MACCAGNO CON PINO E VEDDASCA – Sarà il Civico Museo Parisi Valle di Maccagno ad ospitare la prima personale in Europa dell’artista statunitense Deborah Kruger. L’inaugurazione è in programma sabato 11 luglio alle 17. “Extinctions” il nome dell’esposizione, che sarà visitabile fino al 26 ottobre 2026. La mostra è a cura di Barbara Pavan, con il patrocinio del Comune di Maccagno con Pino e Veddasca e della Pro loco di Maccagno.
Il dialogo con gli spazi del museo
Il progetto espositivo trova una sede particolarmente coerente nel “museo-ponte” progettato da Maurizio Sacripanti, un’architettura in cui spazio costruito e paesaggio instaurano un dialogo continuo e percettivamente attivo. In questo contesto le opere di Kruger si inseriscono in relazione costante con l’ambiente, il territorio e le comunità che lo abitano, rendendo visibile quella continuità tra natura e cultura che attraversa l’intera ricerca dell’artista. A rafforzare questa dimensione relazionale contribuisce anche il supporto scientifico della Fondazione Bolle di Magadino, istituzione svizzera che ha reso possibile l’inclusione nel progetto di un’opera dedicata al tarabusino, specie aviaria a rischio presente nel territorio del Lago Maggiore. La collaborazione evidenzia come le questioni ecologiche e culturali superino i confini amministrativi, sottolineando la natura interconnessa dei sistemi viventi e delle loro vulnerabilità.
La mostra
La mostra riunisce un significativo nucleo di opere recenti e indaga le forme di perdita irreversibile che caratterizzano il presente, intrecciando riflessione ecologica, memoria culturale e responsabilità individuale e collettiva. Al centro della ricerca di Kruger si collocano due fenomeni apparentemente distinti ma profondamente interconnessi: l’estinzione di numerose specie di uccelli e la progressiva scomparsa di lingue indigene in diverse aree del pianeta. L’artista li interpreta come manifestazioni parallele di una medesima crisi sistemica, capace di compromettere simultaneamente la biodiversità naturale e quella culturale. Il percorso espositivo comprende sculture tessili, arazzi monumentali e opere a parete accomunate dall’impiego di uno degli elementi più riconoscibili della pratica dell’artista: piume di plastica riciclata, successivamente serigrafate con immagini di specie aviarie minacciate e sovrastampate con testi in lingue a rischio di estinzione. Attraverso questa scelta materica Kruger introduce una complessa stratificazione semantica: la plastica, emblema della produzione e del consumo globalizzati nonché tra i principali agenti dell’alterazione ambientale contemporanea, viene trasformata in dispositivo narrativo e critico, capace di rendere visibili le responsabilità umane nei processi di degrado ecologico e di cancellazione culturale.
Materiali e memoria
La formazione dell’artista nel campo del textile design emerge nella qualità tattile delle superfici, nella costruzione delle opere e nell’attenzione alla dimensione processuale del fare. Materialità, accumulazione e stratificazione diventano strumenti attraverso cui Kruger interroga i modelli economici e produttivi contemporanei, mantenendo al contempo un forte legame con la manualità e con la capacità dei materiali di conservare e trasmettere memoria. Alla base della sua pratica artistica vi è una concezione relazionale dell’esistenza, secondo la quale ogni organismo, cultura e linguaggio partecipa a una rete complessa di interdipendenze. In questa prospettiva la frammentazione degli habitat naturali e l’erosione delle culture marginali appaiono come effetti differenti di dinamiche comuni, generate da sistemi economici e sociali fondati sull’estrazione intensiva delle risorse e sulla progressiva omologazione dei comportamenti. Le conseguenze di tali processi ricadono con particolare evidenza sulle realtà più vulnerabili – specie animali minacciate e comunità indigene – che diventano indicatori sensibili delle fragilità dell’intero ecosistema globale. “Extinctions” invita così a riflettere sulle relazioni che legano produzione, consumo, linguaggio e tutela della vita, ponendo al centro le responsabilità individuali e collettive che attraversano il nostro tempo. Per Deborah Kruger l’arte è uno spazio di consapevolezza e trasformazione, capace di rendere visibili le strutture spesso opache dei sistemi contemporanei e di restituire presenza e voce a ciò che rischia di essere definitivamente cancellato.
L’artista
Deborah Kruger si è formata presso il Fashion Institute of Technology di New York, dove lo studio del disegno e della progettazione tessile ha profondamente orientato il suo linguaggio visivo. L’attenzione per la dimensione materica costituisce ancora oggi l’ossatura della sua pratica, che intreccia istanze ambientali, riflessione culturale e sperimentazione formale. Nel corso della sua carriera ha insegnato, tenuto conferenze ed esposto in musei, gallerie e università negli Stati Uniti, in Messico, Europa, Asia e Australia, consolidando una presenza internazionale nell’ambito della fiber art. La sua attività espositiva comprende numerose partecipazioni a rassegne collettive e biennali di rilievo internazionale. Le sue opere sono presenti in importanti collezioni permanenti.
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museo maccagno deborah kruger – MALPENSA24
