ANGERA – «Il disegno di legge sulla riforma della caccia avrà ripercussioni in provincia di Varese. Pensiamo ai tre principali parchi: Campo dei Fiori, Ticino e Pineta di Appiano Gentile e Tradate. La caccia sarà consentita in tutte queste aree, facendo venire meno il principio per cui i parchi siano custodi della natura e debbano garantire la conservazione di specie animali e vegetali». A lanciare l’allarme è Milo Manica, presidente del Gruppo Insubrico di Ornitologia (Gio) e vicesindaco di Angera, in riferimento al nuovo disegno di legge che aumenta le specie abbattibili, estende le aree in cui è consentita la caccia e allunga i calendari della stagione venatoria in discussione oggi – martedì 30 giugno – alla Camera. «Non solo: in tutte le aree demaniali saranno consentite le doppiette e pertanto passeggiando con la famiglia si potrà correre il rischio di trovarsi di colpo in una battuta di caccia, con evidenti rischi di sicurezza».
Il rischio per le specie
A preoccupare il Gio è anche il possibile effetto del disegno sulla conservazione delle specie. «Moltissime specie sono in declino per vari fattori, a partire dalla perdita di habitat e dall’inquinamento. Generare ulteriore disturbo, anche per specie non caccaibili, può significare metterne a repentaglio la sopravvivenza». Non solo: «Se i pochi luoghi dove alcuni uccelli trovano rifugio o riescono a nidificare sono disturbati da spari continui, dove potranno trovare luoghi sicuri alternativi?». Tra gli esempi delle specie potenzialmente affette da questa situazione c’è il picchio nero. «Si tratta di un animale non cacciabile – spiega Manica -, ma che soffre moltissimo la presenza antropica insistente. Saremo costretti a dire addio a questo animale nei nostri boschi solo per lo svago di qualcuno?».
Profili di incostituzionalità
Preoccupazioni espresse anche dalle maggiori associazioni ambientaliste nazionali, tra cui Enpa, Lac, Lav, Legambiente, Lipu-BirdLife Italia e Wwf Italia. «Chiediamo ai deputati che rappresentano il nostro territorio di mettersi una mano sulla coscienza e di fermare questo ddl che registra profili di incostituzionalità», conclude Manica. «Dopo la calendarizzazione alla Camera dei Deputati in tempi record, invitiamo inoltre i parlamentari a opporsi a un modus operandi che mina le più basilari norme del confronto democratico».
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