Speroni: «Busto provincia? Con Bossi ci ho provato. Il co-capoluogo non è un ripiego»

Francesco Enrico Speroni (Lega)

BUSTO ARSIZIO – «Busto provincia? Non è che non ci abbiamo provato, io e Umberto Bossi. Ma il co-capoluogo non è un ripiego». Francesco Enrico Speroni, già ministro ed europarlamentare della Lega, interviene sul caso del momento e risponde a Walter Picco Bellazzi, con cui per diversi lustri ha ingaggiato “battaglie” e confronti nel dibattito politico cittadino. «La legislatura a Roma dura ancora più di un anno, pertanto si può fare» è fiducioso l’ex ministro nella possibilità di centrare l’obiettivo.

La replica a Picco

«È vero che il territorio non ha mai sostenuto la provincia di Busto Arsizio, comprese alcune amministrazioni a guida leghista – ammette Speroni, in risposta a Picco Bellazzi – la prima proposta fu avanzata da Umberto Bossi nel 1987, poi nonostante il favore delle principali forze politiche cittadine di allora, la DC di Picco Bellazzi e la Lega, il progetto non si concretizzò, mentre altri ce l’hanno fatta, penso a Monza Brianza». Il rimpianto non manca, soprattutto quando negli anni ’90 l’obiettivo sfumò per un soffio, come ricorda l’ex ministro bustocco che fu in prima linea su quell’iniziativa: «Ci voleva l’adesione di 15 comuni, siamo arrivati a 14. Forse per ragioni di invidia». E Busto Arsizio, in quanto città più grande, «anche anticipando lo spirito della nuova proposta», sarebbe stata il capoluogo della provincia “staccata” da Varese».

Fiducia nel risultato

Il precedente negativo non deve però indurre a non riprovarci, secondo Francesco Speroni: «La proposta di Busto co-capoluogo può apparire un ripiego ma penso sia l’unica cosa che si potrebbe ottenere. E Picco Bellazzi sbaglia quando dice che le attuali province con più di un capoluogo siano nate tutte così: l’esempio è la provincia di Forlì-Cesena, che in origine si chiamava solo Forlì. Quindi si può fare». Anche le tempistiche parlamentari, per il già quattro volte eurodeputato, non sono un ostacolo: «La legislatura andrà avanti fino a settembre 2027, c’è qualcosa di più di un anno – sottolinea Speroni – non essendo un provvedimento di enorme importanza si può fare. Anche perché gli altri sindaci coinvolti, di diversi colori politici, sono praticamente tutti d’accordo, se riusciranno a trovare agganci in parlamento il progetto di legge può procedere spedito. Oltretutto giace in Parlamento già una proposta analoga presentata dai 5 Stelle, pertanto ci può essere un’ampia convergenza».

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