«Stop ai data center nel Legnanese in attesa di studi rigorosi sul loro impatto»

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LEGNANORifondazione comunista di Legnano è il primo partito a prendere posizione nel Legnanese in merito alla diffusione sul territorio di data center, grandi centri di elaborazione, archiviazione e distribuzione dei dati digitali (come quello nella foto). Concentrati per lo più al Nord, contano il maggior numero di quelli attivi o in progetto a Milano e provincia, dove sono previsti una trentina di nuovi impianti che si aggiungeranno ai 30 già in funzione. Uno di questi potrebbe sorgere a Cerro Maggiore (oltretutto su terreno vergine), altri a Buscate e a Magenta.

«Si tratta di un fenomeno complesso con svariate implicazioni di natura ambientale, sociale, economica, energetica e politica – argomenta la sezione legnanese di Rifondazione comunista – Siamo in prima linea insieme a tutte le realtà che si stanno mobilitando per non subire passivamente scelte calate dall’alto su forte pressione di interessi miliardari, per lo più stranieri. La blanda legge recentemente approvata in Regione Lombardia risulta del tutto insufficiente per la salvaguardia del territorio e dei cittadini che lo abitano».

RC: «No al solito ricatto liberista»

La Federazione milanese di RC sottolinea inoltre che «l’assenza di una pianificazione sovracomunale mette i singoli comuni di fronte al dilemma di prendere o rinunciare a milioni di euro in oneri di urbanizzazione, soldi preziosissimi in tempi di difficoltà per gli enti territoriali. È la tipica forma di ricatto liberista che relega in secondo piano ogni considerazione sul bilanciamento tra costi e benefici. E i costi si manifestano negli impatti ambientali come l’effetto “isola di calore” causato dal costante raffrescamento dei server: autorevoli studi indicano che la temperatura al suolo può aumentare sensibilmente entro un perimetro di molte centinaia di metri. Ma anche il rumore, l’emissione di gas di scarico dei generatori diesel, lo stoccaggio di migliaia di metri cubi di gasolio, solo per citarne alcuni».

Sotto il profilo dei consumi energetici, i data center richiedono notevoli potenze elettriche, fino a 150 megawatt (MW), equiparabili a 50.000 utenze domestiche. Di conseguenza «Terna dovrà adattare la rete per questi colossi, con costi spalmati sulle bollette e con l’incognita sulla priorità che verrà data in caso di blackout, tema sensibilissimo nelle estati sempre più calde. Siamo di fronte ad un processo epocale di sviluppo post-industriale – riprende Rifondazione comunista Legnano – in cui le reti telematiche e l’intelligenza artificiale sono quello che le pipeline del petrolio sono state per lo sviluppo industriale. Il fatto che gli investimenti (decine di miliardi di euro) siano in gran parte esteri implica un serio problema di controllo e proprietà delle informazioni».

Appello a partiti e amministrazioni del territorio

Posto che «la richiesta che proviene dai numerosi comitati, associazioni e osservatori costituiti sul territorio della provincia, che aggregano le legittime preoccupazioni dei cittadini, è di studiare i data center con un rigoroso approccio scientifico, la Federazione milanese del partito della Rifondazione comunista propone una moratoria dei data center, chiedendo l’immediata sospensione dei provvedimenti autorizzativi secondo il principio di precauzione, previsto dal diritto europeo e ambientale. Sollecitiamo ogni partito politico a condividere questa richiesta – si legge in un appello firmato da Nadia Rosa, segretaria PRC Milano e Stefano Amann della stessa segreteria – Chiediamo la costituzione di una commissione tecnico-scientifica indipendente incaricata di verificare, approfondire e risolvere tutte le criticità dei data center prima di ripristinare – eventualmente – ogni iter autorizzativo, e che ponga le premesse di una seria pianificazione sovracomunale».

Il Circolo PRC di Legnano si unisce all’appello e chiede che anche le amministrazioni locali del Legnanese prendano posizione «a tutela di un territorio già troppo compromesso e della salute dei suoi cittadini».

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