Salvini e la Tre Effe: dura o dura minga?

lega salvini tre effe
Luca Zaia, Matteo Salvini, Massimiliano Fedriga, Attilio Fontana

di Massimo Lodi

Davvero Salvini durerà sino al ‘29, come ha garantito alla festa dei giovani leghisti di Milano Marittima? Se fosse per l’ex governatore Zaia e per i governatori della tre effe maiuscola (Fàs da part?) Fedriga, Fontana, Fugatti non durerebbe tre giorni. Dai, siamo di cuore, tre mesi. Insomma: dura minga. A meno che si rassegni al commissariamento de facto (la quarta effe, stavolta minuscola solo nella grafia, valore maiuscolo). Cioè: resti pure leader, ma d’una Lega diversa dall’odierna. Collegialmente guidata e sostanzialmente divisa in due, una dedita al settentrionalismo, l’altra al nazionalismo. Con importante differenza da chiarire: il futuro, se c’è ancora un futuro praticabile, appartiene al settentrionalismo. Il passato, purtroppo rovinoso, appartiene al nazionalismo.

Lo si vuol tenere in vita? Ok, ma sapendo che porterà poco, forse zero. Meloni e Vannacci, quanto a nazionalismo, non temono insidie dal copia-incolla Salvini. Affannato a rilanciare parole d’ordine che non sono il mantra della Lega. Un triste accenno di remuntada dopo essersi segnato l’autogollasso storico (snaturare il movimento bossiano).

Cambierà idea, dando retta a sondaggi che danno lui in costante discesa e il Generale in parallela crescita? Scarse speranze. Matteone non arretra. Potrebbe essere obbligato alla resa solo da un pronunciamento del consiglio federale, ma -se non sbagliamo- gli dovrebbe sollecitare le dimissioni il cinquanta per  cento più  uno degli appartenenti. Oppure la medesima quota dovrebbe dimettersi, così imponendo una revisione dello statuto. Però c’è un però. Il consiglio federale è a maggioranza salviniana, dunque a teorica/marmorea devozione. Sino a quando?

Sino a quando lo stato delle cose non peggiorerà ancora di più. Esempio: prima circolava il timore di finire sotto il 5 per cento, ora aleggia il terrore di sprofondare al di lá del 3. Ovvero l’incubo della scomparsa, peraltro alimentato dalla confusione che, essa sì, regna sovrana-sovranista. Tipo: il segretario e vicepremier assicura che l’autonomia differenziata è affare concluso, l’icona storica e ministro dell’Economia Giorgetti dichiara invece che i tempi saranno lunghi. Forse eterni: il quinquennio di legislatura volge al termine, idem la certezza nell’unico progetto identitario del Carroccio.

E i militanti come la prendono? E i potenziali elettori non ancora in fuga verso altri partiti o verso l’astensione? La prendono male. Malissimo. Vorrebbero pragmatismo, ragionevolezza, spirito delle origini recuperato/rigenerato. Vorrebbero, a maniche nordiste rimboccate, salvare il salvabile. Vorrebbero ciò che vogliono Meloni e Tajani: costruire un fronte unico per respingere il pericolo Vannacci. La strategia scelta da Salvini sembra catastrofica. Inutile ch’egli affermi: i governatori mi stiano al fianco, non dietro. Rivolga il monito a sé stesso, gli raccomanderebbe la base, se avesse l’opportunità di raccomandarglielo. Se no, teme di doversi raccomandare l’anima al dio Po.

salvini lega tre effe – MALPENSA24

 

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