Distretto dei Laghi, veleni sul nuovo CdA: il centrodestra blindato, il PD attacca

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Antonio Longo Dorni, eletto per la seconda volta presidente del Distretto dei Laghi

STRESA – Un cambio al vertice arrivato dopo diversi rinvii e  accompagnato da una scia di polemiche e uno scontro politico aperto. L’assemblea dei soci del Distretto turistico dei laghi e delle valli ha eletto il nuovo Consiglio di amministrazione della società consortile (a maggioranza pubblica) che gestisce la promozione turistica del Verbano-Cusio-Ossola e dell’Alto Novarese.
Un passaggio di consegne in cui la politica regionale ha fatto la voce grossa, scatenando l’affondo dell’opposizione e portando il neo-presidente Antonio Longo Dorni a replicare per stemperare le tensioni.

La svolta in assemblea e il ritorno di Longo Dorni

I giochi di forza si sono svelati definitivamente giovedì pomeriggio. Alla Regione Piemonte – che detiene circa il 39,7% delle quote e garantisce circa l’80% dei finanziamenti dell’ente – spettava la designazione del presidente. Da Torino è arrivata la scelta ufficiale: Antonio Longo Dorni, ex sindaco di Ornavasso e manager del settore eventi, già alla guida dell’ATL dal 2005 al 2017.
Per la composizione del CdA a cinque posti, le grandi manovre si erano già concluse con una “cinquina” blindata, scaturita dal voto pesato dei soci di maggioranza – guidati da Giandomenico Albertella (presidente della Provincia del VCO e sindaco di Verbania, 4,90%) e sostenuti dal peso azionario di Arona (12,29%).

I nomi dei nuovi consiglieri

I quattro consiglieri eletti al fianco del presidente sono l’operatore turistico della Formazza Gianluca Barp (88% dei consensi), l’albergatore di Ghiffa Flavio Cattaneo (86%), la giornalista dell’Aronese Pamela Romanello (84%) e la guida turistica Alessandra Cacciatore (84%), dipendente della Navigazione Lago d’Orta.
Restano fuori dal CdA le figure sostenute dai Comuni che chiedevano una linea di continuità con la gestione uscente, tra cui il sindaco di Omegna Daniele Berio e l’assessore di Baveno Emanuele Vitale. La proposta di riconfermare la consigliera uscente Elena Poletti, esperta di beni culturali, è stata bocciata con il 15% dei voti pesati, pur avendo raccolto un consenso ampio nel conteggio diretto delle “teste” presenti.

L’addio di Gaiardelli: bilancio in attivo e 35 progetti

A chiudere l’era precedente è stato il presidente uscente Francesco Gaiardelli, non più rieleggibile dopo due mandati. Pur potendo correre da consigliere, ha preferito fare un passo di lato, raccogliendo attestazioni di stima unanimi per il lavoro svolto a titolo gratuito, senza percepire alcuna indennità.
Gaiardelli ha salutato l’assemblea tracciando un bilancio positivo del suo mandato, caratterizzato da 35 progetti di sviluppo realizzati, tra i 2 e i 3 milioni di visite annue sul portale web e ben 13,2 milioni di visualizzazioni social nel solo 2025. A questi numeri si aggiunge una dote finanziaria di 650 mila euro lasciata sui conti correnti dell’ente, che conta 9 dipendenti, e la conferma della sede a Stresa, scongiurando l’ipotesi di trasferimento a Verbania e incassando il ringraziamento del consigliere stresiano Alberto Fenoglio.

L’attacco del PD: «Accordo di potere e poltrone spartite»

A sollevare il polverone è stato l’asse del Partito Democratico. Emanuele Vitale (capogruppo PD in Provincia) e Riccardo Brezza (segretario provinciale) hanno parlato senza mezzi termini di un’operazione d’imperio calata dall’alto:
«Non c’è stata una reale convergenza del territorio, ma l’imposizione di un accordo di potere siglato lontano dai nostri laghi. È stato applicato un manuale Cencelli tra Lega e Fratelli d’Italia, ratificato con la forza del peso azionario della Regione e del sottosegretario Alberto Preioni. È un’occupazione delle poltrone che penalizza aree chiave come il Verbano, rappresentato da un solo consiglieri su cinque.»
Il PD punta il dito anche sulla nomina dell’organo dei revisori dei conti, dove la Regione ha inserito un proprio tecnico di fiducia cuneese, legato alla linea dell’assessore regionale Paolo Bongioanni, riducendo – secondo l’opposizione – i necessari contrappesi democratici.

La replica del neo-presidente: «La politica ci lasci lavorare»

Non si è fatta attendere la controriposta di Longo Dorni, che prova a rispedire al mittente le accuse di politicizzazione dell’ente:
«Il Distretto non è mai stato e non sarà mai una succursale della politica, di qualsiasi colore. Ricordo a Vitale e Brezza che sono già stato presidente dell’ATL persino sotto le giunte regionali di centrosinistra guidate da Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino.»
Longo Dorni ha difeso la trasversalità delle competenze presenti nel nuovo CdA, che spazia dagli albergatori alle guide turistiche, fino agli operatori della montagna e della comunicazione, garantendo parità di attenzione a tutte le valli e sponde del territorio:
«Tutte le aree sono rappresentate. Ho già invitato Gaiardelli e il vecchio CdA al primo insediamento di lunedì 14 settembre per un corretto passaggio di consegne. Alla politica chiedo semplicemente di lasciarci lavorare e di giudicarci sui risultati.»

Sullo sfondo: il nodo della fusione

Sulla nuova governance pende la partita strategica del futuro assetto del turismo piemontese. Sullo sfondo resta infatti il tema della possibile fusione del Distretto con l’Atl Terre dell’Alto Piemonte: un’operazione fortemente spinta nel recente passato dall’ex assessore Marina Chiarelli, ma che appare decisamente “raffreddata” dal nuovo titolare della delega regionale al Turismo, Paolo Bongioanni. Tra le priorità operative del nuovo corso, confermata da Albertella, ci sarà intanto la selezione e l’assunzione di un destination manager alla direzione dell’ente.

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