parte dice di appartenere alla maggioranza e dall’altra si comporta da opposizione, senza portare contributi amministrativi se non critiche e polemiche.

Appare sempre più evidente come tali comportamenti rispondano a una logica di protagonismo personale, alimentata da una costante e quasi ossessiva ricerca dello scontro politico verbale con la maggioranza, piuttosto che da un reale interesse for il bene della Città.

Del resto, i tre consiglieri hanno già dimostrato in più occasioni una marcata incoerenza politica: eletti nelle liste di Fratelli d’Italia, hanno successivamente abbandonato quel percorso approdando al gruppo Alleanza Novarese, tradendo di fatto il mandato ricevuto dagli elettori e determinando un progressivo e sempre più evidente allontanamento dalla visione e dall’azione amministrativa della maggioranza.

Per tali ragioni la maggioranza di centrodestra che sostiene il Sindaco Alessandro Canelli ritiene di non dover avere più al suo interno il gruppo di Alleanza Novarese. Da oggi li consideriamo senza se e senza ma fuori dalla maggioranza di governo della nostra Città».

Il film della giornata: dalle polveri del Piola alle urla in aula

Ma come si è arrivati a questo punto di non ritorno? La miccia era già corta, complice il minirimpasto che ha visto Elisabetta Franzoni ereditare lo Sport da un Ivan De Grandis che aveva rimesso le deleghe parlando di «ossessione» nei suoi confronti.

L’aria a Palazzo Cabrino è pesante fin da subito.

Il sindaco Canelli formalizza il cambio di deleghe con un tono asettico. Troppo asettico per Ragno (AN-FN), che chiede e ottiene (con il voto di tutti tranne FdI) un dibattito, definendo le parole del sindaco «una beffa e l’apologia dell’ipocrisia».

La tesi dei vannacciani è netta: l’autonomia dei consiglieri è compressa da «tre o quattro persone nelle segreterie di partito».

La replica del sindaco scatena la prima bagarre. Il consigliere Mauro Gigantino getta benzina sul fuoco tornando alla carica sui rifiuti speciali del vecchio manto del campo sportivo Piola e chiedendo di votare subito la mozione di sfiducia (segreta) contro De Grandis.

Quando il presidente del consiglio Edoardo Brustia (FdI) gli ricorda che l’ordine del giorno prevede gli equilibri di bilancio, scatta la protesta: Gigantino, Nieli e Ragno abbandonano l’aula. Non prima che Nieli urli in faccia al sindaco un sonoro: “Vergognati e dimettiti!”.

Il testacoda e l’affondo della Lega

Il capolavoro va però in scena poco dopo. Clima disteso? Solo in apparenza. Al momento di votare la delibera sugli equilibri di bilancio, i tre rientrano e il capogruppo Ragno compie un testacoda da manuale: annuncia il voto favorevole del gruppo.

«Facciamo parte della maggioranza e ne condividiamo le azioni per il bene di Novara».

Un colpo di teatro, che fa saltare sulla sedia la Lega. Il consigliere del Carroccio Arduino Pasquini prende la parola e affonda il colpo senza sconti: «Come possono stare insieme queste parole di Ragno con l’attacco frontale di Nieli? Come si può dichiarare fedeltà alla giunta pochi minuti dopo aver intimato al sindaco di dimettersi? Chiedo al sindaco di valutare queste parole che hanno un peso».

Il peso, alla fine, lo hanno avuto eccome. Quello del foglio di via che ha messo alla porta i tre ribelli.

Per ora da Ragno, Nieli e Gigantino non si registrano repliche. Ma l’Armageddon del centrodestra novarese è appena iniziato. E la sensazione è che le macerie debbano ancora finire di cadere.

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