NOVARA – Il gesto con il quale Ivan De Grandis ha deciso otto giorni fa di restituire la delega allo sport, ricevendo in cambio la conferma nel ruolo di vicesindaco più una serie di deleghe “varie ed eventuali”, riletto con la consapevolezza che riposa su quanto è accaduto dopo, assomiglia decisamente alla “mossa del cavallo” di Giovanni Bovara nell’omonimo romanzo di Andrea Camilleri.
Nella vicenda ambientata nella Vigata del 1877 la “mossa del cavallo” di Bovara – rappresentata dalla decisione del protagonista di incominciare a parlare e a ragionare in siciliano recuperando il dialetto della sua infanzia – gli consente di ribaltare la realtà a suo favore e salvarsi.
Finora dimissioni a saldo zero
E nella vicenda novarese sembra che le cose siano andate un po’ così. Sotto accusa per la gestione dello sport, De Grandis ha deciso di assecondare chi lo ha messo sotto tiro, e ha “rimesso la delega”.
Ma in pratica non ha perso nulla: vicesindaco era e vicesindaco resta, assessore era e assessore resta. Anche dal punto di vista delle indennità – tema sensibile tra i professionisti della politica – il saldo tra prima e dopo le dimissioni è zero.
Il dividendo politico
E non basta: dopo le dimissioni sono arrivate, quasi come un inatteso dividendo politico, prima la decisione della maggioranza di “cacciare” i tre ribelli di Alleanza Novarese-Futuro Nazionale (che negli ultimi mesi sono stati tra i maggiori “sicari” dell’ex enfant prodige) e poi la maxi intervista del sindaco che ha commentato l’accaduto ed ha sostanzialmente preso le difese del suo vicesindaco, quantomeno per non turbare gli equilibri della coalizione proprio nell’ultimo miglio del mandato.
Se il romanzo finisse qui, toccherebbe constatare che la “mossa del cavallo” del giovane Ivan avrebbe ottenuto al 100% il suo effetto.
Cosa accadrà nel “secondo tempo”?
Ma l’affaire De Grandis in realtà non è finito.
Giovedì infatti riprende la seduta segreta nella quale si sta discutendo la mozione di censura ai danni del vicesindaco, mozione promossa proprio dai tre di An-Fn.
I quali hanno tutt’altro che deposto le armi. Anzi, sembrano intenzionati ad alzare il tiro.
“Dimostremo – hanno scritto nel loro ultimo documento – che l’ex Assessore allo Sport e Vicesindaco ha persino mentito pubblicamente sulla gestione del campo erboso dello stadio Piola. Decidere, ancora una volta, di non scontentare il senatore di FDI, confermando la fiducia al vicesindaco, significa assumersi una responsabilità politica diretta. A questo punto, il problema non è più l’assessore De Grandis: è accettare che il Sindaco resti al suo posto, ostaggio consapevole del questore di Fratelli d’Italia, una vera e propria sindrome di Stoccolma”
Il Pd aggiunge la piscina chiusa
E tutt’altro che rassegnati sembrano essere quelli del Pd, che cannoneggiano De Grandis da anni, e che, cart sdoganate dalla Prcura alla mano, si preparano a dare battaglia. Aggiungendo sul piatto della bilancia anche l’ultimo episodio, quello della inopinata chiusura della piscina esterna del Terdoppio a causa di una oscura gara giovanile di nuoto artistico. “Quando si prendono le decisioni per tornaconto elettorale – attaccano i dem – non si fa il bene della città e si fanno errori clamorosi come questo”.
Qualche scricchiolio nell’area moderata
Un errore che tra l’altro pare abbia fatto alzare qualche sopracciglio più del solito anche nell’area più moderata della maggioranza. Che, stando a voci molto autorevoli, non sarebbe più così irremovibile nelle difesa di De Grandis a qualunque costo.
Se ne riparla a porte chiuse, giovedì pomeriggio a Palazzo Cabrino.
“Pe mia, ora, la sola manera per non fare errori è chidda di parlare e pinsari solamente in siciliano”, avrebbe detto Bovara.
E chissà se la “mossa del cavallo” basterà ancora una volta a garantire un qualche tipo di futuro politico a De Grandis.
